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martedì 12 giugno 2012

Dal medioevo non siamo mai usciti

Com'è successo che in questi pochi anni siamo tornati a vivere tra gli anni 40 e gli anni 70?
Con gli uomini che attaccano il diritto delle donne all'autodeterminazione, lo stato che taglia diritti su diritti e le forze dell'ordine che manganellano i lavoratori che difendono solo il loro diritto a lavorare?
Tutti gli anni di sforzi e sacrifici dei nostri nonni e genitori stanno svanendo come neve al sole e sembra che l'unica scusante sia che c'è la crisi, quindi si fa tutto il possibile per salvare capra e cavoli.
Ma quale capra e quale cavoli? Ma soprattutto, di chi?
Perché a me pare che le uniche persone che usciranno mai da questa crisi saranno quelle che l'avranno sfiorata a malapena. Quelle che al massimo invece di vivere con 20.000 euro al mese si sono ritrovati a vivere con 10.000 (poverini), soldi che io per inciso ci metto quasi tutto un anno per guadagnarli.
Quelle stesse persone poi sono le stesse che fino a 2-3 anni fa dicevano che non esisteva la crisi, mentre noi già vivevamo con i cordoni della borsa il più stretti possibile, perché la morsa economica aveva già cominciato a farsi sentire e la gente perdeva lavoro e salario come ridere (e meno male che non c'era la crisi).
L'oppressione è tale che la si può respirare. Ogni volta che si apre un giornale, si accende la radio o si guardano i manifesti per strada, si può sentire questa recessione che annienta la democrazia così faticosamente costruita e la nostra liberà in maniera tale che spezza quasi il fiato.
Si fa tanto parlare di questo occidente civilizzato, dove ognuno è un libero cittadino e può costruire la sua fortuna, ma la verità è che non siamo così differenti da quei posti ed epoche in cui la divisione tra caste ti etichettava e determinava la tua esistenza e i potenti stracomandavano sugli altri. Esistono ancora gli schiavi e i servi della gleba, esistono ancora persone che decidono come noi poveracci dobbiamo vivere la nostra vita, esistono ancora le religioni fatte per dividere, unire e controllare. Chiamatelo 22° secolo, chiamatela democrazia, ma la sostanza del medioevo è ancora qui in tutta la sua fierezza e noi lo stiamo lasciando fare.

Ringrazio i lavoratori egiziani che ci hanno fatto capire che nonostante tutta la nostra emancipazione, ancora a botte e sassate ci toccherà difendere il nostro diritto a una vita dignitosa.

lunedì 28 maggio 2012

Gli insulti che usiamo ci dicono a che punto siamo

Nel 2012 mentre stiamo combattendo per dare alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle eterosessuali, pare che dare del "gay" a qualcuno sia ancora una diffamazione.
Così capita che mentre ti leggi tranquilla L'Inkiesta o il tuo stream di Twitter, incappi in un tweet un po' ambiguo che ti dice che Corona si è offeso perché hanno detto che potrebbe essere gay (ma un bel "chissene"?).

Non è difficile capire come mai siamo ancora al livello del medioevo per le questioni di genere, perché ci sono padri che si impanicano quando vanno a prendere il figlioletto all'asilo e lo vedono giocare con una bambola, ed esistono persone che ai genitori e colleghi non dicono che in realtà con il coinquilino/a condivide anche il letto e non solo la casa, quando "gay" non indica solo la sessualità di una persona ma viene ancora usato come insulto.
Così come lo è ancora dare della femmina a un maschio.

Come pensate che mi senta io quando usate il mio genere sessuale per insultare qualcuno?
Come pensate che si sentano vostra madre, sorella, ragazza o migliore amica? Pensate che dire che una persona è come loro sia deprecarla? Veramente?
Il vostro migliore amico d'infanzia potrebbe essere gay, ma non ve lo dirà mai perché ogni tre per due date del "frocio" a qualcuno solo per divertimento. Preferirà far finta di niente o allontanarvi dalla sua vita per poter vivere in santa pace la sua e sarete voi ad averci perso.

Quando la smetteremo di usare definizioni normali come insulti, forse potremo considerarci finalmente un paese civile. Fino a quel momento tra noi e l'Iran sulle questioni di genere, di differenza non ne vedo così tanta.

Certo non mi aspetto che un signore come Corona capisca certe sottigliezze, che però chi di dovere la smetta di dargli importanza, sì.

mercoledì 23 maggio 2012

Joplin vs Aquila: come continuare a dimostrare di essere cretini

Potrò dire un sacco di cose sugli Stati Uniti, ma non che non abbiano la forza di ricostruirsi. Ancora e ancora e ancora.
Esattamente come i Giapponesi con lo tsunami, non sono rimasti fermi bloccati da appalti, politica e burocrazia, ma hanno ricostruito. 4000 case in un anno. I cittadini si sono attivati, le assicurazioni hanno pagato senza fare storie, lo Stato ha aperto i cordoni delle borse e ha dato il via libera alle ricostruzioni.
Certo, è più facile farlo quando le case invece di costruirle con mattoni e cemento le fai in legno, ma chi è che costruisce la casetta del terzo porcellino in un territorio dove rischi regolarmente di fare la fine di Doroty? Se devi ricostruire casa tua ogni tot anni tanto vale farlo a basso costo.

Comunque, non era questo il punto.
Il punto era che a 3 anni dal terremoto gli acquilani sono ancora lì che non possono ricostruire, mentre negli Stati Uniti a Joplin oggi ricordavano il tornado che un anno fa ha raso al suolo la loro città, in cui le ricostruzioni sono lì lì per essere ultimate.
In Giappone una settimana dopo il terremoto le strade erano riagibili, all'Aquila la gente vive ancora nei compressi provvisori (e se provano a protestare li menano pure) o non ci vive proprio.
Io questo paese non so proprio come faccia la forza di alzarsi al mattino senza provare una profonda vergogna e disgusto per se stesso. Secondo me se Garibaldi avesse capito a cosa stavamo andando incontro si sarebbe guardato in faccia con il resto dei Mille e si sarebbero detti "Ma chi ce lo fa fare?" e si sarebbero infilati in una taverna a bere.
Noi viviamo in un paese che, nei giorni in cui si sarebbe dovuto immediatamente ricominciare a ricostruire una città distrutta dagli eventi naturali e dalla fenomenale propensione dell'italiano medio a credere che le norme di sicurezza per edifici siano solo un modo per spillargli più quattrini, si è perso in sfilate politiche, grandi dichiarazioni televisive, tanti sorrisi e pacche sulle spalle, transenne e cordoni militari.

