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martedì 21 agosto 2012

Su Assange e del perché non è mai stato un vero eroe

Quando venne spiccato il mandato di arresto internazionale contro Assange, praticamente nessuno osò mettere in dubbio che fosse un complotto. Se ne scrissero d'ogni, ricordo persino un articolo (che sicuramente non ritroverò mai più) dove si insinuava che le due donne che lo accusavano fossero in realtà al soldo degli USA e/o simpatizzanti e/o con acredini nei confronti di Assange perché imparentate con americani o soldati americani (non ricordo, prendetela un po' come viene).
All'epoca era difficile capire da che parte andare a sbattere la testa, lui era il fondatore di Wikileaks, l'organizzazione che non molto tempo prima aveva diffuso un video in cui militari statunitensi massacrano senza troppe remore dei civili iracheni (ridendoci) e dando la colpa a loro se dei bambini erano stati coinvolti. Ci stava no, che fosse un complotto?
Sì però i mesi passano, la matassa si dipana e finalmente si comincia a leggere qualche articolo più chiarificatore che fa capire come in realtà le due cose non sarebbero proprio così correlate. Sì, gli USA potrebbero avere intenzione di chiedere l'estradizione di Assange dopo il processo in Svezia, ma ehi, da quando un eventuale procedimento dovrebbe inficiare lo svolgersi di un altro?
Certo l'accanimento contro cui si sta processando un accusato di stupro è ammirevole, davvero. Qualcuno mi ricorda un precedente in merito?
Io non ne ho. Anzi, l'ultimo procedimento contro una persona stramaledettamente influente per stupro è finita con l'umiliazione dell'accusante, la libertà totale dell'accusato e come se non bastasse una denuncia per danni morali contro la presunta vittima. Sì, ma lui stava dalla parte giusta della barricata, quella degli intoccabili.
Come vorrei che tutti gli accusati di stupro fossero perseguiti con lo stesso ardore! E invece di solito se succede la colpa ovviamente è di lei che, per un motivo o per l'altro se l'è cercata. Altro che mandato di cattura internazionale.
Ok, potrebbe essere davvero innocente, ma se a una persona come Strauss-Khan si può dare il beneficio del dubbio allora bisogna avere anche il dubbio che Assange sia colpevole.
Comunque, per quanto la storia puzzi non posso fare a meno di rileggere questo post e pensare che in questo momento ci sono tre donne in carcere, che si sono guadagnate la condanna cantando una canzone satirica contro l'uomo da cui Assange percepisce stipendio e lodi e che ha ottenuto asilo in uno dei paesi dove la libertà di stampa non esiste.
No ma sei coerente. Davvero.
Forse lui davvero si crede Robin Hood, sul serio, ma non posso fare a meno di pensare che 1. qui non siamo ai tempi di Re Riccardo dove la parola democrazia ancora non esisteva e la legge era a discrezione del sovrano, 2. con il suo modo di fare sta ledendo le azioni di tutte quelle persone che contestando i propri regimi, hanno anche affrontato processi farsa e scontato condanne ingiuste pur di mandare il proprio messaggio al popolo.
Se davvero non è colpevole lo dimostri. Vada in Svezia, affronti le accuse e le confuti.
Se davvero è un complotto un'organizzazione potente come la sua che riesce a mettere le mani su qualsiasi documento segreto (anche perché pare che la gente non veda l'ora di consegnarglieli) che difficoltà potrà mai avere a trovare le prove che sia tutta una farsa? E non dimentichiamo questo famigerato punto sei. In molti hanno già dichiarato negli States che Assange lo vorrebbero condannato a morte e in quel caso sì, darsi alla fuga lo accetterei, anzi sarebbe stramaledettamente sacrosanto che voglia salvarsi la vita. Ma ormai è chiaro che lui vuole solo salvarsi il culo da un'accusa infamante di stupro per poter continuare a fare il salvatore della libertà di informazione dei popoli.
Domanda scomoda: che paladino delle libertà sei se costringi una donna a fare sesso con te?
Non lo sei.
Punto.

Grazie per averlo chiarito finalmente.

venerdì 8 giugno 2012

Sei incinta e in carcere? Partorirai in catene. Letteralmente.

Sorpresa delle sorprese, il grande paese portatore della democrazia e dei diritti civili è sempre in prima linea per romperli tutti.
Se sei una donna incinta e vieni arrestata, al momento di partorire sarai incatenata al letto.
Una pratica barbara, inumana e pericolosa.
Inoltre, l'autorità carceraria non è obbligata per legge a registrare le nascite.
Qui ci vuole l'applauso.

