mercoledì 17 ottobre 2012

A fare gli eroi dopo sono tutti capaci

Facile agire ora. Ora che è morta, ora che il suo suicidio ha reso evidente una cosa: a nessuno di loro in realtà di lei non glie ne fregava un cazzo.

I sensi di colpa abbondano immagino e tutti fanno a gara per chi riesce a dimostrarlo di più. I giornali ne parlano come la povera vittima perseguitata, quando gli stessi danno della puttana - insinuando neanche troppo velatamente un "se l'è cercata" o dichiarando che "il poveretto era fuori di sé" - nel momento in cui l'ennesimo fidanzato, amante, marito o ex fa fuori una donna che l'aveva rifiutato o sospettava che.
Loro cosa sono, le figlie della strega?
Anche loro hanno chiesto aiuto, più di una volta, ad autorità competenti, amici e parenti, ma non ho visto Anonymous scatenarsi per nessuna di loro, così come non lo vedo ergersi a paladino di tutte le vittime di cyberbullismo (e sono tante, oh se sono tante) che vanno dalle persone singole ad associazioni.
E non ho visto giornali e telegiornali stracciarsi le vesti per la loro dipartita. No. A momenti difendevano l'aggressore.
Amanda Todd è morta perché a nessuno glie ne importava niente di lei. Non alle persone che hanno visto il suo video su youtube, non alle persone con cui andava a scuola, non alle autorità e sono sicura che appena passerà il momento tutti i "giornalisti" che hanno seguito la vicenda si dimenticheranno le belle parole spese per lei, e torneranno ai soliti cliché sopracitati alla prossima fatta fuori dall'ex (amante, fidanzato, marito o attuali. Nel caso vi foste sfuggito, solo qui in Italia capita in media ogni 2-3 giorni).

Amanda è stata vittima del menefreghismo e dell'idiozia dei genitori, che quando hanno permesso l'accesso a internet alla figlioletta non hanno pensato di spiegarle una o due cosette.

Sapete cosa mi ha detto mio padre il primo giorno che mi ha permesso l'accesso a internet? "Non dare mai a nessuno il tuo nome, il tuo indirizzo, una tua foto niente. Digli quello che vuoi ma non permettergli di rintracciarti."
E io l'ho fatto?
Cazzo, sì.
E avevo 16 anni, non 13. Prima non me l'avevano permesso, troppo piccola. Ma c'è questa idea che se una cosa è alla portata di tutti ed è conosciuta, com'è ora perché all'epoca era veramente appannaggio di pochi e considerata alla pari del voodoo (10 anni fa, non 20), allora può essere solo buona.
Sbagliato.

E comunque sì, non glie ne fregava niente a nessuno di Amanda. Mi dispiace piccola, ma le manifestazioni di dolore che arrivano ora sono sole code di paglia. Il detto "gli amici si vedono nel momento del bisogno" è sempre vero e attuale e tu purtroppo, ho paura che alla fine tu l'avessi capito molto bene.

Volete fare qualcosa per Amanda? Impedite che succeda di nuovo e tenetevi le vostre inutili manifestazioni testosteroniche di forza per voi.
Fate informazione, insegnate come proteggersi e difendersi, possibilmente non quella che porta a un vile e becero linciaggio medievale. O non sarete meglio delle persone che dite di combattere.