Forse è il caso di smetterla di pensarla da latini e cominciare a introdurre qualcosa di meglio dai paesi anglofoni dei telefilm, le mode e la privatizzazione di qualsiasi cosa sia un diritto fondamentale dell'uomo. Cominciamo dal prendere come esempio il modo di reagire alle catastrofi, vedete che l'immagine allo specchio comincerà a sembrare meno disgustosa.

domenica 20 maggio 2012

Chi dice che toccato il fondo non si può più scavare?

Come diavolo dovrei giudicarli questi ultimi giorni?

Partiamo con la strage di Brindisi: un istituto di moda viene preso a bersaglio per una strage da un vigliacco bombarolo. Lo scrive bene ilManifesto, un vigliacco, perché sono piuttosto sicura che né l'edificio né le studentesse gli avessero mai fatto nulla nella vita. L'attentato dinamitardo poi è tra i più codardi, perché permette all'attentatore di rimanersene al sicuro, nell'ombra, a godere delle proprie azioni.
Una ragazza è morta, una ha perso un polmone, un'altra ha gravi danni alle gambe, e per cosa?
Ecco il punto, nessuno lo sa. Il vigliacco in questo momento è in silenzio nell'ombra a leggere e guardare i commenti sul suo attentato, masturbandosi all'idea di quanto è stato bravo, quanto è stato figo.
Oh sì, davvero. Bravissimo. Spetta che ti prendiamo però. Spetta. Poi vediamo.

Tipo il giorno dopo che lo Stato annuncia che non ci saranno più rimborsi ai cittadini per danni provocati da calamità, arriva un terremoto di magnitudo 5 e rotti che causa 6 vittime e distrugge parecchia roba.
Bravi. Bene. Ben fatto. In un paese dove la sicurezza sismologica degli edifici è sempre stata trattata come il protocollo di Kyoto dagli americani ci sta che ora ci abbandoniate al nostro destino. Sono sicura però che se per un paio di mesi rinunciate tutti ai vostri lauti stipendi (non so se lo sapete, ma con lo stipendio di uno di voi mia madre ci campa un anno intero e più comodamente) i soldi magicamente riapparirebbero.
Ora dobbiamo fare i conti con un paese a rischio di sisma e alluvioni completamente abbandonato economicamente dallo Stato e dato in pasto alle compagnie assicurative.
Tra Fukushima incredibilmente coincidente con il voto per il ritorno al nucleare e ora questo il mio ateismo ha voglia di cominciare a vacillare.

Intanto il governo tecnico continua ad andare a braccetto con le banche infischiandosene allegramente se noi poveracci non ce la facciamo più ad arrivare a fine mese. Che ne sanno loro figli di papà? Niente, per loro minimo il pane cresce sugli alberi.

L'altro giorno ho visto un manifesto targato PD che pubblicizzava il magnifico fatto che ora "finalmente!" c'è un libro che spiega perché va fatta la TAV, ed è gratis!!! Lo puoi scaricare online. Non è magnifico?
Stronze carogne putride bastarde coprofaghe. Con che coraggio vi sedete ancora nei seggi a sinistra del parlamento? Cazzo, veramente i grillini cominciano a essere il male peggiore tra cui scegliere. Non fosse che io mi sono scocciata di scegliere il male peggiore gradirei non avere qualcuno che ha un comico turpiloquesco come leader.

Il partito che tanto gridava a Roma ladrona finalmente è stato smascherato pubblicamente come il più ladrone di tutti. Complimenti. Bravi. Bis. Era ora. Minchia la tordinaggine dei leghisti è pari solo a quella dei cattolici, davvero. Ah sono entrambi? Ecco che si spiega.

Sapete che c'è? Io ieri ho scoperto un'altra fantastica saga fantasy praticamente già tutta finita. Io mi ci immergo e faccio finta che il resto del mondo per un po' non esiste. Poi, appena cessata la pioggia, uscirò con la scopa a buttare tutto il fango e il letame nel Po'.
Non me ne volere a male, fiume, lo so che ormai tra merde chimiche e quant'altro ti sarai anche stufato di portarne, ma abbi pazienza per un po'. Appena li scarichi nell'Adriatico puoi tornare a ignorarli. Sperano che affoghino.

giovedì 17 maggio 2012

Quando ce lo deve venire a dire Ikea

Ed eccola qua, l'iniziativa di Ikea che in barba alle istituzioni italiane, dichiara che per lei le coppie, che siano sposate, di fatto o omosessuali, godranno degli stessi diritti aziendali.
Questo significa permessi lavorativi per emergenze famigliari, copertura sanitaria estesa al partner, sconti dipendenti estesi al partner, etc.
Mi è piaciuto che tutto ciò sia stato fatto su spinta dei dipendenti: pare infatti che l'82% dei lavoratori di Bologna abbia dichiarato che secondo loro l'azienda doveva andare verso l'uguaglianza dei diritti.
Solo il 12% era imbarazzato dal dover lavorare con un omosessuale dichiarato.

Questo mi porta a farmi una domanda semplice semplice: non è che al momento siamo tutti così fermi sulle questioni GLBT proprio a causa di quel 12%? Lo stato non si muove perché tutti quelli che stanno al governo fanno parte di quel 12%?
Seriously?

Perdonate, ma io ricordavo che democrazia significa fare il volere della maggioranza, non delle minoranze. Se quella percentuale fosse veritiera anche solo alla lontana per tutta Italia ci ritroveremmo clamorosamente in uno Stato dove l'unità di misura per calcolare la distanza tra le istituzioni e la società attuale andrebbe calcolata in parsec.

(Comunque, leggendo il penultimo paragrafo dell'articolo, faccio i miei complimenti al genere maschile per essersi confermato il grosso ostacolo alla parità dei diritti di genere e sessualità).

mercoledì 16 maggio 2012

Net Neutrality, qualcuno c'è arrivato

Ma naturalmente non siamo noi.
In Olanda ora per legge non saranno più ammesse restrizioni di nessun tipo come traffico o accesso a determinati indirizzi IP.
Se una cosa del genere avvenisse in Italia le compagnie telefoniche che dovrebbero adeguarsi si farebbe fatica a contarle e non parliamo di quella cosa simpatica avvenuta un paio di anni fa, ovvero l'oscuramento del sito di Pirate Bay su tutto il territorio nazionale e il blocco dei torrent e del p2p.
Mentre qui in Italia tra SIAE e istituzioni varie si sta cercando di andare verso un controllo fascista della rete e dei suoi contenuti (che conoscendo il mezzo e gli utenti è qualcosa a metà tra l'utopia, il paradosso, la scempiaggine e la pietra di Sisifo) l'Olanda a sorpresa dichiara un "liberi tutti".
Certo questo non credo che significhi che i "pirati informatici" saranno liberi di fare quello che vogliono, significa solo che saranno liberi di farlo, poi se li beccano saran chispioli loro.
Continuo a credere che sia incredibile che nel 2012, un'epoca in cui qualche decennio fa si immaginava dovessimo avere addirittura già le auto volanti, stiamo ancora a discutere per il libero accesso alle informazioni (e non parliamo nemmeno dei diritti fondamentali dell'uomo, violati attualmente in tutti i paesi del mondo in una maniera o nell'altra).
Ma che volete, l'essere umano ci ha messo migliaia di anni a imparare a camminare eretto e altrettanti a capire che un'igiene regolare non inficiava la sua virilità (no scusate, a questo tutti non ci sono ancora arrivati), certi concetti chissà quando riusciranno ad arrivare nella mentalità comune.