Ci sono tantissime donne che hanno partorito in condizioni orribili che ora stanno portando avanti una class action per farsi riconoscere il crimine subito da parte dello stato. L'ultima era una ragazzina.
Se lo chiedete a un ufficiale giudiziario, vi dirà che le donne vengono legate al letto perché è la normale prassi carceraria, che impedisce al prigioniero di tentare la fuga ed è per protezione altrui.
Io vorrei capire cosa diavolo credono che sia il parto, per credere veramente che in quelle condizioni una donna sarebbe in grado di fuggire o fare del male a qualcuno.
Incatenare una donna al letto è molto pericoloso sia per lei che per il bambino in caso si verifichi un emergenza medica (operate con delle catene se ci riuscite). Inoltre, conoscendo il sistema sanitario statunitense, sono sicura che a nessuna di loro venga somministrata l'epidurale.

Nel caso non lo sappiate la posizione "standard" che viene utilizzata ora per partorire non è quella naturale. Non ci credete? Allora provate a fare i vostri bisogni da sdraiati.
Il nostro corpo dovrebbe aiutarsi con la forza di gravità per far nascere il bambino, è il motivo per cui in molti paesi non ancora perfettamente "civilizzati", come in Africa, le donne partoriscono in ginocchio. Partorire orizzontalmente senza anestesia è molto doloroso e faticoso. Ma la somministrazione dell'epidurale inibisce le contrazioni, per questo viene somministrata l'ossitocina (che tra l'altro produciamo già di nostro). In realtà, se partorissimo ancora da accovacciate senza additivi chimici, il nostro corpo produrrebbe da solo tutte le sostanze per inibire il dolore che ci servirebbero e partoriremmo senza troppi problemi (come avremmo fatto secondo voi se no, ad arrivare a 7 miliardi?)
Non sto parlando a vanvera, una ragazza un paio di anni fa ha partorito un bambino cacciando fuori dalla stanza il ginecologo che la voleva mettere sul lettino, perché voleva fare come le pareva a lei. Quindi camminava per far passare il dolore e si accovacciava a ogni spinta. E' sopravvissuta benissimo e non le è sembrato così insostenibile. Niente epidurale o altro.
L'uso della posizione orizzontale a letto è stata introdotta con la nascita della medicina e per il fatto che i medici vedevano il parto come una cosa da gestire in maniera più "tranquilla" e "pulita". Ma non c'è niente di educato e pulito in un parto. E' un parto per la miseria.

Quindi gli Stati Uniti oltre a oltraggiare di nuovo i "diritti civili" effettivamente torturano. Ma che ci si poteva aspettare da un paese che ha creato Guantanamo?

mercoledì 6 giugno 2012

The Kill List of USA

Quanti paesi hanno una "Kill list"?
Probabilmente tutti, o quasi o molti. In ogni caso sono sicura che non siano solo gli Stati Uniti. Loro però la sbandierano un sacco.
Se fossi il presidente di uno Stato e avessi una Kill List, forse avrei il buon senso di tenerla segreta, soprattutto se mi sto facendo portabandiera della democrazia globale (ma chi l'ha deciso poi? Ci sono state libere elezioni? A suffragio univerale o solo tra i politici?).
Seriamente, non c'è niente di più antidemocratico del decidere arbitrariamente di uccidere cittadini stranieri su suolo estero (ma anche i propri).
Non mi interessano le scuse del tipo "ci stiamo solo difendendo" o "è per la pace nel mondo", perché è ipocrisia. La morte di una persona non ha mai portato pace, solo altra morte (e un mucchio di gente incazzata ben decisa a perpetrarla oltre). Inoltre noi qui la ditttura l'abbiamo avuta sappiamo bene la differenza tra i due stili di governo: uno non uccide, l'altro sì.
L'altro, voglio far notare, è anche un paese che ammette ancora la pena di morte, alla pari di molte dittature sparse per il globo.
Se poi cominciamo a pensare a questo sbandierare orgoglioso "finalmente l'abbiamo ucciso", come se veramente tutta la nazione fosse lì con il fiato sospeso ad aspettare che qualcuno in un punto imprecisato del medioriente (parte del mondo che più della metà dei cittadini americani non saprebbe nemmeno indicare sulla cartina) tiri le cuoia per mano nostra, continuando questa politica dell'odio e della difesa a ogni costo, è terribile, oscena e spregevole.
Questi tizi governano la nostra economia e detengono il potere delle armi nucleri e del petrolio.
Sinceramente mi fanno molta più paura loro di tutti i dannati terroristi islamici, fascisti e nazisti. Almeno quelli sono solo persone, non una dannata nazione intera che siede alle Nazioni Unite e si sente autorizzata a impicciarsi negli affari di chiunque solo perché le conviene o le va.

mercoledì 23 maggio 2012

Joplin vs Aquila: come continuare a dimostrare di essere cretini

Potrò dire un sacco di cose sugli Stati Uniti, ma non che non abbiano la forza di ricostruirsi. Ancora e ancora e ancora.
Esattamente come i Giapponesi con lo tsunami, non sono rimasti fermi bloccati da appalti, politica e burocrazia, ma hanno ricostruito. 4000 case in un anno. I cittadini si sono attivati, le assicurazioni hanno pagato senza fare storie, lo Stato ha aperto i cordoni delle borse e ha dato il via libera alle ricostruzioni.
Certo, è più facile farlo quando le case invece di costruirle con mattoni e cemento le fai in legno, ma chi è che costruisce la casetta del terzo porcellino in un territorio dove rischi regolarmente di fare la fine di Doroty? Se devi ricostruire casa tua ogni tot anni tanto vale farlo a basso costo.