martedì 21 agosto 2012

Su Assange e del perché non è mai stato un vero eroe

Quando venne spiccato il mandato di arresto internazionale contro Assange, praticamente nessuno osò mettere in dubbio che fosse un complotto. Se ne scrissero d'ogni, ricordo persino un articolo (che sicuramente non ritroverò mai più) dove si insinuava che le due donne che lo accusavano fossero in realtà al soldo degli USA e/o simpatizzanti e/o con acredini nei confronti di Assange perché imparentate con americani o soldati americani (non ricordo, prendetela un po' come viene).
All'epoca era difficile capire da che parte andare a sbattere la testa, lui era il fondatore di Wikileaks, l'organizzazione che non molto tempo prima aveva diffuso un video in cui militari statunitensi massacrano senza troppe remore dei civili iracheni (ridendoci) e dando la colpa a loro se dei bambini erano stati coinvolti. Ci stava no, che fosse un complotto?
Sì però i mesi passano, la matassa si dipana e finalmente si comincia a leggere qualche articolo più chiarificatore che fa capire come in realtà le due cose non sarebbero proprio così correlate. Sì, gli USA potrebbero avere intenzione di chiedere l'estradizione di Assange dopo il processo in Svezia, ma ehi, da quando un eventuale procedimento dovrebbe inficiare lo svolgersi di un altro?
Certo l'accanimento contro cui si sta processando un accusato di stupro è ammirevole, davvero. Qualcuno mi ricorda un precedente in merito?
Io non ne ho. Anzi, l'ultimo procedimento contro una persona stramaledettamente influente per stupro è finita con l'umiliazione dell'accusante, la libertà totale dell'accusato e come se non bastasse una denuncia per danni morali contro la presunta vittima. Sì, ma lui stava dalla parte giusta della barricata, quella degli intoccabili.
Come vorrei che tutti gli accusati di stupro fossero perseguiti con lo stesso ardore! E invece di solito se succede la colpa ovviamente è di lei che, per un motivo o per l'altro se l'è cercata. Altro che mandato di cattura internazionale.
Ok, potrebbe essere davvero innocente, ma se a una persona come Strauss-Khan si può dare il beneficio del dubbio allora bisogna avere anche il dubbio che Assange sia colpevole.
Comunque, per quanto la storia puzzi non posso fare a meno di rileggere questo post e pensare che in questo momento ci sono tre donne in carcere, che si sono guadagnate la condanna cantando una canzone satirica contro l'uomo da cui Assange percepisce stipendio e lodi e che ha ottenuto asilo in uno dei paesi dove la libertà di stampa non esiste.
No ma sei coerente. Davvero.
Forse lui davvero si crede Robin Hood, sul serio, ma non posso fare a meno di pensare che 1. qui non siamo ai tempi di Re Riccardo dove la parola democrazia ancora non esisteva e la legge era a discrezione del sovrano, 2. con il suo modo di fare sta ledendo le azioni di tutte quelle persone che contestando i propri regimi, hanno anche affrontato processi farsa e scontato condanne ingiuste pur di mandare il proprio messaggio al popolo.
Se davvero non è colpevole lo dimostri. Vada in Svezia, affronti le accuse e le confuti.
Se davvero è un complotto un'organizzazione potente come la sua che riesce a mettere le mani su qualsiasi documento segreto (anche perché pare che la gente non veda l'ora di consegnarglieli) che difficoltà potrà mai avere a trovare le prove che sia tutta una farsa? E non dimentichiamo questo famigerato punto sei. In molti hanno già dichiarato negli States che Assange lo vorrebbero condannato a morte e in quel caso sì, darsi alla fuga lo accetterei, anzi sarebbe stramaledettamente sacrosanto che voglia salvarsi la vita. Ma ormai è chiaro che lui vuole solo salvarsi il culo da un'accusa infamante di stupro per poter continuare a fare il salvatore della libertà di informazione dei popoli.
Domanda scomoda: che paladino delle libertà sei se costringi una donna a fare sesso con te?
Non lo sei.
Punto.