giovedì 10 maggio 2012

Il pensiero di Obama sui matrimoni gay

Ecco, finalmente l'ha detto qualcosa per cui si è meritato davvero quel "preventivo" nobel per la pace (magari ha detto anche altro, ma non sono così informata): "le persone dello stesso sesso devono avere la possibilità di sposarsi".
Barack Obama ha molte cose per cui essere il primo: si parte dal il primo presidente di colore degli Stati Uniti e si arriva ora a il primo presidente degli Stati Uniti che prende una posizione favorevole verso il matrimonio omosessuale.
Sono quasi invidiosa, noi dopo vari Presdelcons molluschi, mafiosi e criminali ci stiamo avvicinando ad averne uno comico, che a questo punto potrebbe essere davvero il minore dei mali, ad esempio le sue barzellette faranno ridere sul serio (chissà come la prenderebbe la Merkel).


Potrei scrivervi un poema riguardo ai motivi perché i matrimoni omosessuali dovrebbero non solo essere permessi ma addirittura "garantiti", così come l'adozione per i genitori omosessuali, ma sono sicura che ormai vi siete fatti tutti la vostra idea (e poi Obama l'ha detto meglio di me. E anche lui e lui).
Quello che è veramente importante ad ogni modo è svincolare finalmente il significato religioso del matrimonio da quello civile, perché qui in Italia in realtà sono ancora uniti più che mai. Non si spiega in altra maniera se no il motivo per cui, oltre non essere permesso tra persone dello stesso sesso, non siano nemmeno riconosciute le coppie di fatto.
Nel momento in cui lo Stato deciderà di prendere le proprie decisioni in base a ciò che è giusto e democratico per il cittadino e non in base a convinzioni personali, culturali e religiose, finalmente avremo anche i matrimoni tra omosessuali (e, non vorrei dirlo troppo forte, anche maggiori diritti per gli immigrati!).
Certo dovremo solo oltrepassare la barriera di migliaia di anni di patriarcato, misoginia, omofobia e razzismo, ma ehi, che volete che sia, basta smettere di avere paura dei cambiamenti. No?
Se poi il Papa e cardinali vari vogliono metterci il becco come al solito ce l'ho io la soluzione: una bella patata (vegetale) in bocca, cruda. Provate voi a parlare con i denti incastrati in un tubero. Magari gli migliora pure la pronuncia.
Ai leghisti, ciellini, fascisti, pdellisti e finti comunisti invece la patata la darei vera, solo bisogna trovare qualcuno con sufficiente pelo sullo stomaco da sacrificarsi.

venerdì 4 maggio 2012

Italiani disperati in una democrazia oramai inesistente

E niente, evidentemente gli "alti vertici" pensavano di poterci strangolare economicamente senza che nessuno prima poi andasse fuori di testa.
Non dico che ora tutti i poveri disgraziati che improvvisamente si trovano in rovina grazie alla crisi e alle manovre Monti debbano risolvere i propri problemi così, ma il ghiaccio ora è stato rotto. Alla fine era solo questione di tempo.

E mentre leggevo questo articolo avevo chiaro in mente uno scenario datomi da anni di telefilm, film e fumetti, lo scenario di una nazione votata esclusivamente al guadagno che al benessere del cittadino, in cui l'unica cosa che conta è quanto riesci a mettere nelle casse dello Stato e poi nelle tue, in cui se non hai soldi diventi improvvisamente qualcuno da disprezzare e non da aiutare, qualcuno che puoi calpestare: gli Stati Uniti.
Fino a qualche tempo (ok, io ero piccoletta) fa eravamo ancora un normale paese europeo, in cui l'istruzione e la sanità erano davvero pubblici e alla portata di tutti e i salari permettevano una vita dignitosa. Poi qualcosa è cambiato, lo spettro della privatizzazione estrema si è presentato alle nostre porte e tutti sono impazziti, cercando di convincerci che era giusto così perché ci avremmo guadagnato di più.
Ok, chi? Voi o noi? Perché è un po' che ho questa idea che chi vuole andare al governo pensa che sia una specie di signoraggio, dove lui comanda e gli altri fanno, dove lui è il signorotto locale e noi i poveri schiavi che lavorano, dove lui è il proprietario della fabbrica Stato e noi le api operai che producono miele di cui non possono usufruire, e purtroppo comincio a credere che in realtà una vera ideologia democratica noi non l'abbiamo mai avuta. Avremo cambiato nome da Regno a Repubblica, ma il vizio è rimasto.

All'università mi spiegarono il senso dell'architettura del palazzo del parlamento tedesco: la cupola in cui il normale cittadino può accedere sovrasta l'aula plenaria in cui il parlamento si riunisce. Il significato è che è il popolo a essere il sovrano di una nazione, non il governo e che quindi i suoi politici sono al servizio loro e dello Stato, non il contrario.
Questa è la democrazia.
A questo serve la Costituzione, tutto il sistema politico, i referendum e le elezioni. Non serve a far sì che dei figli di papà si ritrovino con incarichi pubblici senza aver nemmeno mosso il culo per candidarsi, non serve a far sì che i politici girino su favolose auto blu e viaggino a spese dei cittadini, non serve a far sì che qualche centinaio di persone vivano con diverse migliaia di euro al mese e abbiano una pensione dopo pochi mesi di lavoro, non serve a far sì che gli amici banchieri e imprenditori dei politici abbiano più agevolazioni a schiavizzare persone a cui dovrebbero offrire un servizio, non gentilmente concederlo. No.

Però è a questo punto che siamo e glie lo stiamo lasciando fare.
E non dico che dovremmo scendere anche noi in piazza in stile francese e inglese, direttamente coi sanpietrini e le molotov in mano, perché sono abbastanza fiera di vivere in una nazione che non pensa di poter risolvere i propri problemi solo con la violenza (che poi però si traduce in violenza domestica e allo stadio, curioso...), ma non siamo ciechi e sordi e soprattutto non siamo incapaci di fare qualcosa.

