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giovedì 5 aprile 2012

In un mondo di noia

Il mondo mi annoia.
Sarà anche il periodo psico-sentimantale in cui sono ultimamente, ma mi guardo intorno e mi annoio.
Mi annoiano le manifestazioni NoTav, mi annoiano al punto che quando danno dei fascisti ai partigiani non riesco nemmeno ad incazzarmici come si deve.
Mi annoia la lista di discussione di FaS. Non è colpa loro è che veramente, sono sempre le stesse cose e non ho voglia.
Mi annoiano i dibattiti su "Ma Obama si è o no complimentato con Monti?"
Mi annoia la Lega. Davvero. Si è sempre saputo chi era e che erano ladri quanto quegli altri. Benvenuti nella realtà cari.
Mi annoia la disputa sull'articolo 18. Ce lo metteranno nel culo lo stesso e nessuno alzerà un dito.
Mi annoiano le sparate del Giornale e di Libero. 
Mi annoia la Chiesa. Immobile da 2000 anni, con un Papa che sembra uscito dal medioevo. Mai una decisione controcorrente, mai una sorpresa. Che noia.
Mi annoia la crisi. C'è, lo sappiamo tutti e no, non è colpa nostra direttamente, ma sì è colpa nostra che glie l'abbiamo lasciato fare. Di nuovo.

Che noia. Che barba. Che noia.

E facciamola una cosa nuova, no?
Tipo, domani lavoreremo solo di notte e passeremo la giornata a prendere il sole al Parco. Ci vestiremo tutti con costumi in spandex e parleremo come i supereroi dei fumetti. Ci saranno quelli che crederanno di essere i più originali e si vestiranno da RatMan, ma poi si accorgeranno di essere in centinaia e ci rimarranno male. Ci saranno quelli che vorranno fare gli intellettuali vestendosi da Watchmen e Kick-Ass, ma non avranno il coraggio di uscire di casa a far vedere i rotolini di ciccia. Ci saranno quelli che vorranno fare i fighi e si schianteranno sull'asfalto dal quinto piano. Ci saranno quelli che far vedere che anche con la maschera sono sempre loro quelli che comandano scegliendo i cattivi e i supereroi più fighi o più morali o più malvagi, ma nessuno li cagherà di striscio e daranno la colpa ai giovani. Poi ci saranno quelli che faranno veramente la loro porca figura, ma non acchiapperanno niente perché verranno solo molestati da roiti inverosimili o punteranno a chi già nella vita non se li fila manco di pezza.
E poi ci saranno quelli che la prenderanno nello spirito giusto e si divertiranno come scemi facendo la fortuna dei pub.

Ecco, una giornata così, varrebbe davvero la pena di viverla, non trovate?

venerdì 4 novembre 2011

Del desiderio, del rifiuto e dell'imparare a vivere

Ormai ci abbiamo fatto tutti caso. Se desideriamo tanto una cosa, ma non la possiamo avere, questa si fa ancora più desiderabile.
Questo vale per oggetti, cibi, sogni e persone. Soprattutto le persone. Gli oggetti, se risparmi, prima o poi li compri. I cibi se hai delle intolleranze gravi no, ma tra la vita e il cibo non è difficile scegliere. I sogni prima o poi si impara a gestirli o li si dimentica. Con le persone è molto più dura perché tocca anche fare i conti con il rifiuto. Un oggetto o un cibo non ti rifiutano, sono il tuo corpo e il tuo portafoglio a farlo. Ma quando sono gli altri a rifiutarti è come se ti uccidessero.
Il rifiuto è una cosa parecchio tosta perché non ci siamo veramente abituati.

Un esempio a caso: le feste di compleanno delle elementari.
Era quasi scontato che quando un bambino faceva gli anni prima o poi tutti avremmo trovato il biglietto colorato che ci invitava alla festa. Tutti. Nessuno escluso. I nostri amichetti, il bambino che si infila le (tue) matite nel naso, la bambina frignona e il bulletto che ti butta sempre a terra lo zaino. Tutti, perché se lasci fuori qualcuno poi questo ci rimane male.
Ed è lì che casca l'asino.
Perché dovrei invitare alla mia festa di compleanno i bambini che detesto di più o che mi rendono la vita un inferno? Solo perché siamo tutti piccoli, carini e vulnerabili? (Sfatiamo questo mito: i bambini sono crudeli e insensibili più degli adulti).
Non solo invitando tutti la festa per me non sarà una vera festa, ma non faccio capire a loro che non sono miei amici. Ok, ribattete pure che poi il bullo me le suona per farmela pagare, mica è detto che poi non me le suona alla festa o il giorno dopo per ricordarmi chi è che comanda. Almeno per una volta sto SOLO ed ESCLUSIVAMENTE con persone che mi piacciono e dico al bullo di andare a farsi benedire.
Invece no. Tutti amici, tutti belli, tutti assieme appassionatamente. La mia festa farà schifo e non vedrò l'ora che escano tutti di casa (mamma e papà compresi) iniziandoci tutti alla sagra dell'ipocrisia.
In più, né io né i miei compagnucci impariamo a gestire il rifiuto in tempo utile per quando ne riceveremo di seri (primi amori, borse di studio, lavoro, etc...) rischiando molto più facilmente la depressione.
Certo, genitori e maestre hanno ragione a pensare che un bambino ci rimarrebbe male a non essere invitato a una festa, ma magari capisce che se vuole essere invitato la prossima volta magari è meglio se smette di buttarmi a terra lo zaino. Non è che solo perché ho sette anni mi si deve proteggere da ogni bruttura sociale e personae: se ho un carattere di merda, è meglio saperlo per tempo.

Io, ora come ora, un rifiuto non lo so gestire. Razionalmente so che dovrei pensare: "ok, forse non ci sono portato/non è la persona giusta per me/meglio se faccio biologia che arte è un girone dell'inferno con la fila per entrare" ma alla fine mi butto sul classico "faccio schifo". Dicono che in realtà ce la puoi fare a imparare la lezione prima della pensione, io mi accontenterei di riuscirci prima della tumulazione. Chi l'ha dura la vince, no?

Ultima postilla di un post che non trae nessuna conclusione, la festa di compleanno è il primo passo verso il meccanismo molto in voga nei piccoli centri di continuare masochisticamente a frequentare persone che in realtà si detestano, semplicemente perché lo si è sempre fatto/poi si litiga/tanto i posti sono solo tre e mi tocca vederlie lo stesso.
Morale: w le metropoli!