Grazie per averlo chiarito finalmente.

lunedì 20 agosto 2012

A Tony Scott e a quel salto che io non ho fatto

La prima volta che nella mia testa sorse l'idea del suicidio avevo 11 anni.
Quest'idea rimase con me per tutta la durata delle medie e, onestamente, sono molto fiera del mio istinto di sopravvivenza che decise di abbandonare tutto e tutti (incluso un futuro scolastico decente) e ricominciare da capo e da sola (13 anni).
Successivamente però l'idea riapparve forte quanto prima e fui talmente fortunata da incontrare degli ottimi anestetizzanti contro quel dolore acuto, che proprio non ne voleva sapere di spegnersi. E' così che sono apparse la mia dipendenza da fumetti, film, telefilm e internet.
Con un mondo interiore non più alimentato solo dai libri, ebbi finalmente un universo intero in cui rifugiarmi ogni volta che mangiare diventava troppo difficile, senza ritrovarmi mai così disperata da dovermi rivolgere alla chimica.
E tra i primi film che ricordo di aver visto fuori dall'onnipresente controllo censorio di mia madre c'erano Top Gun e l'Ultimo Boy Scout.
Il primo non mi colpì particolarmente ma il secondo assolutamente sì.
Era il periodo in cui mi stavo facendo una scorpacciata immensa di film d'azione e Willis, Gibson, Washington, Pitt e Clooney stavano diventando i miei migliori amici. Ricordo anche molto bene Spy Game e il godimento estremo di Domino al cinema. Insomma, in qualche maniera Tony Scott ha contribuito assieme a molti altri a salvarmi la vita e adesso, sapere che invece lui non ce l'ha fatta, che alla fine altre via di fuga non ne ha più trovate, mi rattrista e mi fa male.
Ora dopo aver letto la notizia un giornale, mi trovo a ringraziarlo di aver dato un po' di sollievo alla mia vita e di aver alimentato il mio mondo anche solo per un po' e a sperare che almeno nell'ultimo istante quella pace l'abbia trovata.
Sapete, nessuno di noi sa veramente se in quell'attimo saremo veramente in pace. E' la paura del pentirsi a metà che ci fa desistere, il trovare sempre qualcosa che ci faccia arrivare al giorno successivo. Quando non lo troviamo più, ecco forse quello è il momento in cui facciamo un altro passo e un altro ancora verso quel vuoto eterno che appare sempre più desiderabile di quello terreno.
Io sono stata fortunata, la forza di indietreggiare l'ho trovata, quell'abisso non è più così confortevole e non sovrasta più il senso di colpa e di viltà. Quindi oggi, in memoria sua e di tanti come lui che invece in quell'abisso han saltato, cercherò di essere viva, serena e felice della mia vita nella speranza che in quel buio non ci cada più nessuno.

lunedì 30 luglio 2012

Il cambiamento forzato ai tempi del luna park

I cambiamenti fanno paura, sia che siano voluti che no.
Ma quando sono voluti c'è stato almeno il coraggio raccolto in precedenza che ha portato alla decisione di volerlo, che ti aiuterà a mandarlo avanti fino al suo compimento e ti farà godere di ogni attimo.
Quando invece non sono voluti sono un po' come le montagne russe su cui ti hanno piazzato senza preavviso e senza chiedere il tuo parere.
Sei lì sul vagoncino in prima fila, che osservi la sommità della vetta avvicinarsi senza che tu possa farci un bel niente e sai perfettamente cosa di aspetta dopo lo scollinamento. Il cuore e lo stomaco sono già traslati di una posizione, la laringe è scomparsa chissà dove e il tuo cervello urla come nemmeno una dodicenne in vista del suo cantante pop preferito. Il cuore naturalmente ha raggiunto i limiti della tachicardia e stai producendo adrenalina e ormoni da stress in quantità industriali, soffrendo ogni dannato metro.
La discesa sarà terribile, perché non la volevi affrontare e l'esperienza sarà ancora peggiore di quel che sarebbe stata se solo l'avessi presa con filosofia.

Va da sé che salire sulle montagne russe in piena coscienza e convinti di divertirsi porterà solo ad altro divertimento. Nel caso contrario rimetterete la cena e odierete tutti quelli che vi hanno portato al luna park, senza avvertirvi che il giro della morte sulla giostra era obbligatorio.

