mercoledì 11 aprile 2012

Viva le vecchine con l'ombrello

L'educazione è quella cosa che ci mette al riparo dalla carenza empatica altrui.
Ovvero, cose come "non metterti le dita nel naso" sono regole fatte perché a molte persone da fastidio vedere altri che si mettono le dita nel naso, altri che non hanno la sensibilità necessaria a capire che determinati comportamenti potrebbero dare fastidio al prossimo (o più comunemente, non glie ne frega una cippa). Vale per la musica alta, urlare al telefono, superare le code agli sportelli, prendere a gomitate la gente per passare, etc.
Quando però la carenza empatica incontra l'ignoranza è un bel quarantotto: così si hanno adolescenti sui treni e sugli autobus con la musica a palla che urlano per parlarci sopra, sconosciuti in metro che urlano come se dovessero far arrivare fisicamente attraverso l'aree la propria voce e non tramite un microfono, e gente che rischia il linciaggio perché si presenta alla cassiera dopo aver abilmente scavalcato tredici persone prima di lui.
E questa maleducazione e carenza empatica è sempre più diffusa, e dà dannatamente fastidio.
Se fossimo in un paese diverso, come l'Inghilterra, al primo sgarro avremmo trovato una vecchina che ci prendeva a ombrellate, ma siamo in Italia, la patria del "fatti i fatti tuoi e camperai cent'anni". Paese  natale di campioni che "Sul serio picchiava la moglie ogni sera? E io che credevo fosse la tv!". Fonte inesauribile di frasi come "No, io non ho visto niente, mi faccio i fatti miei io!" e "Io faccio quel che mi pare e fatti i cazzi tuoi!" o "Che rompicoglioni che sei!".
Così viviamo ogni giorno in strade piene di gente sempre più maleducata che non capisce che il proprio comportamento sta infastidendo gli altri, aumentando così l'odio e il gap generazionale, spingendoli a fare cose sempre più fastidiose per il prossimo.
Secondo me non siamo molto lontani a risse tra generazioni invece che tra ultrà di squadre diverse. Già me li vedo i mocciosi e i trentenni a darsi spallate mentre i settantenni fanno lo sgambetto al ventenne.
Comunque se mai dovessi vederne una, io punto tutto sulla vecchina con l'ombrello.

Tanto rumore per un dominio

Questa cosa sta diventando ridicola.
Mediaset si dimentica di rinnovare il dominio internet (una di quelle cose che, normalmente, un'azienda seria metterebbe in automatico tipo l'accredito delle bollette sul conto corrente) e un'azienda omonima se lo compra.
Niente di strano, internet è come quel detto che "chi va a Roma perde poltrona". Tu lasci il dominio libero per più del tempo che ti viene concesso dal rinnovo e quello viene rimesso in vendita. Anzi ci sono servizi che si premurano di avvisarti che "Hei! Un dominio .com con il tuo nome ora è libero! Compralo subito!".
Giustamente il ricordo al World Intellectual Property Organization è stato respinto: il dominio è stato acquistato legalmente.
Dopo una sentenza del genere la Mediaset dovrebbe incassare a corrompere a suon di soldoni la piccola azienda per farsi ridare il dominio, e invece no! Se i tribunali internazionali non aiutano che problema c'è? Ci rivolgiamo a casa nostra. Ed è così che il tribunale di Roma a "sorpresa" intima all'azienda di restituire il dominio alla nostrana.

Ma ci siete o ci fate?

Signori, se uno smette di pagare il mutuo di casa sua, la banca se la riprende e la mette all'asta. Se l'ex proprietario tornasse poi dicendo "Aspettate! Ora li ho i soldi!" sfrattereste davvero la famiglia che l'ha legalmente acquistata per ridarla a lui?

Ma poi anche se l'avessero comprato apposta per sfruttare le visite al sito televisivo cosa centra? Il dominio era libero. LI-BE-RO e nel mondo di internet è così che funziona. Proprio, come la corsa all'oro ai tempi del west, dove il primo che piantava il paletto era proprietario del terreno.