Comunque, non era questo il punto.
Il punto era che a 3 anni dal terremoto gli acquilani sono ancora lì che non possono ricostruire, mentre negli Stati Uniti a Joplin oggi ricordavano il tornado che un anno fa ha raso al suolo la loro città, in cui le ricostruzioni sono lì lì per essere ultimate.
In Giappone una settimana dopo il terremoto le strade erano riagibili, all'Aquila la gente vive ancora nei compressi provvisori (e se provano a protestare li menano pure) o non ci vive proprio.
Io questo paese non so proprio come faccia la forza di alzarsi al mattino senza provare una profonda vergogna e disgusto per se stesso. Secondo me se Garibaldi avesse capito a cosa stavamo andando incontro si sarebbe guardato in faccia con il resto dei Mille e si sarebbero detti "Ma chi ce lo fa fare?" e si sarebbero infilati in una taverna a bere.
Noi viviamo in un paese che, nei giorni in cui si sarebbe dovuto immediatamente ricominciare a ricostruire una città distrutta dagli eventi naturali e dalla fenomenale propensione dell'italiano medio a credere che le norme di sicurezza per edifici siano solo un modo per spillargli più quattrini, si è perso in sfilate politiche, grandi dichiarazioni televisive, tanti sorrisi e pacche sulle spalle, transenne e cordoni militari.

Forse è il caso di smetterla di pensarla da latini e cominciare a introdurre qualcosa di meglio dai paesi anglofoni dei telefilm, le mode e la privatizzazione di qualsiasi cosa sia un diritto fondamentale dell'uomo. Cominciamo dal prendere come esempio il modo di reagire alle catastrofi, vedete che l'immagine allo specchio comincerà a sembrare meno disgustosa.

giovedì 10 maggio 2012

Il pensiero di Obama sui matrimoni gay

Ecco, finalmente l'ha detto qualcosa per cui si è meritato davvero quel "preventivo" nobel per la pace (magari ha detto anche altro, ma non sono così informata): "le persone dello stesso sesso devono avere la possibilità di sposarsi".
Barack Obama ha molte cose per cui essere il primo: si parte dal il primo presidente di colore degli Stati Uniti e si arriva ora a il primo presidente degli Stati Uniti che prende una posizione favorevole verso il matrimonio omosessuale.
Sono quasi invidiosa, noi dopo vari Presdelcons molluschi, mafiosi e criminali ci stiamo avvicinando ad averne uno comico, che a questo punto potrebbe essere davvero il minore dei mali, ad esempio le sue barzellette faranno ridere sul serio (chissà come la prenderebbe la Merkel).


Potrei scrivervi un poema riguardo ai motivi perché i matrimoni omosessuali dovrebbero non solo essere permessi ma addirittura "garantiti", così come l'adozione per i genitori omosessuali, ma sono sicura che ormai vi siete fatti tutti la vostra idea (e poi Obama l'ha detto meglio di me. E anche lui e lui).
Quello che è veramente importante ad ogni modo è svincolare finalmente il significato religioso del matrimonio da quello civile, perché qui in Italia in realtà sono ancora uniti più che mai. Non si spiega in altra maniera se no il motivo per cui, oltre non essere permesso tra persone dello stesso sesso, non siano nemmeno riconosciute le coppie di fatto.
Nel momento in cui lo Stato deciderà di prendere le proprie decisioni in base a ciò che è giusto e democratico per il cittadino e non in base a convinzioni personali, culturali e religiose, finalmente avremo anche i matrimoni tra omosessuali (e, non vorrei dirlo troppo forte, anche maggiori diritti per gli immigrati!).
Certo dovremo solo oltrepassare la barriera di migliaia di anni di patriarcato, misoginia, omofobia e razzismo, ma ehi, che volete che sia, basta smettere di avere paura dei cambiamenti. No?
Se poi il Papa e cardinali vari vogliono metterci il becco come al solito ce l'ho io la soluzione: una bella patata (vegetale) in bocca, cruda. Provate voi a parlare con i denti incastrati in un tubero. Magari gli migliora pure la pronuncia.
Ai leghisti, ciellini, fascisti, pdellisti e finti comunisti invece la patata la darei vera, solo bisogna trovare qualcuno con sufficiente pelo sullo stomaco da sacrificarsi.

martedì 24 aprile 2012

L'unico motivo per cui non vogliono più uccidere

Non perché è inumano.
Non perché va contro tutti i principi morali religiosi di cui si riempiono sempre la bocca.
Non perché è completamente antidemocratico e contro i diritti dell'uomo. No.
Ma perché costa troppo.