Il prenderla con filosofia è l'unica soluzione possibile. Capirlo è facile, esserne capaci però è un altro paio di maniche, quindi chiudete gli occhi, trattenete il fiato e aspettate che il vagone arrivi fino in fondo, sperando che il prossimo cambiamento non sia proprio lì dietro l'angolo.

venerdì 6 luglio 2012

Alla deriva

Quando passi molti mesi a cercare di influenzare il corso di determinati eventi per portarli verso di te, prima o poi succedono due cose: o ce la fai o ti rendi conto che è impossibile.
Nel primo caso ho idea di cosa succeda solo nella metà dei eventi desiderabilmente influenzabili, nel secondo caso ho un curriculum invidiabile.
Ovviamente quando gli eventi decidono cocciutamente di rimanere nel loro status quo, appena lo capisci è meglio se smetti sia di provarci che sperarci. Per il proprio bene, mica per altro.
Razionalmente è una cosa molto facile da fare, inconsciamente è 10 volte più difficile che scalare l'Everest. No, non ho scalato l'Everest, ma è tutto allenamento e buon equipaggiamento e quindi in un certo calcolo delle probabilità è fattibile. Con l'inconscio invece è una dannata lotteria coi numeri truccati a tuo sfavore.
Quindi cominci a fare a metà, ti concedi almeno delle piccole cose che non recidono niente ma comunque non rafforzano nient'altro e intanto cerchi di trovare il modo di lavorarci su.
Prima o poi però gli eventi possono decidere di intervenire da soli e prendono decisioni per te. E' la vita, non ci si può fare niente e per quanto sia più doloroso che cercare di farsi una ceretta inguinale, in realtà  quando succede è molto figo. Perché magari hai sperato così tanto in quell'evento che a recidere tutto da sola non ce la fai e per quanto faccia male sapere che la cesoia definitiva sta per calare, sai anche che prima o poi starai bene come prima della Decisione. Anche se alla fine tu non hai deciso niente e hai accolto gli eventi come venivano, come una barca alla deriva senza timone, perché la fatica che ci hai messo nei mesi precedenti non è ancora passata.
Delle volte la deriva è meglio che niente. Sicuramente meglio di una bonaccia perché, se non altro, ci si muove.

martedì 12 giugno 2012

Dal medioevo non siamo mai usciti

Com'è successo che in questi pochi anni siamo tornati a vivere tra gli anni 40 e gli anni 70?
Con gli uomini che attaccano il diritto delle donne all'autodeterminazione, lo stato che taglia diritti su diritti e le forze dell'ordine che manganellano i lavoratori che difendono solo il loro diritto a lavorare?
Tutti gli anni di sforzi e sacrifici dei nostri nonni e genitori stanno svanendo come neve al sole e sembra che l'unica scusante sia che c'è la crisi, quindi si fa tutto il possibile per salvare capra e cavoli.
Ma quale capra e quale cavoli? Ma soprattutto, di chi?
Perché a me pare che le uniche persone che usciranno mai da questa crisi saranno quelle che l'avranno sfiorata a malapena. Quelle che al massimo invece di vivere con 20.000 euro al mese si sono ritrovati a vivere con 10.000 (poverini), soldi che io per inciso ci metto quasi tutto un anno per guadagnarli.
Quelle stesse persone poi sono le stesse che fino a 2-3 anni fa dicevano che non esisteva la crisi, mentre noi già vivevamo con i cordoni della borsa il più stretti possibile, perché la morsa economica aveva già cominciato a farsi sentire e la gente perdeva lavoro e salario come ridere (e meno male che non c'era la crisi).
L'oppressione è tale che la si può respirare. Ogni volta che si apre un giornale, si accende la radio o si guardano i manifesti per strada, si può sentire questa recessione che annienta la democrazia così faticosamente costruita e la nostra liberà in maniera tale che spezza quasi il fiato.
Si fa tanto parlare di questo occidente civilizzato, dove ognuno è un libero cittadino e può costruire la sua fortuna, ma la verità è che non siamo così differenti da quei posti ed epoche in cui la divisione tra caste ti etichettava e determinava la tua esistenza e i potenti stracomandavano sugli altri. Esistono ancora gli schiavi e i servi della gleba, esistono ancora persone che decidono come noi poveracci dobbiamo vivere la nostra vita, esistono ancora le religioni fatte per dividere, unire e controllare. Chiamatelo 22° secolo, chiamatela democrazia, ma la sostanza del medioevo è ancora qui in tutta la sua fierezza e noi lo stiamo lasciando fare.