Certo che, quando vogliamo, siamo proprio dei provincialotti ignoranti.
Ora voglio vederli a districare la matassa sui diritti del nome Mediaset.

Comunque non so a voi, ma a me il contenuto di www.mediaset.com pare notevolmente migliorato.

Le parole sono sempre bombe nucleari

E insomma, ma chi se l'aspettava di leggere di Günter Grass ancora dopo Pasqua?
Che il poeta l'abbia o meno fatta fuori dal vaso alla fine questo articolo la dice giusta: Israele non è disposto a sottostare a nessun tipo di controllo internazionale e se qualcuno li critica è subito antisemitismo.
Che secondo me era l'esatto intento dello scrittore: scatenare un dibattito.
L'Occidente deve decidersi che politica seguire, ovvero quella del "o tutti o nessuno" o "tu sei amico mio e quindi ti tratto un po' meglio degli altri" oppure "tu mi tieni per le palle e quindi io non ti dò fastidio".
Questo senza mai dimenticarsi che se da un lato c'è uno stato arrogante dall'altro ce ne è uno che non ha mai fatto mistero delle sue mire genocide. Una seconda Shoah non la vuole nessuno, ma nemmeno un conflitto nuclerare. Quindi io tornerei alla vecchia politica del disarmo, ma globale. Togliamo la bomba a Israele e non facciamola costruire all'Iran sì, ma poi la togliamo agli USA, Russia, Corea, Inghilterra, Francia, etc.
Se non ce l'hanno tutti non ce l'avrà nessuno.
Così sì salva la popolazione mondiale, non costruendo ordigni apocalittici a gogò.

venerdì 6 aprile 2012

Su Gunter Grass

Credo se ne stia facendo un caso più grosso di quello che è.
Veramente.

Sappiamo tutti che il conflitto israelopalestinese non può essere ricondotto a: gli ebrei sono i cattivi/i palestinesi sono i cattivi. Da un lato abbiamo l'Iran e la Palestina, due paesi la cui politica si basa sul fondamentalismo islamico, il cui scopo dichiarato è spazzare dalla terra lo stato di Israele. Dall'altro abbiamo Israele, arroccato da decenni nella propria posizione di difesa nel nome della quale si permette atti di violenta colonizzazione e attacchi "preventivi".
Chi ha ragione?

E' un serpente che si morde la coda: nessuno dei due cederà il passo perché la Palestina continuerà a puntare il dito contro Israele per i territori occupati, l'embargo e gli attacchi preventivi, Israele continuerà a puntare il dito contro gli attentati terroristici e le continue dichiarazioni di guerra.
In mezzo a tutto questo, una comunità internazionale oppressa dal senso di colpa della Shoah e dalle immagini dei palestinesi sfrattati e feriti.

Ho letto la poesia di Grass.
Certo sapere che ha militato volontariamente nelle SS non ha aiutato i pregiudizi, ma certo a non tenere conto della mentalità dell'epoca si fa un errore. Un adolescente cresciuto a pane e nazismo è difficile che non venga su idolatra dello stato e sì, credo di dover dare ragione a Malvino quando dice che una vena di antisemitismo potrebbe tranquillamente essere rimasta (lo chiamano indottrinamento mica per niente). Però io tutto questo scalpore non lo avrei fatto, anche perché del solito antisemitismo fanatico e bigotto non ce n'è traccia. Non è una crociata contro Israele secondo me, ma più una provocazione a ragionare in termini più ampi.

Sono d'accordo che è ipocrita non permettere all'Iran di avere la bomba atomica quando tutti quelli che glie lo stanno impedendo l'hanno già: sono circondati da nemici è normale che la vogliano (come dicevano appunto, nessuno rompe le scatole alla Corea del Nord, proprio perché ha la bomba atomica). Dall'altro non ho idea degli accordi internazionali tra Israele e le Nazioni Unite riguardo al proprio arsenale militare, ma sono d'accordo che come nazione non dovrebbe essere trattata con un riguardo che altri non hanno.