Possiamo cominciare a votare politici veri, ad avere memoria di chi ha fatto cosa e quando, a non lasciarci incantare dagli show televisivi e dai manifesti, dai cambi di faccia e logo dei partiti, a cercare i persone che promettono veramente di fare qualcosa, a smetterla di andare dietro ai maggiori solo per abitudine, a capire quali sono le nostre vere necessità (ci sono, ne sono sicura, ma non li si trova in tv).
Possiamo fare un sacco di cose, a partire dal far funzionare il cervello. Basterebbe quello, ve lo giuro a farli sudare freddo. Dobbiamo solo avere più voglia di interessarci al nostro paese invece che a cosa fare il sabato pomeriggio.
Viviamo in un sistema democratico, usiamolo prima che ce lo portino via del tutto.

lunedì 30 aprile 2012

Del qualunquismo grillesco

Scorsa settimana uno dei nostri fornitori rispondendo a una nostra richiesta ha scritto come chiusura della mail questa frase "Vota Grillo! L'ultima speranza dell'Italia!"

Ora, io sono stata disillusa sui miti all'età di quattordici anni quando per la prima volta mi sono resa conto che i miei genitori non erano infallibili, ma vili bestie umane (e quindi fallibili) quanto me. Da lì è stata una discesa sempre più veloce lungo la china del "non esistono veri miti o eroi".
Ok, Aung San Suu Kyi non fa testo.

Ora però vorrei sapere cosa accade nella testa di un uomo adulto e vaccinato (da mo') per credere che un comico, la cui capacità di comunicazione si basa per metà sui decibel emessi, per il 45% di parolacce e il restante 5% di scandali, sia veramente un'alternativa affidabile.
Un'alternativa poi che non ha il minimo controllo sul proprio movimento, che lui sì l'ha fondato (come nome) e poi ha lasciato che la palla rotolasse giù per la collina, serenamente, senza che qualcuno si prendesse il disturbo di controllare se per caso beccava qualcosa o qualcuno nel suo percorso.

A parte che vi basterebbe scrivere "Movimento 5 stelle" + "fascismo" su Goole per capire perché non può assolutamente essere un'alternativa accettabile, ma veramente volete mandare al governo una persona che esattamente come il precedente Presdelcons raccoglie seguito esclusivamente per le sue capacità di showman?
Ci siamo già passati ragazzi, veramente, ora basta.
Ci servono persone serie e preparate, persone che se ci metti in mano una crisi globale non ti tira fuori la psicologia spiccia e i ragionamenti da quattro soldi, persone che hanno studiato per poter gestire certi tipi di situazioni, che hanno un piano vero e concreto, che sono consapevoli di avere sulle spalle il destino di 60 milioni di persone, non l'ultimo scandalizzato arrivato.

Ora pensateci, davvero, pensateci un attimo: crisi economica, fondi statali gestiti a cazzo da 30 anni a questa parte, gente che si suicida perché manca il lavoro, sanità in crisi, istruzione in crisi, fasci che spingono per il revisionismo storico, riunioni al parlamento europeo per stabilire le manovre economiche strozzagonadi per i soliti poveri scemi (noi) e in mezzo a tutto questo Grillo e i grillini. 
Non so voi, ma le corna di B. nelle foto istituzionali cominciano a sembrarmi quasi accettabili (ed è grave).
Pensate che certe riunioni in parlamento siano peggio delle gabbie delle scimmie allo zoo durante la stagione degli amori? Aspettate di farci entrare Grillo e poi ne riparliamo.

Oltre a questo metteci la capacità di minimizzare un fenomeno tragico e drammaticamente ancora infermabile e insradicabile come la mafia. Ora pensate a Borsellino e Falcone. Pensate a tutte le vittime di proiettili vaganti per regolamento dei conti della mafia. Pensate al pizzo. Pensate a tutte le persone che vivono sotto scorta o sono morte per tentare di fermarli. Ora provate a non incazzarvi.
Difficile, eh?

Prima di gridare al miracolo italiano (come avete già fatto con IlFatto - salvo poi scoprire che sono una massa di qualunquisti ipocriti come tutti gli altri - e Monti - che come previsto è così incicciato con le banche che solo loro sta salvando) tirate fuori il vostro occhi critico. L'anti-politica va bene, ma con criterio.
Grazie.

giovedì 19 aprile 2012

L'amorevole metodo educativo

"Se ti allontani ancora ti ammazzo!"
Questa è stata l'ultima frase che ho sentito di una madre alla figlioletta di 4-5 anni dopo aver appena attraversato la strada. La minaccia precedente era "Ti stacco la testa".

Io non so quanti di voi siano mai stati minacciati di morte per un piccolo sgarro (aver staccato la madre durante l'attraversamento), ma sono sicura che non siano cose che aiutino un sano sviluppo psicologico del bambino.
Perché da piccoli il ricatto psicologico instaurato in automatico tra genitori-figli è "mamma e papà potrebbero non volermi più bene" (da cui al regola pedagogica di assicurarsi sempre che i figli siano consapevoli del nostro affetto anche durante le punizioni) non "mamma e papà potrebbero uccidermi".

E allargando il campo, questa sembra un po' l'anticamera della confusione tra amore e violenza che ad oggi ha già fatto 51 vittime (donne) dall'inizio dell'anno. Non so quanto ci vado lontana ipotizzando regolari violenze verbali in quella famiglia.

Sinceramente ho un po' paura di immaginare quante altre minacce quella bambina riceverà crescendo. Per i voti a scuola. Per le uscite la sera. Per i ragazzi.
Sono abbastanza sicura che prima o poi l'idea di levarsi dai coglioni il prima possibile le si affaccerà nella mente. Se poi è furba, la metterà davvero in pratica, magari per sempre, che chi ha voglia di accudire dei genitori che l'hanno allevata a terrorismo?

mercoledì 18 aprile 2012

Antipolitica eh

Sono un po' di giorni che sento questa parola: antipolitica.
Pare che i cittadini italiani siano sfiduciati, che guardino un politico, uno qualsiasi, e ci facciano la linguaccia, che non credano più nei partiti, che per tutti siano semplicemente mangiapane a ufo (e i cani se ne lamentano pure!)
Non so, mi sono stufata di dire "la scoperta dell'acqua calda", mi serve qualcosa di più incisivo come motto.

No perché se avevamo veramente bisogno che che Mr. B. si levasse dai cojoni solo per capire che nessuno dei partiti attualmente viventi in Italia stessa facendo qualcosa di diverso da: sostenere B./andare contro B., allora siamo messi peggio di quel che credevo.