Ringrazio i lavoratori egiziani che ci hanno fatto capire che nonostante tutta la nostra emancipazione, ancora a botte e sassate ci toccherà difendere il nostro diritto a una vita dignitosa.

lunedì 11 giugno 2012

L'invidia dell'utero non muore mai

Beh ci siamo. Ecco l'ennesimo uomo che pretendere di mettere becco in faccende che non lo riguardano nemmeno alla lontana, cioè la gestione del nostro utero.
Leggo da Malvino che un simpaticone ha di nuovo rimesso in gioco la legittimità nostra, sacrosanta e inviolabile, di decidere se diventare madri o meno, in base a una ideologia mai verificata scientificamente, che un grumo di cellule siano un individuo senziente e che noi dovremmo essere trattate alla stregua di incubatrici. Della serie, sei rimasta incinta? Cazzi tuoi.
Poco importa che età, disponibilità economica, salute o anche solo voglia di essere madre hai. Ce l'hai e te lo tieni. Hai fatto sesso? Visto che succede alle bambine cattive? La prossima volta stai buona in casa a fare la calza finché papà non ti trova un marito.

Coglione bigotto e retrogado.

Questa ossessione per il nostro corpo sta cominciando a diventare ridicola. Di cosa avete paura se ci gestiamo come ci pare e piace? Che nascano meno idioti come voi? Che improvvisamente il mondo diventi più sano, felice e libero mentre voi livorosi e nostalgici del passato venite lasciati indietro come i cani rabbiosi che siete?
Rassegnatevi. Di certo non smetteremo di essere noi stesse libere e felici della nostra libertà sessuale solo perché voi avete la mania del controllo. Anzi, visto che vi piace così tanto sto "controllo", usatelo su di voi e su quell'arnese che troppo spesso confondete come un arma e un simbolo di potere.

Se poi vi preoccupaste davvero della salute dei più deboli, sareste più interessati a come vivono questi bambini una volta nati. Ma a voi che vi frega se un piccoletto muore di fame o di malattia perché la famglia non era in grado di prendersene cura, viene abbandonato alle cure statali o sballottato da una casa famiglia all'altra? A voi basta solo sancire che chi comanda siete voi. Ma occhio, che tanto l'industria dei sexy shop quanto Lorena Bobbit hanno stabilito già da un pezzo quanto quel vostro "scettro" sia solo quello che è: un misero pezzo di carne. Accettatelo, vedrete che vivrete più felici e meno livorosi. E magari una che ve la dà per pietà la trovate pure.

Ce l'ho io una buona proposta di legge: se non hai un utero non puoi decidere di controllarlo. Che ve ne pare? Io voterei subito per approvarla.

venerdì 8 giugno 2012

Sei incinta e in carcere? Partorirai in catene. Letteralmente.

Sorpresa delle sorprese, il grande paese portatore della democrazia e dei diritti civili è sempre in prima linea per romperli tutti.
Se sei una donna incinta e vieni arrestata, al momento di partorire sarai incatenata al letto.
Una pratica barbara, inumana e pericolosa.
Inoltre, l'autorità carceraria non è obbligata per legge a registrare le nascite.
Qui ci vuole l'applauso.