In un mondo in crisi pare che l'abolizione della pena di morte negli Stati Uniti possa passare esclusivamente tramite il portafoglio dei contribuenti. Roba che se stavamo ancora nel boom economico la ristabilivano in tutti gli altri.

Ma che bel coraggio che hanno a dichiarare ogni tre per due che non si fidano degli atei perché non hanno una guida morale e non sono costretti a rispettare i principi imposti dalla fede, quando sono i primi a fare orecchie da mercante quando si tratta del più importante: non uccidere.

Ho una sola parola per voi: cani.

venerdì 13 aprile 2012

Il razzo della Corea ha un buco nella gomma

Beh, insomma, vi siete tanto agitati per sto razzo e poi non è nemmeno riuscito a raggiungere la stratosfera.
Giappone e Corea del Sud dispiegano le forze, USA condannano l'iniziati, la comunità internazionale (ok, ma chi ne fa parte? Solo noi occidentali oppure ci abbiamo ammesso anche il Burundi e l'Afghanistan) e perfino la Cina non l'ha visto di buon occhio (e qui ci sono rimasta di sale).
Si beh, ecco, che esagerati.
Ora io non vorrei dire, ma per quando la Corea del Nord abbia come obiettivo riunirsi (violentemente) al Sud e conquistare il Giappone (almeno, è sempre quello?) prima di gridare "Al lupo!" non è il caso di vedere che succede?
Perché signori, sono messi talmente male che il lancio di un misero satellite non gli è riuscito, cosa credete che possano mai fare contro tre nazioni di cui una ha insegnato a tutti cosa fossero le armi di distruzione di massa?
Che poi devo dire la verità, io quelli che devono venirti a dire qualcosa ogni volta che ti vedono impegnato in un qualche tipo di attività non li reggo tanto.
Sono un dannato regime comunista autocratico, isolato dal resto del mondo e da che mondo e mondo cos'è che ha sempre fatto cadere regimi, religioni, pregiudizi, razzismi, etc? La cultura e la condivisione della stessa.
Perciò la prossima volta che devono lanciare un satellite meteorologico non so, fate qualcosa di carino, offritegli un paio di scienziati per farlo andare a buon fine stavolta. Ci guadagnate due volte:
1. loro vi dovranno un favore (o comunque farete capire che siete ben disposti a fargli far parte del resto del mondo)
2. scoprite se è davvero un satellite quello che lanciano

Che, di nuovo, c'è un motivo se la guerra fredda non è mai giunta al suo apice più estreno ed è: a nessuno interessa un futuro post apocalittico.
E se la Corea del Nord avesse veramente le risorse (e la volontà) di muovere guerra lo avrebbe già fatto da un pezzo.

domenica 19 febbraio 2012

I sagaci metodi per aumentarsi l'autostima dell'FBI

E ora come la dovrei giudicare questa?
Un uomo (un ragazzino...) entra clandestinamente negli Stati Uniti. Ci rimane tredici anni e più di una volta esprime la sua volontà di sacrificarsi in un attentato terroristico via telefono. E' chiaramente un mezzo idiota, o negli States ci sarebbe arrivato con i mezzi di Al-Qaeda e l'attentato l'avrebbe fatto prima di uscire dall'adolescenza, altro che essere ancora lì bello arzillo a 29 anni.

Ora, che hanno fatto sti intelligentoni dell'FBI per aumentarsi l'autostima? Si sono presentate come Al-Qaeda e gli han detto: "Ehi, te lo facciamo fare noi l'attentato!"
Il pivello, che a quanto pare si annoiava davvero nella vita, ha detto "Ok! E io che credevo di non piacervi ragazzi, sono così contento che mi abbiate notato!"
Gli han dato armi e bagagli e spedito verso il luogo convenuto, dove è stato ovviamente arrestato.
Ora sono tutti lì a darsi pacche sulle spalle e dirsi che sono bravi, sono dei miti, sono dei geni.
No, siete dei fottuti istigatori a delinquere.

Non avete preso un tipo che abitualmente commercia in droga e/o armi fingendovi compratori, avete preso uno che blaterava di voler fare un attentato terroristico e glie ne avete dato i mezzi. Se l'aveste lasciato stare quello forse tra vent'anni, sarebbe stato ancora lì a blaterale con i nipoti che avrebbero alzato gli occhi al cielo dicendo "Sì nonno..." tornando poi a concentrarsi sulla Playstation.
Chissà quante altre persone in America e nel mondo dicono cose del genere, tipo "Se il cane di quello stronzo del mio vicino la fa ancora nel mio prato sgozzo lui e il botolo." Ma nessuno va dal tizio a dirgli "Ehi guarda! L'ha fatta di nuovo, sgozzalo!!" per poi saltargli addosso nel momento in cui entra nel patio con un coltello. Ma vi pare? Che poi dopo due birre, se siete molto persuasivi, convincereste pure un monaco buddista a darsi fuoco solo per spettacolo.
Geni proprio.