Che poi la situazione politica in medioriente sia così mal messa, è anche parecchio colpa nostra. Noi giochiamo da decenni con i regimi, sostentendo o sconfessando questo e quell'altro dittatore a seconda delle esigenze, tutto per il petrolio.
La situazione si normalizzerà solo quando passeremo finalmente alle risorse rinnovabili e ai sostituti vegetali per combustibili e prodotti plastici. In quel momento, ci scommetto quello che volete, le tensioni cesseranno. Perché gli USA, la Russia, la Cina e il resto dell'Occidente non avranno più interesse in quei posti che finalmente saranno liberi di autodeterminarsi (ma soprattutto non avranno più la scusa dell'Occidente oppressivo - che noi tanto gentilmente continuiamo a fornirgli - per reclutare costantemente combattenti fondamentalisti).

E la poesia di Grass... beh, ha ragione la Merkel, c'è il diritto di espressione artistica, così come c'è il diritto di replica e un dibattito serio e genuino a riguardo sarebbe ora di farlo. Così come credo che prendersela così tanto ogni volta che viene fatto un appunto a Israele sia un tantino esagerato. Che poi, com'è che si fa uno scandalo della poesia di un vecchio letterato ma ci siamo quasi disinteressati di un ragazzo ebreo torturato per giorni nella cantina di un palazzo popolare in Francia?

In ogni caso sottovalutare il fanatismo di una religione votata al proprio sacrificio pur di ottenere i propri scopi non è salutare, così come non è da sottovalutare che tutti quelli che spingono gli altri al sacrificio se ne stanno al sicuro nei propri bunker.
Insomma, io continuerei ad avere fede nell'evoluzione umana, abbiamo già dimostrato di saper imparare dai nostri errori, ora dobbiamo solo imparare a non farci guidare da dei cazzoni avariati (e questo vale per noi, gli israeliani, i palestinesi e gli iraniani).

giovedì 5 aprile 2012

In un mondo di noia

Il mondo mi annoia.
Sarà anche il periodo psico-sentimantale in cui sono ultimamente, ma mi guardo intorno e mi annoio.
Mi annoiano le manifestazioni NoTav, mi annoiano al punto che quando danno dei fascisti ai partigiani non riesco nemmeno ad incazzarmici come si deve.
Mi annoia la lista di discussione di FaS. Non è colpa loro è che veramente, sono sempre le stesse cose e non ho voglia.
Mi annoiano i dibattiti su "Ma Obama si è o no complimentato con Monti?"
Mi annoia la Lega. Davvero. Si è sempre saputo chi era e che erano ladri quanto quegli altri. Benvenuti nella realtà cari.
Mi annoia la disputa sull'articolo 18. Ce lo metteranno nel culo lo stesso e nessuno alzerà un dito.
Mi annoiano le sparate del Giornale e di Libero. 
Mi annoia la Chiesa. Immobile da 2000 anni, con un Papa che sembra uscito dal medioevo. Mai una decisione controcorrente, mai una sorpresa. Che noia.
Mi annoia la crisi. C'è, lo sappiamo tutti e no, non è colpa nostra direttamente, ma sì è colpa nostra che glie l'abbiamo lasciato fare. Di nuovo.

Che noia. Che barba. Che noia.