Ci sono tantissime donne che hanno partorito in condizioni orribili che ora stanno portando avanti una class action per farsi riconoscere il crimine subito da parte dello stato. L'ultima era una ragazzina.
Se lo chiedete a un ufficiale giudiziario, vi dirà che le donne vengono legate al letto perché è la normale prassi carceraria, che impedisce al prigioniero di tentare la fuga ed è per protezione altrui.
Io vorrei capire cosa diavolo credono che sia il parto, per credere veramente che in quelle condizioni una donna sarebbe in grado di fuggire o fare del male a qualcuno.
Incatenare una donna al letto è molto pericoloso sia per lei che per il bambino in caso si verifichi un emergenza medica (operate con delle catene se ci riuscite). Inoltre, conoscendo il sistema sanitario statunitense, sono sicura che a nessuna di loro venga somministrata l'epidurale.

Nel caso non lo sappiate la posizione "standard" che viene utilizzata ora per partorire non è quella naturale. Non ci credete? Allora provate a fare i vostri bisogni da sdraiati.
Il nostro corpo dovrebbe aiutarsi con la forza di gravità per far nascere il bambino, è il motivo per cui in molti paesi non ancora perfettamente "civilizzati", come in Africa, le donne partoriscono in ginocchio. Partorire orizzontalmente senza anestesia è molto doloroso e faticoso. Ma la somministrazione dell'epidurale inibisce le contrazioni, per questo viene somministrata l'ossitocina (che tra l'altro produciamo già di nostro). In realtà, se partorissimo ancora da accovacciate senza additivi chimici, il nostro corpo produrrebbe da solo tutte le sostanze per inibire il dolore che ci servirebbero e partoriremmo senza troppi problemi (come avremmo fatto secondo voi se no, ad arrivare a 7 miliardi?)
Non sto parlando a vanvera, una ragazza un paio di anni fa ha partorito un bambino cacciando fuori dalla stanza il ginecologo che la voleva mettere sul lettino, perché voleva fare come le pareva a lei. Quindi camminava per far passare il dolore e si accovacciava a ogni spinta. E' sopravvissuta benissimo e non le è sembrato così insostenibile. Niente epidurale o altro.
L'uso della posizione orizzontale a letto è stata introdotta con la nascita della medicina e per il fatto che i medici vedevano il parto come una cosa da gestire in maniera più "tranquilla" e "pulita". Ma non c'è niente di educato e pulito in un parto. E' un parto per la miseria.

Quindi gli Stati Uniti oltre a oltraggiare di nuovo i "diritti civili" effettivamente torturano. Ma che ci si poteva aspettare da un paese che ha creato Guantanamo?

mercoledì 6 giugno 2012

The Kill List of USA

Quanti paesi hanno una "Kill list"?
Probabilmente tutti, o quasi o molti. In ogni caso sono sicura che non siano solo gli Stati Uniti. Loro però la sbandierano un sacco.
Se fossi il presidente di uno Stato e avessi una Kill List, forse avrei il buon senso di tenerla segreta, soprattutto se mi sto facendo portabandiera della democrazia globale (ma chi l'ha deciso poi? Ci sono state libere elezioni? A suffragio univerale o solo tra i politici?).
Seriamente, non c'è niente di più antidemocratico del decidere arbitrariamente di uccidere cittadini stranieri su suolo estero (ma anche i propri).
Non mi interessano le scuse del tipo "ci stiamo solo difendendo" o "è per la pace nel mondo", perché è ipocrisia. La morte di una persona non ha mai portato pace, solo altra morte (e un mucchio di gente incazzata ben decisa a perpetrarla oltre). Inoltre noi qui la ditttura l'abbiamo avuta sappiamo bene la differenza tra i due stili di governo: uno non uccide, l'altro sì.
L'altro, voglio far notare, è anche un paese che ammette ancora la pena di morte, alla pari di molte dittature sparse per il globo.
Se poi cominciamo a pensare a questo sbandierare orgoglioso "finalmente l'abbiamo ucciso", come se veramente tutta la nazione fosse lì con il fiato sospeso ad aspettare che qualcuno in un punto imprecisato del medioriente (parte del mondo che più della metà dei cittadini americani non saprebbe nemmeno indicare sulla cartina) tiri le cuoia per mano nostra, continuando questa politica dell'odio e della difesa a ogni costo, è terribile, oscena e spregevole.
Questi tizi governano la nostra economia e detengono il potere delle armi nucleri e del petrolio.
Sinceramente mi fanno molta più paura loro di tutti i dannati terroristi islamici, fascisti e nazisti. Almeno quelli sono solo persone, non una dannata nazione intera che siede alle Nazioni Unite e si sente autorizzata a impicciarsi negli affari di chiunque solo perché le conviene o le va.