Non ci sono partiti in Italia (ok dai, quelli grossi, quelli i cui segretari vanno in tv a sbraitare, sbraitano sui giornali e sono inseguiti dalle Iene) il cui programma sia qualcosa di diverso da: rimani appiccicato a quella cazzo di mucca più che puoi e continua a mungere.
Che ce ne stiamo accorgendo è una bella cosa, peccato che gli italiani per genetica siano lucertole: se ne stanno stese al sole fin che c'è, si spostano un po' se una nuvola lo copre, si rintanano nei giorni di pioggia, scappano alla minima vibrazione negativa e se vengono acchiappati in qualche modo sono anche disposti a rimetterci la coda.
E' più facile che ci spuntino le ali prima che a un italiano venga in mente di incazzarsi per cose serie.

Io sinceramente non avevo bisogno di un governo tecnico per capire che il PD era tutto tranne che sinistra, che la Lega era marcia quanto quelli contro cui sbraitava, che il PDL erano una manica di ruffiani, che i grillini erano solo dei troll e flame rompicazzo (che poi vogliamo capirlo o no che sono immischiati coi fasci?), che l'Idv non ha spina dorsale, e che tutti in realtà si buttano sulla tendenze del momento a cazzo solo per far vedere che, no, ma noi siamo col popolo, noi ci teniamo, siamo avanti, vedete?

Ma andate a fanculo.
Abbiamo un governo tecnico formato da figli di papà di cultura ultraconservatrice che non hanno mai saputo cosa significasse rinunciare per una settimana alla carne e alla frutta perché se no non arrivavi a fine mese, che non sanno nemmeno cosa significa farsi la gimncana dei colloqui perché il nome di papà e i titoli di studio conseguiti delle più prestigiose facoltà del mondo faceva la metà del lavoro, cresciuti in un'epoca dove c'era ancora il ricambio generazionale e tutti avevano fretta di crescere perché c'era il boom del dopo guerra e quindi assumiassumiassumi! e sapete che c'è, tutti partiti che ci stanno girando intorno e ci fanno i salamelecchi, hanno la stessa dannata età!
Come cazzo fate a credere che possano essere veramente in grado di risolvere la crisi e capire le necessità della popolazione attuale in un mondo in cui l'economia e la società si evolvono ogni 5 anni?

Perciò tirate la testa fuori dal culo e cominciate a informarvi sui partiti più giovani, più piccoli, quelli che davvero i finanziamenti pubblici non li hanno mai presi e hanno tutti un altro lavoro, uno vero e le riunioni le fanno il finesettimana e la sera, e hanno tutti i vostri problemi e se parlate di precariato vi fanno vedere il loro CV di lavori temporanei, che magari la metà va in bici perché la bezina costa e il bus pure e certo non comprano l'acqua in bottiglia che è una spesa inutile e tanto quel che non ammazza ingrassa.

Certo sperare che i parassiti attuali lo capiscano è inutile, che noi in massa ci mettiamo a fare qualcosa è utopia, quindi credo che la speranza sia solo in quei pochi che ancora ne hanno voglia. Quindi cari: manuale di pubbliche relazioni, di comunicazione e marketing moderno, fate qualche flash mob, parlate con le femministe (quelle vere), con l'Arcigay, con l'UAAR o coi vostri corrispettivi di destra (se lo siete) e poi uscite a parlare con la gente ma per favore non con quella maniera così fastidiosa dei comunisti (ragazzi, veramente, io quel giornale non lo leggo mai, ma vi pare che mi leggo le seghe mentali lunghe 33 canti dantici vostre?) ma fate capire che ci siete.
Che finché non vi leggo almeno sul Post o su Linkiesta col cazzo che esistete nel mondo.

lunedì 16 aprile 2012

L'arte maschile di riuscire a scherzarci

Io amo i miei colleghi. Seriamente. Quelli con cui vado a pranzo poi li trovo rigeneranti. Perché sono schietti e razionali e non parlano sempre di lavoro (sì, sono tutti maschi).
Però quando mi trovo improvvisamente in mezzo a battute misogine, per quanto dette per scherzo e solo per modo di dire, mi rendo conto che alla fine anche loro da qualche parte hanno insito un inconsapevole becero maschilismo.
Dico inconsapevole, perché sono piuttosto sicura che non se ne rendono affatto conto. Infatti non credo proprio che nessuno di loro davanti alle proprie madri/sorelle/nonne/compagne/figlie avrebbero mai fatto quel tipo di battute. Ma c'ero solo io, perciò cinque minuti sono diventati per un attimo un raduno solo maschile che non sarebbe stonato in un pub davanti a una pinta di birra e la partita sullo schermo.
Perché dite quello che volete, ma quando siamo a numero 51 vittime di violenza maschile dall'inizio dell'anno (in Italia), scherzare ancora sul vecchio proverbio "Quando torni a casa picchia tua moglie, tu non sai perché ma lei sì" è crudele e sintomo di un'ignoranza abissale della reale situazione della società attuale.
Quel proverbio, forse più di tutti, indica qual è stata ed è ancora (per molti) la reale concezione dell'uomo nei confronti della donna: un oggetto, un animale al loro servizio, che va addomesticato e asservito perché non sgarri ed esca mai dalle imposizioni patriarcali, perché loro sono i padroni e hanno il diritto di farci quello che vogliono. Ma soprattutto un essere che, a differenza loro, è fallibile e imperfetto e quindi va educato come un cane che non vuole stare alla catena, se necessario fino alla morte.
Li conosco bene ormai e so che un'azione del genere non è assolutamente insita nella loro natura e quel proverbio è solo un retaggio culturale lontano, ma purtroppo là fuori è pieno di persone che di quelle parole ne fanno una regola di vita ogni giorno. E sono tante le donne che non riescono a liberarsene e al medico del pronto soccorso dicono che sono cadute dalle scale. Di nuovo.
Perciò credo che scherzarci su, come se fosse un gioco, come se fosse acqua passata invece che drammatica realtà, sia stupido e sintomo della peggiore delle ignoranze. Perché i giornali ora ne parlano e di scuse ne hanno poche, e se riescono a conoscere a memoria tutti i dannati giocatori della Champions League, potrebbero anche sprecare due neuroni per assimilare la notizia dell'ennesima donna brutalmente uccisa dal compagno o ex.