E facciamola una cosa nuova, no?
Tipo, domani lavoreremo solo di notte e passeremo la giornata a prendere il sole al Parco. Ci vestiremo tutti con costumi in spandex e parleremo come i supereroi dei fumetti. Ci saranno quelli che crederanno di essere i più originali e si vestiranno da RatMan, ma poi si accorgeranno di essere in centinaia e ci rimarranno male. Ci saranno quelli che vorranno fare gli intellettuali vestendosi da Watchmen e Kick-Ass, ma non avranno il coraggio di uscire di casa a far vedere i rotolini di ciccia. Ci saranno quelli che vorranno fare i fighi e si schianteranno sull'asfalto dal quinto piano. Ci saranno quelli che far vedere che anche con la maschera sono sempre loro quelli che comandano scegliendo i cattivi e i supereroi più fighi o più morali o più malvagi, ma nessuno li cagherà di striscio e daranno la colpa ai giovani. Poi ci saranno quelli che faranno veramente la loro porca figura, ma non acchiapperanno niente perché verranno solo molestati da roiti inverosimili o punteranno a chi già nella vita non se li fila manco di pezza.
E poi ci saranno quelli che la prenderanno nello spirito giusto e si divertiranno come scemi facendo la fortuna dei pub.

Ecco, una giornata così, varrebbe davvero la pena di viverla, non trovate?

mercoledì 7 marzo 2012

L'8 marzo rosso sangue

Tra un'ora sarà l'8 marzo la festa della donna.
Una festa insanguinata da secoli di violenze fisiche e psicologiche perpetrate sui nostri corpi, una festa che serve a ricordarci che non solo non siamo nemmeno a metà dell'opera con la nostra emancipazione, ma abbiamo a malapena cominciato.
Perché sono così tante le cose che ancora non vanno che al solo pensiero rischi di sentirti esausta e frustrata ancora prima di pensare a come andare avanti. Perché ogni giorno il bollettino di guerra si aggiorna con un'altra donna stuprata, picchiata, uccisa. E questo solo perché era donna, perché aveva osato dire no, perché voleva determinare la sua vita senza tener conto del parere dell'uomo che invece, quella vita, pensava di possederla. Come un oggetto, un elettrodomestico, qualcosa a cui puoi staccare la spina quando vuoi, non importa quanto brutalmente.

Io una volta ci ho provato, con un caro amico, a spiegargli quello che passiamo ogni giorno da quando nasciamo e qual'è la nostra principale causa di morte. Si è trincerato dietro la scusa che anche le donne sono violente psicologicamente e sono stronze e non sono meglio degli uomini, che anche loro uccidono e che non era giusto fare paragoni con gli omicidi perché non c'era nessuno che monitorava gli omicidi delle donne. Io a questo ragazzo ci voglio molto bene, ma no non sono riuscita a fargli capire che se non c'è un monitoraggio gli omicidi commessi da donne sugli uomini, è perché  non ce ne è bisogno. Invece gli uomini uccidono e parecchio anche. Ci massacrano nel corpo e nell'anima, ci fanno sentire puttane, sporche e in torto, le trovano tutte per farci del male e sinceramente non ne ho mai capito il motivo.

Perché io non ho mai desiderato possedere la vita di qualcuno, non ho mai voluto avere diritto di decisione sulle scelte altrui, non ho mai voluto tutto questo potere su un qualsiasi altro essere vivente e per quanto possa farmi male il rifiuto di una persona non ho mai desiderato fargli del male.
Ma là fuori invece ci sono migliaia di persone che pensano che sono loro a doverci dire come vivere, come comportarci, come vivere la nostra sessualità, come gestire chi può usare il nostro corpo, cosa essere o non essere, e ci puniscono se non facciamo come dicono loro.
Ecco, cosa.
Ma io non sono una cosa, io sono un essere umano molto indipendente e fiera di esserlo. E continuerò a esserlo checché ne dicano i maschilisti, i cattolici e i bigotti di ogni etnia, stato e religione.

Quel mio amico lì non ha mai saputo cosa volesse dire essere trattato come un oggetto, essere messa in un angolo da una battuta meschina. Lui non sa cos'ha dovuto significare sentire un altro caro amico mettere in dubbio le mie capacità di orientamento in quanto femmina e vederlo stupirsi quando vedeva che la cartina la leggevo meglio io e non lui. Lui non sa cosa vuol dire vedere lo sguardo scettico di un uomo quando parlo di una cosa tecnica che conosco benissimo perché secondo lui non dovrei avere le capacità manuali per farcela. Lui non sa cosa vuol dire essere scartate solo perché si indossa la maglietta di un videogioco e non una canotta scollata e attillata. Lui non sa cosa vuol dire guadagnarsi ogni dannato giorno il rispetto e l'attenzione che a un uomo si dà a priori indipendentemente dalle sue reali capacità, solo perché munito di un'appendice su cui ridicolamente basate tutto il vostro orgoglio. Non lo sa e non sa quanto mi ha fatto male.