Come dice Malvino, ma espellerlo subito?
Non siete sufficientemente in crisi, no. Dovete sprecare i soldi dei contribuenti in mega operazioni che avrebbero potuto essere risolte in due giornate di lavoro:
Giorno 1: "Toc Toc", "Sì?", "Amin Khalifi?", "Sì.", "Lei è in arresto per immigrazione clandestina e sentimenti antiamericani (o quel cazzo che è)", "Aw! Proprio ora che mi stavo ambientando!"
Giorno 2: Amin Khalifi torna al paese suo.
Fine.

Niente finte armi, niente finti esplosivi, niente intercettazioni, niente decine di agenti dell'FBI che smettono di giocare a ramino per impersonarsi ragazzacci di Al-Qaeda e ridere delle barbacce altrui. Ma soprattutto niente processo con giudici, giuria e avvocati (che sono piuttosto sicura che il tipo non se lo può permettere) il tutto sempre alle spese dei cittadini.

Io spero che Amin abbia un buon avvocato che gli faccia il culo all'FBI, che nei compiti delle forze dell'ordine c'è anche impedire che la gente possa trovare i mezzi per delinquere, mica forniglierli e poi saltar fuori come a bubusettete.

Comunque chiamate i copy, questa è decisamente una buona idea per le pubblicità del "Ti piace vincere facile?"

giovedì 12 gennaio 2012

Quando la polvere da sparo è più importante del pane

Sarà che sono un'idealista, sarà che ormai non riesco più a concepire un solo valido motivo per cui dei paesi che si autodefiniscono "civili" ne abbiano ancora bisogno, ma io tutta questa corsa alle armi a discapito del benessere dei cittadini, la trovo rivoltante.
Tutti i paesi stanno operando tagli con le cesoie devastanti, nella scuola, sanità e servici sociali, ma non nel settore militare.
Ora, sinceramente, dopo due guerre mondiali e una fredda, credevo che ormai ne avessimo abbastanza. Credevo che la lezione fosse imparata: "farsi la guerra è stupido, uccide solo migliaia di persone e alla fine tanto decide tutto l'economia". E invece no. Tutti lì a rimanere belli arroccati sui propri fortini armati fino ai denti, nell'eventualità che qualche coglione decida di fare il porco comodo suo in casa nostra.
Ma davvero?
Dobbiamo temere che la Spagna o la Germania per rimpinguare le casse statali decidano di invaderci? Ma se persino l'Inghilterra è passata a metodi meno sanguinosi (ma non per questo meno crudeli) comprando il debito della Grecia e possedendo di fatto l'intero paese.
Oppure c'è sempre la scusa del nemico esterno? Quale degli stati del medioriente è stato scelto? Tutti quanti? Oppure è la Cina? Sbaglierò ma mi pare che persino loro si stiano dando all'economia, con buona pace della dottrina comunista e dalle altre parti sono troppo impegnati a farsi la guerra a vicenda o (come al solito) a far sì che gli Stati Uniti non si impiccino troppo degli affari loro.
Insomma, io non me la bevo.
Se noi poveri comuni mortali, cittadini di infimo livello, riusciamo a convivere in milioni in metropoli sempre più asfittiche, a stretto contatto con ogni cultura, ideologia e religione, con -tutto sommato- un numero veramente irrisibile di vittime per rissa (che le violenze domestiche continuano a battere ogni record), perché i nostri governi non ci riescono? Perché gli USA vanno ancora in giro a fare guerre preventive come se si fossero fermati all'epoca della rivoluzione contro l'Inghilterra, continuano a invadere altri paesi perché "sia mai che ci diventino comunisti", mentre le nostre "missioni" di pace hanno sempre qualche mitraglietta e carro corazzato dietro?
No, non me la bevo. E sinceramente, al punto in cui siamo, molto meglio qualche cazzo di giocattolo in meno per l'esercito che togliere anche solo a una persona la possibilità di vivere degnamente.

domenica 20 novembre 2011

Sei grasso, quindi non ti amo

Dite un po' voi se non mi devo incazzare.
Un paio di genitori hanno la fobia dell'obesità e affamano la figlia di un anno e mezzo.
Ora, cosa commentare?
L'evidente incapacità di amare un proprio figlio qualsiasi sia la sua estetica, o l'abissale ignoranza in materia di educazione alimentare che vige in quel paese?
Io non so in quale maniera sono riusciti a innalzarsi come fulgido esempio di occidentalità buona e giusta, ma magari è ora di smetterla. Ne abbiamo già avute (e ne abbiamo ancora) a sufficienza di culture che non amano i propri figli, vuoi per cultura, religione o ideologia. Ma che ora non li si ami per l'estetica mi pare troppo, vi pare?