lunedì 4 giugno 2012

Acqua

Sabato sera ho visto all'Imbarchino un documentario che si intitola "La sete nel mondo" di Yann Arthus-Bertrand.
Dopo aver dissertato su quanta acqua potabile effettivamente esiste (meno dell'1% sull'intero pianeta) e quanta ne sprechiamo sempre di più man mano che il nostro progresso tecnologico avanza, è andato avanti illustrando tutti quelle popolazioni che all'acqua potabile non hanno accesso, o l'hanno persa o non l'hanno nemmeno mai bevuta (provate un attimo a immaginarvi cosa vuol dire non sapere che sapore ha l'acqua potabile).
Un discorso abbastanza apocalittico in cui si capisce che tra un centinaio d'anni chi abita in zone ricche d'acqua come le Alpi, saranno gli unici che non rischieranno di vedere la siccità (io non lo sapevo ma nel 2008 a Barcellona dovettero far arrivare l'acqua con le navi cisterne. Sapete cosa significa essere in 5 milioni e non poter bene o lavarsi?).
E poi ha detto una cosa che mi è rimasta impressa qui, proprio nella retina: l'acqua che stiamo utilizzando noi ora, è la stessa di quella che dissetava i dinosauri. Siamo un circolo chiuso, al di fuori del nostro strato di ozono non esistono interscambi di materia di nessun tipo, quindi l'acqua è sempre la stessa da migliaia di anni, che si ricicla e trasforma. In pratica, ogni volta che beviamo un bicchiere d'acqua stiamo facend un viaggio nel tempo.
E l'altra cosa che mi è rimasta impressa è che la percentuale di acqua potabile nel mondo non cambia mai, è sempre la stessa ogni anno (che equivale in realtà al bacino di un lago in Russia). Il nostro stile di vita però richiede che ne venga usata sempre di più, soprattutto per l'industria (11.000 litri per produrre un paio di jeans, 15.000 per un kg di carne...) e la nostra propensione a sprecarla non aiuta le cose.
Quindi magari la prossima volta che vi lavate i denti e lasciate il rubinetto aperto, pensate per un attimo a tutte quelle persone a cui quel bicchiere d'acqua avrebbe fatto la differenza tra la vita e la morte e magari chiudetelo.
Così, per rispetto.
Avremo anche l'acqua pubblica ancora noi, ma non mi pare il caso di sprecarla.

lunedì 28 maggio 2012

Ci sono soldi? Allora qualcuno, è sicuramente corrotto

Ovunque girano soldi, gira la corruzione.
E' un dato di fatto. Un assioma. Una legge che regola l'universo quasi.
Era anche uno dei motivi per cui la Chiesa non permetteva ai cattolici di gestire ingenti somme di denaro (occupandosene essa stessa - e qui un paio di domande me le farei - e lasciando per molti anni il potere economico in mano a quelle stesse persone che poi detestava, gli ebrei insomma).

Ora provate a pensarci: dov'è che girano molti soldi?
Ovunque, esatto.
Quindi non fatevi illusioni, non esiste niente, ma proprio niente, che sia immune alla corruzione, che sia uno sport, organizzazione giovanile, senza scopro di lucro, azienda, forze dell'ordine, etc.