Continuerò a volergli bene, certo, ma da quel giorno mi riesce molto difficile guardarlo negli occhi senza provare una sensazione di disagio. E domani forse mi farà pure gli auguri per l'8 marzo. Io, molto poco diplomaticamente, gli linkerò ogni dannato articolo di violenza sulle donne che troverò. Perché non è giusto: ci vengono tolte tante cose, il rispetto, la gestione del nostro corpo, la libertà di essere noi stesse ma il primato di essere le vittime preferite della società no, non ce lo toglierete con la scusa del cazzo che nella relazione tra i sessi pure noi sappiamo essere stronze.

E buon 8 marzo a tutti.

venerdì 24 febbraio 2012

Le cose belle che ci fa perdere il progresso

Io amo la tecnologia. La tecnologia è la prova più lampante di quanto l'intelligenza umana sia senza confini.
Siamo partiti da una clava e una pietra e siamo arrivati ai cellulari e ai viaggi nello spazio. Siamo fantastici (da quel punto di vista) e vado in brodo di giuggiole ogni volta che facciamo ulteriori progressi.
Però amo anche la vecchia tecnologia: le vecchie radio a transistor, le auto d'epoca, i telegrafi, i vecchi treni a vapore e le vecchie macchine fotografiche analogiche.

Io possiedo una vecchia reflex, una Canon AE-1, che di elettronico ha solo lo scatto dell'otturatore e la misurazione dell'esposizione. Insomma, ha una pila. Tutto il resto, messa a fuoco, velocità dell'otturatore, rullino, è ancora la vecchia scuola manuale. Il progresso tecnologico ha portato nell'ultima decina d'anni ad abbandonare le vecchie ottiche per sistemi più economicamente sostenibili (e anche ecologicamente, se contiamo gli acidi dello sviluppo...). Però il progresso non è  un motivo sufficiente per impedire a chi ha ancora vecchi pezzi quasi da museo di utilizzarli.
Certo, i rullini esistono ancora (tieni duro IlFord! non farti mettere sotto come la Kodak!) ma le pile?
Lo sapete con cosa funziona la mia vecchia Canon? Con una batteria al litio da 6v, misura 2CR, l'unica misura che poteva contenere un corpo piccolo come quello della Canon AE-1.
Ci ho messo quasi un'ora per trovarla, stavo persino per gettare la spugna, ma il buon Marvin mi ha salvata (alla modica cifra di 9 euro) svelandomi anche che in assenza avrei potuto usare due batterie da 1/3N, ma se non l'avessi trovata avrei potuto sperare solo nella rete e nell'attesa dell'arrivo del corriere, e nel frattempo avrei avuto un aggeggio molto bello, ma inutilizzabile.

Insomma, chi possiede i vecchi giocattoli e li vuole usare se la vedrà sempre peggio. Ora la Duracell e la Varta queste pile le producono, quando smetteranno forse esisteranno ancora le due mezze da mettere assieme, ma poi? Rimarranno lì sullo scaffale e potremo spiegare solo a voce che sì, quell'affare funziona, ma senza la batteria non puoi nemmeno sentire l'otturatore scattare?

Il progresso tecnologico non dovrebbe impedirci di godere dei nostri vecchi successi. Con le auto funziona ancora, per ora, ma poi? Il giorno che non verrà più prodotta la benzina come si muoveranno? E il giorno in cui anche IlFord smetterà di produrre pellicola io con la mia reflex, cosa ci farò?