lunedì 26 settembre 2011

Lo stato di polizia

A me fa ridere Berlusconi, che dice di vivere in uno stato di polizia.
Lui una situazione così non l'ha vissuta, l'ha creata. Più di una volta.
Lui non è mai stato in mezzo alla folla, a manifestare pacificamente per le proprie idee, ritrovandosi a terra, malmenato e poi in cella, aspettando per ore di poter andare in bagno o bere o mangiare o venire medicato, in piena violazione dei diritti umani.
Lui non è mai stato prelevato dalla strada una sera morendo pochi giorni dopo per cause mai esplicate del tutto.
Lui non è mai stato preso a bastonate perché stava passando vicino a una manifestazione.
Lo stato di polizia che vive lui, la persecuzione che si sente addosso lui, è quella del bulletto che non capisce perché ce l'hanno tutti gli vogliono male. Che frigna che non è giusto mentre è in castigo per aver rotto apposta il giocattolo del fratellino. Che dà della stronza alla maestra che l'ha mandato dal preside per aver aggredito un compagno di scuola. Che sputa sul buttafuori che lo caccia a pedate fuori dal locale per aver molestato le cubiste.
Noi lo viviamo lo stato di polizia, non lui. Lui, dall'alto delle sue torri d'avorio ad Arcore, circondato da quei poliziotti che tanto disprezza ma di cui non manca mai di attorniarsi, merita di vivere in uno stato di costante terrore del palesarsi della legge.
Noi, che la legge la seguiamo e seguiamo tutte le procedure civili, sociali e legali per far valere i  nostri diritti, quando ci troviamo di fronte dei fascisti rabbiosi armati di manganello, cosa diavolo dovremmo dire?

domenica 11 settembre 2011

11/9

E' sempre molto difficile scrivere dell'11 Settembre.
Si rischia di scrivere luoghi comuni, frasi trite e ritrite, polemiche, retorica, ricordi.
Così credo che non scriverò niente, a parte che oggi anch'io ho ricordato, ho ascoltato alla radio le voci di chi c'era e di chi non c'è più e ho pianto con loro.
Per le polemiche ci sarà tempo un altro giorno, oggi ricordiamo chi è morto quel giorno e chi ha continuato a morire da allora per le decisioni di una manciata di uomini.


venerdì 9 settembre 2011

Barbie Girl era geniale

A quanto pare Barbie Girl è stata votata come canzone più brutta degli anni '90, il che la dice lunga su quanto le persone non capiscano una beata minchia.
Io Barbie Girl l'ho adorata. L'ho imparata a memoria, ho registrato il video da Mtv, ho registrato la canzone dalla radio, me la sono tradotta con il dizionario. La amavo. Ho comprato quel disco degli Acqua solo per lei.
Avevo tredici anni, odiavo i Take That e quello credo sia stato il mio primo guizzo femminista.
Perché?
Mistero della fede! Vediamo un po' il testo và.

I'm a barbie girl, in a barbie world 
Life in plastic, it's fantastic! 
you can brush my hair, undress me everywhere 
Imagination, life is your creation 

Questo non è altro che il grido di battaglia della Mattel, ma esplicato.
La Barbie è una bambola e tu puoi effettivamente fargli un po' quel piffero che ti passa per la testa, tanto è una bambola, non si lamenterà mai.

Sono una Barbie, che vive in un mondo Barbie e la vita nella plastica è fantastica.
Sono una ragazza finta, che vive in un mondo finto e la vita nella finzione è fantastica.
Sottotitoli per chi non ci arriva: chi te lo fa fare di vivere nel mondo reale, brutto, sporco e cattivo? Fai finta di niente e vedrai che bella vita!

Ok, magari l'ultima frase a tredici anni non l'ho proprio formulata così, ma ci ero arrivicchiata.
L'ultimo verso potrebbe essere invece il grido di battaglia di The Sims, Second Life e tutti quei fantastici giochi di ruolo in cui si finge di essere un personaggio digitale e ci si crea la vita dei propri sogni. E dire che manco esistevano allora.

I'm a blond bimbo girl, in a fantasy world 
Dress me up, make it tight, I'm your dolly 
You're my doll, rock'n'roll, feel the glamour in pink, 
kiss me here, touch me there, hanky panky... 
You can touch, you can play, if you say: "I'm always yours"

Questa non è altro che la replica della prima strofa: sono una bambola, puoi farmi quello che vuoi, perché tanto sono una bambola e ti appartengo.

Poi il ribaltone, canta Ken:
"Tu sei la mia bambola, rock'n'roll, segui la moda del rosa, baciami qui, toccami lì, hanky panky (che secondo le traduzioni è: facciamo sesso)".
L'uomo che dice alla donna: tu se la mia bambola dai facciamolo. Dichiarato, così, semplice semplice, in una canzone di un gruppo pop per ragazzini.