Sì, ho smesso subito di sorridere e mi sono calmata per cercare un tono che non fosse di polemica, perché avrei rovinato pranzo e rapporti. Mi sono voltata invece ridendo, verso il più vulnerabile lo ammetto, e gli ho detto di rifare la conversazione davanti alla sua compagna. Dopo le battute su come sarebbe stato conciato finalmente il discorso è cessato.
Forse la prossima volta avrò il coraggio di dirgli di rifarlo davanti alla nostra collega V. che una volta di sorelle ne aveva due e una gli è stata portata via dell'ex-marito con un colpo di pistola. Chissà se rideranno ancora.

giovedì 12 aprile 2012

L'idiozia cattolica non ha mai fine

Una cosa che non ho mai sopportato della Chiesa e dei cattolici (e delle religioni in genere ma loro sono dei campioni assoluti) è l'ipocrisia.
Leggiamo questa notizia.
Un parroco si rifiuta di dare la comunione a un ragazzino disabile perché incapace di intendere e di volere. Scoppia il caso di discriminazione.

Ora, da un lato potrebbe pure essere un ragionamento sensato dato che viene richiesta la capacità di intendere e volere a delle persone che prendono i sacramenti. Dall'altro lato: e il battesimo quindi? Quello non è un abuso commesso su un essere incapace di intendere e di volere (di cui sono consapevoli tutti dato che sono presenti un padrino e una madrina che "rinunciano" al male per l'infante)? E poi che ne è della caritatevole tolleranza cattolica che spande sacramenti e amore ovunque basta stiano fermi abbastanza da ricerverli?
E che significa che ci sono rimasti male pure i compagni? Cosa centrano loro? Il soggetto non era il ragazzino disabile? Concentrati mamma! Tuo figlio c'è rimasto davvero male perché aveva capito cosa gli stavano rifiutando o solo perché non poteva avere qualcosa che tutti i suoi coetanei invece stavano ricevendo?
Che poi hai anche ragione a dire che a dieci anni è difficile che un ragazzino capisca il significato dell'Eucarestia, quindi perché dopo averlo battezzato ora si rifiutano di comunarlo? (Ma quindi anche per te non è una cosa seria, vuoi solo fargli fare qualcosa di normale per far finta di avere un figlio normale, o no? Che è sacrosanto chiaro, ma se nemmeno tu ci credi a sufficienza da aver sentito la necessità di sposarti in chiesa perché hai dovuto imporre la tua finta fede a lui?)

La discriminazione dei disabili è all'ordine del giorno in Italia, questo è vero, ma io me la prenderei di più per cose come:
- mancanza di rampe d'accesso a edifici pubblici, privati e più semplicemente ai marciapiedi
- mezzi di trasporto non completamente accessibili (solo a Torino un disabile il 9 non potrebbe prenderlo. Mai.)
- tagli alle spese pubbliche per il servizio ai disabili
- mancanza di insegnanti e programmi di sostegno nelle scuole
- esclusione dei disabili da attività scolastiche ricreative
- scarsi parcheggi per disabili
- scarsi posti di lavoro per i disabili

Ecco, questo cambia la vita a un disabile, non il ricevere o meno la comunione.
Sono queste le battaglie che dovreste portare avanti genitori, dei sacramenti mancati invece non credo proprio che vi dovreste interessare e non dovrebbero interessare nemmeno alla Corte Europea di Strasburgo. Perché quella è una cosa superflua e se davvero il ragazzino non era in grado di comprenderla non credo che ne avrebbe mai nemmeno sentito la mancanza fino a che qualcuno non glie la facesse notare.

Cattolici, un consiglio, smettetela contarvi balle e i ragazzini fateli battezzare quando sono grandi, come si faceva una volta prima che la Chiesa avesse un disperato bisogno di infoltire i propri registri per dimostrare di avere ancora dei fedeli. Così magari la prossima volta non vi ritrovare un bambino disabile che rigurgita l'ostia perché stressato dalla situazione e dall'umore familiare che sente intorno a sé (e la Chiesa potrebbe cominciare a contare le persone sui registri come fedeli veri e non solo di abuso).

Io della Lega non scrivo

Ho deciso che io della Lega stavolta non scriverò niente.
Primo, perché i leghisti mi stanno più sul cazzo dei nazisti, fondamentalisti religiosi e istituzionali, papisti, ipocriti, dittatori e misogini e non ho voglia di avere acidità di stomaco.
Secondo perché se ne sta riempiendo il web e c'è gente molto più salace e brava di me.
Terzo perché a causa del punto prima ne uscirebbe solo una sequenza di bestemmie e insulti in italiano corretto che nessuno di loro capirebbe e quindi non ne vale la pena.
Scatenatevi voi.
E complimenti per essere cascati puntualmente dal pero. Di nuovo.
Però ora fatevi furbi e compratevi un casco.

mercoledì 11 aprile 2012

Viva le vecchine con l'ombrello

L'educazione è quella cosa che ci mette al riparo dalla carenza empatica altrui.
Ovvero, cose come "non metterti le dita nel naso" sono regole fatte perché a molte persone da fastidio vedere altri che si mettono le dita nel naso, altri che non hanno la sensibilità necessaria a capire che determinati comportamenti potrebbero dare fastidio al prossimo (o più comunemente, non glie ne frega una cippa). Vale per la musica alta, urlare al telefono, superare le code agli sportelli, prendere a gomitate la gente per passare, etc.
Quando però la carenza empatica incontra l'ignoranza è un bel quarantotto: così si hanno adolescenti sui treni e sugli autobus con la musica a palla che urlano per parlarci sopra, sconosciuti in metro che urlano come se dovessero far arrivare fisicamente attraverso l'aree la propria voce e non tramite un microfono, e gente che rischia il linciaggio perché si presenta alla cassiera dopo aver abilmente scavalcato tredici persone prima di lui.
E questa maleducazione e carenza empatica è sempre più diffusa, e dà dannatamente fastidio.
Se fossimo in un paese diverso, come l'Inghilterra, al primo sgarro avremmo trovato una vecchina che ci prendeva a ombrellate, ma siamo in Italia, la patria del "fatti i fatti tuoi e camperai cent'anni". Paese  natale di campioni che "Sul serio picchiava la moglie ogni sera? E io che credevo fosse la tv!". Fonte inesauribile di frasi come "No, io non ho visto niente, mi faccio i fatti miei io!" e "Io faccio quel che mi pare e fatti i cazzi tuoi!" o "Che rompicoglioni che sei!".
Così viviamo ogni giorno in strade piene di gente sempre più maleducata che non capisce che il proprio comportamento sta infastidendo gli altri, aumentando così l'odio e il gap generazionale, spingendoli a fare cose sempre più fastidiose per il prossimo.
Secondo me non siamo molto lontani a risse tra generazioni invece che tra ultrà di squadre diverse. Già me li vedo i mocciosi e i trentenni a darsi spallate mentre i settantenni fanno lo sgambetto al ventenne.
Comunque se mai dovessi vederne una, io punto tutto sulla vecchina con l'ombrello.