E poi lei riprende: Puoi toccare, puoi giocare, se dici: "Sono sempre tuo", e qui si entra nel tragico e perverso gioco delle possessioni, che è poi l'unico motivo per cui esistono le relazioni monogame.
Non è che solo gli uomini hanno desiderio di possesso, è un male diffuso tanto da una parte quanto da un'altra (sottile differenza, gli uomini quando vedono la propria "proprietà privata" prendere il volo di solito reagiscono un tantino violentemente... noi almeno ci limitiamo a rompere i coglioni. Tanto, ma solo quello).

Make me walk, make me talk, do whatever you please 
I can act like a star, I can beg on my knees 
Come jump in, bimbo friend, let us do it again, 
hit the town, fool around, let's go party 
You can touch, you can play, if you say: "I'm always yours" 
You can touch, you can play, if you say: "I'm always yours" 

E questa è la continuazione della lezione n° 1 di: Come una donna dovrebbe essere secondo l'immaginario maschilista.
"Fammi qualsiasi cosa per favore"
"Posso implorare sulle mie ginocchia" (che poi non era vero, mica si piegavano le ginocchia alla Barbie!)

La più classica fantasia e desiderio maschile lì, spiattellati tramite la parodia di un giocattolo per bambine.
D'altronde la canzone non nasconde affatto che l'unico desiderio di Ken è farsi Barbie, mentre lei continua a gingillarsi con l'idea di amore (eccerto, è cresciuta come una stupida Barbie!). Che la Mattel si sia incazzata per questo poi è abbastanza ipocrita, credo non ci sia stata nessuna di noi che al sorgere delle prime pulsioni ormonali, non abbia spogliato Barbie e Ken facendoli copulare (che poi, vogliamo parlare del fatto che lei era anatomicamente giusta e lui... castrato?) e penso che loro l'abbiamo sempre sapito.

Il continuo ritornello:
Come on Barbie, let's go party! 
(Ah-ah-ah-yeah) 

e la fine del video non è altro che il corollario al tutto.

Il mondo stava cominciando a riempirsi di ragazzini che dalla vita volevano solo fare festa, avere fidanzati bellissimi e passare la vita nella frivolezza, ovvero gli anni '50 pari pari. Che regresso allucinante, ed era solo il '97.

Barbie Girl all'epoca non è stata molto capita e tutti si divisero tra: ma che stupida! ma che carina, come si balla bene!
Anch'io devo ammettere che buona parte del mio amore arrivò grazie alla Mattel, che gli fece causa. Anche se poi la fecero passare come una semplice parodia, questa è e resta una delle critiche migliori fatta del vero significato della Barbie e della società patriarcale in genere.

La Barbie è esattamente così: finta, frivola, stupida e insegna alle bambine un modello di femminilità deleterio e sbagliato (mentre Big Jim dall'altra parte si impegnava a insegnare ai bambini come essere un vero macho).
Che l'abbiano dovuta scrivere un gruppetto pop che viene preso in giro ancora adesso, la dice lunga su quanto i tempi siano pronti per ammettere che metà della popolazione mondiale viene educata dai giocattoli a un modello di vita repressivo.

E comunque il video è geniale.
W Barbie Girl!

(Testo della canzone preso qui)


mercoledì 24 agosto 2011

Il lato sporco della battaglia

Vengono fuori, pian piano, ma vengono, le magagne di tutta la faccenda libica.
Giuro che per un attimo lo avevo sperato che fosse una ribellione completamente popolare, senza troppe ingerenze straniere, e invece no.
La NATO ci ha messo il suo bel zampone indelicato, il che significa che la colpa si rifletterà anche su di noi.
Colpa? Di cosa? Noi li abbiamo aiutati!
No, non è vero.
O meglio, certo che li abbiamo aiutati. A massacrarsi meglio e più velocemente, a portargli via una buona fetta del merito del successo della ribellione, a terrorizzare i civili inermi e non armati che ora sono rintanati nelle proprie case a sperare che i "droni intelligenti" della NATO non passino di lì.
No, non sto sputando sulla ribellione, più che sacrosanta, sto sputando su di noi.
La Norvegia, unico tra gli stati delle Nazioni Unite, si è tolta dall'impiccio perché aveva capito una cosa fondamentale: non sono cazzi nostri.
Una volta insorto, una volta lanciato all'attacco, l'unico supporto che doveva essere dato ai libici, tutti, era di assistenza medica e di rifornimento, non proiettili. Poi se volevano massacrarsi a vicenda fino a che uno dei due schieramenti non sarebbe stato eliminato alle fondamenta erano affari loro (e magari non l'avrebbero fatto se non avessero avuto un supporto militare così elevato, magari avrebbero cominciato a trattare, magari prima o poi a qualcuno la nausea del sangue sarebbe venuta, ma quando sono i droni ad ammazzare per te ed è qualcun altro a premere il bottone, potrebbe essere un po' difficile capire dove sta la linea di confine tra la ribellione e l'indiscriminato massacro).
E invece no, ci siamo finiti in mezzo, noi e la nostra maledetta spocchia di dover sempre intervenire ovunque, senza renderci conto che ogni volta che lo facciamo peggioriamo solo la situazione. Ci siamo arrogati il diritto di decidere qual'era lo schieramento che aveva ragione, abbiamo fatto da giudice, giuria e boia in casa d'altri. Gheddafi è un dittatore? Sì. Era compito nostro fermarlo? Assolutamente no.
Boicottarlo, sanzionarlo, chiudere i canali diplomatici, ma quel che succede in Libia i libici soli dovevano rimetterlo a posto.
Cos'è, la lezione a noi non è bastata?
Abbiamo accolto gli americani come eroi alla fine della seconda guerra mondiale e qual'è stato il risultato? Che sono ancora qui a rompere i coglioni. Anzi, il rompono ogni giorno di più perché continuano a sentirsi i maledetti salvatori del mondo.
Penserete mica che ci lasceranno rimanere lì ora, senza colpo ferire, a usufruire magari pure dei loro pozzi petroliferi? Illusi.
Ora che la ribellione libica è così insozzata resta solo da vedere come andrà a finire: se gli estremisti islamici alla fine riusciranno a prendere il potere paventando la sicura situazione prossima in cui la NATO comincerà a voler dettare legger per il bene dei libici (uh come ci godranno! e quanto ci godranno gli americani in una nuova repressione preventiva!!) o lo faranno i militari che non vorranno cedere il controllo del paese ad AlQaeda.
Sinceramente, tra questo e una possibile colonizzazione da parte nostra non so cosa augurargli. Se non altro loro non hanno impianti sciistici su cui stupide reclute americane andranno a sbattere, ma una seconda Ustica può sempre accadere.

Naturalmente il mio giudizio può ancora cambiare, dipende dalle informazioni che arriveranno in futuro, ma già ora come ora la vedo male, forse quasi peggio dell'Egitto.

domenica 21 agosto 2011

Atei rivelatevi!

Questo mini articolo dell'UAAR mi ha fatto riflettere. Non tanto per il fatto che gli atei sentano la necessità di un social network dedicato, quanto che dichiarare la propria assenza di fede sia un "coming out". In poche parole è paragonato alla stesso tipo di rivelazione che dovrebbe fare un ragazzo o ragazza omosessuale.
Mi piacerebbe vederli a confronto due figli che vanno a colloquio dai genitori: uno gli dichiara di essere ateo, l'altro omosessuale. Mi chiedo quale dei due verrebbe sbattuto fuori a calci.
Sarebbe un esperimento interessante, non trovate?
Se dovessimo dare retta ai sondaggi però, ho credo che sarebbe l'ateo.
Pare infatti che negli States essere atei sia considerata una cosa orrida, davanti alla quale tutto il resto passa in secondo piano.
Ma perché?
Un candidato ateo è un candidato razionale, con meno pregiudizi della maggior parte delle persone e quindi improntato a dialoghi e decisioni di più larghe vedute di uno che va in chiesa ogni domenica, perché il credo, quale esso sia, delle limitazioni te le impone. Cioè, i dieci comandamenti non sono un "traccia" a cui ispirarsi.
Basta partire dal giuramento americano fatto sulla Bibbia.
Io me la sono fatta spesso la domanda: ma un islamico/buddista/ebreo/etc che deve andare a deporre in un tribunale, quando deve giurare, come fa?
Gli fanno una delega speciale? Gli cambiano il libro sacro? Dice il nome del suo dio? O ingoia l'umiliazione (perché è una chiara e lampante violazione dei diritti civili imporre il proprio dio a qualcuno, e far giurare un credente di una fede non cristiana sulla Bibbia è come dichiarare ogni volta, che il suo dio non vale un cazzo) e giura lo stesso perché se no la giuria si farebbe una brutta impressione di lui?
Questa è stata solo un'altra delle conferme che mi ha fatto capire che se mai io avessi veramente trovato il coraggio di andare negli States, prima o poi mi avrebbero linciata.
In Europa è da un po' che non è più un problema dichiarare la propria appartenenza o meno a un qualsiasi credo e dichiararsi omosessuale è ancora il coming out peggiore di un adolescente.
Immaginatevi: sedici anni, corridoi dei licei che se sono anche solo somiglianti a quelli dei telefilm in realtà sono zone di guerra, e sapere che per te la religione è solo un'enorme pagliacciata.
Quand'è che la smetteremo di considerare gli Stati Uniti quel baluardo di democrazia utopistica che non sono, e cominceremo a vederli esattamente come e peggio di tutti gli altri?
No così, solo per sapere.