Tanto rumore per un dominio

Questa cosa sta diventando ridicola.
Mediaset si dimentica di rinnovare il dominio internet (una di quelle cose che, normalmente, un'azienda seria metterebbe in automatico tipo l'accredito delle bollette sul conto corrente) e un'azienda omonima se lo compra.
Niente di strano, internet è come quel detto che "chi va a Roma perde poltrona". Tu lasci il dominio libero per più del tempo che ti viene concesso dal rinnovo e quello viene rimesso in vendita. Anzi ci sono servizi che si premurano di avvisarti che "Hei! Un dominio .com con il tuo nome ora è libero! Compralo subito!".
Giustamente il ricordo al World Intellectual Property Organization è stato respinto: il dominio è stato acquistato legalmente.
Dopo una sentenza del genere la Mediaset dovrebbe incassare a corrompere a suon di soldoni la piccola azienda per farsi ridare il dominio, e invece no! Se i tribunali internazionali non aiutano che problema c'è? Ci rivolgiamo a casa nostra. Ed è così che il tribunale di Roma a "sorpresa" intima all'azienda di restituire il dominio alla nostrana.

Ma ci siete o ci fate?

Signori, se uno smette di pagare il mutuo di casa sua, la banca se la riprende e la mette all'asta. Se l'ex proprietario tornasse poi dicendo "Aspettate! Ora li ho i soldi!" sfrattereste davvero la famiglia che l'ha legalmente acquistata per ridarla a lui?

Ma poi anche se l'avessero comprato apposta per sfruttare le visite al sito televisivo cosa centra? Il dominio era libero. LI-BE-RO e nel mondo di internet è così che funziona. Proprio, come la corsa all'oro ai tempi del west, dove il primo che piantava il paletto era proprietario del terreno.

Certo che, quando vogliamo, siamo proprio dei provincialotti ignoranti.
Ora voglio vederli a districare la matassa sui diritti del nome Mediaset.

Comunque non so a voi, ma a me il contenuto di www.mediaset.com pare notevolmente migliorato.

giovedì 5 aprile 2012

In un mondo di noia

Il mondo mi annoia.
Sarà anche il periodo psico-sentimantale in cui sono ultimamente, ma mi guardo intorno e mi annoio.
Mi annoiano le manifestazioni NoTav, mi annoiano al punto che quando danno dei fascisti ai partigiani non riesco nemmeno ad incazzarmici come si deve.
Mi annoia la lista di discussione di FaS. Non è colpa loro è che veramente, sono sempre le stesse cose e non ho voglia.
Mi annoiano i dibattiti su "Ma Obama si è o no complimentato con Monti?"
Mi annoia la Lega. Davvero. Si è sempre saputo chi era e che erano ladri quanto quegli altri. Benvenuti nella realtà cari.
Mi annoia la disputa sull'articolo 18. Ce lo metteranno nel culo lo stesso e nessuno alzerà un dito.
Mi annoiano le sparate del Giornale e di Libero. 
Mi annoia la Chiesa. Immobile da 2000 anni, con un Papa che sembra uscito dal medioevo. Mai una decisione controcorrente, mai una sorpresa. Che noia.
Mi annoia la crisi. C'è, lo sappiamo tutti e no, non è colpa nostra direttamente, ma sì è colpa nostra che glie l'abbiamo lasciato fare. Di nuovo.

Che noia. Che barba. Che noia.

E facciamola una cosa nuova, no?
Tipo, domani lavoreremo solo di notte e passeremo la giornata a prendere il sole al Parco. Ci vestiremo tutti con costumi in spandex e parleremo come i supereroi dei fumetti. Ci saranno quelli che crederanno di essere i più originali e si vestiranno da RatMan, ma poi si accorgeranno di essere in centinaia e ci rimarranno male. Ci saranno quelli che vorranno fare gli intellettuali vestendosi da Watchmen e Kick-Ass, ma non avranno il coraggio di uscire di casa a far vedere i rotolini di ciccia. Ci saranno quelli che vorranno fare i fighi e si schianteranno sull'asfalto dal quinto piano. Ci saranno quelli che far vedere che anche con la maschera sono sempre loro quelli che comandano scegliendo i cattivi e i supereroi più fighi o più morali o più malvagi, ma nessuno li cagherà di striscio e daranno la colpa ai giovani. Poi ci saranno quelli che faranno veramente la loro porca figura, ma non acchiapperanno niente perché verranno solo molestati da roiti inverosimili o punteranno a chi già nella vita non se li fila manco di pezza.
E poi ci saranno quelli che la prenderanno nello spirito giusto e si divertiranno come scemi facendo la fortuna dei pub.

Ecco, una giornata così, varrebbe davvero la pena di viverla, non trovate?

mercoledì 7 marzo 2012

L'8 marzo rosso sangue

Tra un'ora sarà l'8 marzo la festa della donna.
Una festa insanguinata da secoli di violenze fisiche e psicologiche perpetrate sui nostri corpi, una festa che serve a ricordarci che non solo non siamo nemmeno a metà dell'opera con la nostra emancipazione, ma abbiamo a malapena cominciato.
Perché sono così tante le cose che ancora non vanno che al solo pensiero rischi di sentirti esausta e frustrata ancora prima di pensare a come andare avanti. Perché ogni giorno il bollettino di guerra si aggiorna con un'altra donna stuprata, picchiata, uccisa. E questo solo perché era donna, perché aveva osato dire no, perché voleva determinare la sua vita senza tener conto del parere dell'uomo che invece, quella vita, pensava di possederla. Come un oggetto, un elettrodomestico, qualcosa a cui puoi staccare la spina quando vuoi, non importa quanto brutalmente.

Io una volta ci ho provato, con un caro amico, a spiegargli quello che passiamo ogni giorno da quando nasciamo e qual'è la nostra principale causa di morte. Si è trincerato dietro la scusa che anche le donne sono violente psicologicamente e sono stronze e non sono meglio degli uomini, che anche loro uccidono e che non era giusto fare paragoni con gli omicidi perché non c'era nessuno che monitorava gli omicidi delle donne. Io a questo ragazzo ci voglio molto bene, ma no non sono riuscita a fargli capire che se non c'è un monitoraggio gli omicidi commessi da donne sugli uomini, è perché  non ce ne è bisogno. Invece gli uomini uccidono e parecchio anche. Ci massacrano nel corpo e nell'anima, ci fanno sentire puttane, sporche e in torto, le trovano tutte per farci del male e sinceramente non ne ho mai capito il motivo.

Perché io non ho mai desiderato possedere la vita di qualcuno, non ho mai voluto avere diritto di decisione sulle scelte altrui, non ho mai voluto tutto questo potere su un qualsiasi altro essere vivente e per quanto possa farmi male il rifiuto di una persona non ho mai desiderato fargli del male.
Ma là fuori invece ci sono migliaia di persone che pensano che sono loro a doverci dire come vivere, come comportarci, come vivere la nostra sessualità, come gestire chi può usare il nostro corpo, cosa essere o non essere, e ci puniscono se non facciamo come dicono loro.
Ecco, cosa.
Ma io non sono una cosa, io sono un essere umano molto indipendente e fiera di esserlo. E continuerò a esserlo checché ne dicano i maschilisti, i cattolici e i bigotti di ogni etnia, stato e religione.

Quel mio amico lì non ha mai saputo cosa volesse dire essere trattato come un oggetto, essere messa in un angolo da una battuta meschina. Lui non sa cos'ha dovuto significare sentire un altro caro amico mettere in dubbio le mie capacità di orientamento in quanto femmina e vederlo stupirsi quando vedeva che la cartina la leggevo meglio io e non lui. Lui non sa cosa vuol dire vedere lo sguardo scettico di un uomo quando parlo di una cosa tecnica che conosco benissimo perché secondo lui non dovrei avere le capacità manuali per farcela. Lui non sa cosa vuol dire essere scartate solo perché si indossa la maglietta di un videogioco e non una canotta scollata e attillata. Lui non sa cosa vuol dire guadagnarsi ogni dannato giorno il rispetto e l'attenzione che a un uomo si dà a priori indipendentemente dalle sue reali capacità, solo perché munito di un'appendice su cui ridicolamente basate tutto il vostro orgoglio. Non lo sa e non sa quanto mi ha fatto male.

Continuerò a volergli bene, certo, ma da quel giorno mi riesce molto difficile guardarlo negli occhi senza provare una sensazione di disagio. E domani forse mi farà pure gli auguri per l'8 marzo. Io, molto poco diplomaticamente, gli linkerò ogni dannato articolo di violenza sulle donne che troverò. Perché non è giusto: ci vengono tolte tante cose, il rispetto, la gestione del nostro corpo, la libertà di essere noi stesse ma il primato di essere le vittime preferite della società no, non ce lo toglierete con la scusa del cazzo che nella relazione tra i sessi pure noi sappiamo essere stronze.

E buon 8 marzo a tutti.

domenica 19 febbraio 2012

L'arroganza del credersi intoccabile

Certo se fossimo in un qualsiasi altro paese dichiarazioni del genere avrebbero portato alle dimissioni. Immediate.
Ma sapete perché non lo fanno? Perché noi non siamo scesi immediatamente sotto casa dello stronzo a fargli vedere i sorci verdi.
In Italia siamo buoni a incazzarci solo a parole. Poche volte siamo scesi veramente in piazza e comunque non tutti. Il referendum dell'acqua non l'abbiamo mica vinto perché siamo stati tutti bravi e intelligenti da capire quale errore sarebbe stato privatizzare, no, siamo semplicemente scesi in piazza in qualche centinaio a distribuire volantini e attaccare manifesti (anche abusivi) e a rompere le palle alla gente.
Eh, ehi! Ce l'abbiamo fatta, no?
Insomma, ho capito che è inverno, fa freddo, la benzina e i trasporti costano, ma secondo me se cominciamo a fargli un po' paura cominciano anche a fare meno i coglioni, che finché crederanno di essere intoccabili, come tali si comporteranno.
E se proprio c'abbiamo tutti il culo così pesante, compriamoci questo.

sabato 18 febbraio 2012

Ma perché guardate Sanremo?

Lo chiedo a tutti quelli che da un paio di giorni ne parlano male, lo insultano, lo criticato oltre ogni ragione, insomma lo schifano, e lo schifavano anche prima e sapevano già che avrebbe fatto schifo se solo avessero posato il loro sguardo sullo schermo con Sanremo in onda.
Perchè?
Io non ho la televisione, sono quindi enormemente avvantaggiata nel non guardare nemmeno per sbaglio cose che non mi piacciono, figuriamoci quelle che odio. Ma anche se avessi avuto la televisione avrei evitato come la peste di finire sul primo canale, come faccio il giovedì sera con l'unica stazione radio che ascolto, Radio Capital, quando va in onda Servizio Pubblico.
Insomma, perché lo guardate?
Avete il gusto dell'orrido o semplicemente vi manda in brodo di giuggiole poter dire: uh, lo vedi che avevo ragione, va veramente schifo!
Ma risparmiatevelo e risparmiatecelo soprattutto.
Parlare male di Sanremo è come sparare sulla Croce Rossa, troppo facile.
E' una manifestazione ormai arcaica che non è mai riuscita a stare dietro all'evolversi della società dal giorno in cui è nata, basta guardare costantemente l'età media dei presentatori (togliete le veline, non contano, loro sono solo tappezzeria messa lì a far sembrare figo il vegliardo di turno e far felici gli spettatori maschili a casa. E' lo stesso trucco usato sugli shonen giapponesi, solo che se lo fanno loro sono dei porci, se lo fanno a Sanremo è marketing).
Insomma, non fategli pubblicità.
Avete invaso la mia dash di Twitter e la bacheca di Facebook con sta cazzata vomitevole. Ne avete scritto sui vostri blog tanto che stamattina ho scoperto che da qualche parte è scoppiato uno scandalo perché Belen avrebbe una farfalla tatuata sull'inguine (e quindi? Cazzi suoi, letteralmente parlando. Cos'è, Sanremo vi sta imbigottendo ulteriormente? No, non me lo cerco su Google News).
Finché gli darete tutta questa attenzione a chi organizza e scrive il festival non glie ne fregherà una beata minchia che sia arcaico, bigotto, misogino e fuori tempo massimo, gli importerà solo degli share e degli spazi pubblicitari che rivenderà a peso d'oro perché comunque per i primi due giorni tutta Italia guarderà quei quattro coglioni dare il peggio di sé in televisione.
Ma vi pare?
Ma fatevi una vita, o nerdizzatevi almeno. Credetemi, c'è molta più soddisfazione a passare la serata a rileggersi tutta la collezione di Pikappa (originale, dite quel che volete ma Pikappa il mito è per gli sfigati che non hanno sufficientemente voglia di battere le fiere del fumetto) che vedere dei matusa che cercano di nascondere il pannolone e l'artrosi per credere di avere ancora trent'anni.

(E oh, pure io ne ho scritto. Cheppalle.)