Questo ennesimo scandalo sul calcio, va preso come un "ah, è già quel periodo dell'anno?".
L'uomo è nato con il desiderio di potere. Fin dal momento in cui quell'ometto peloso e ricurvo si è accorto che amava essere quello a cui veniva fatto scegliere il pezzo di carne migliore del mammut solo perché era in grado di creare il fuoco o costruire lance più resistenti. Attenzione però, non è nel nostro codice genetico, è solo la nostra cultura, il modo in cui siamo cresciuti e ci hanno insegnato a desiderare (o meglio, cosa desiderare) a fare di noi delle belve assetate di soldi e potere, invece che comuni cristiani che vogliono solo perseguire i propri sogni (e non partite subito con il sogno della velina o del calciatore, c'è chi sogna semplicemente di volersi fare una famiglia o scalare l'Everest senza troppa pubblicità. Anche tra gli ometti pelosi c'era quello che la lancia la costruiva solo per ottenere quello che gli serviva e non per avere più potere sugli altri).

Impariamo ad insegnare ai nostri figli che è meglio desiderare di vivere felici che essere felici perché si possiede qualcosa o qualcosa di più di qualcuno. Magari scandali e corruzione scemeranno un po' e chi ama lo sport potrà finalmente goderselo senza paura che, prima o poi, uno dei suoi idoli finisca giustamente nelle macine della giustizia.

Gli insulti che usiamo ci dicono a che punto siamo

Nel 2012 mentre stiamo combattendo per dare alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle eterosessuali, pare che dare del "gay" a qualcuno sia ancora una diffamazione.
Così capita che mentre ti leggi tranquilla L'Inkiesta o il tuo stream di Twitter, incappi in un tweet un po' ambiguo che ti dice che Corona si è offeso perché hanno detto che potrebbe essere gay (ma un bel "chissene"?).

Non è difficile capire come mai siamo ancora al livello del medioevo per le questioni di genere, perché ci sono padri che si impanicano quando vanno a prendere il figlioletto all'asilo e lo vedono giocare con una bambola, ed esistono persone che ai genitori e colleghi non dicono che in realtà con il coinquilino/a condivide anche il letto e non solo la casa, quando "gay" non indica solo la sessualità di una persona ma viene ancora usato come insulto.
Così come lo è ancora dare della femmina a un maschio.

Come pensate che mi senta io quando usate il mio genere sessuale per insultare qualcuno?
Come pensate che si sentano vostra madre, sorella, ragazza o migliore amica? Pensate che dire che una persona è come loro sia deprecarla? Veramente?
Il vostro migliore amico d'infanzia potrebbe essere gay, ma non ve lo dirà mai perché ogni tre per due date del "frocio" a qualcuno solo per divertimento. Preferirà far finta di niente o allontanarvi dalla sua vita per poter vivere in santa pace la sua e sarete voi ad averci perso.

Quando la smetteremo di usare definizioni normali come insulti, forse potremo considerarci finalmente un paese civile. Fino a quel momento tra noi e l'Iran sulle questioni di genere, di differenza non ne vedo così tanta.

Certo non mi aspetto che un signore come Corona capisca certe sottigliezze, che però chi di dovere la smetta di dargli importanza, sì.

mercoledì 23 maggio 2012

Joplin vs Aquila: come continuare a dimostrare di essere cretini

Potrò dire un sacco di cose sugli Stati Uniti, ma non che non abbiano la forza di ricostruirsi. Ancora e ancora e ancora.
Esattamente come i Giapponesi con lo tsunami, non sono rimasti fermi bloccati da appalti, politica e burocrazia, ma hanno ricostruito. 4000 case in un anno. I cittadini si sono attivati, le assicurazioni hanno pagato senza fare storie, lo Stato ha aperto i cordoni delle borse e ha dato il via libera alle ricostruzioni.
Certo, è più facile farlo quando le case invece di costruirle con mattoni e cemento le fai in legno, ma chi è che costruisce la casetta del terzo porcellino in un territorio dove rischi regolarmente di fare la fine di Doroty? Se devi ricostruire casa tua ogni tot anni tanto vale farlo a basso costo.

Comunque, non era questo il punto.
Il punto era che a 3 anni dal terremoto gli acquilani sono ancora lì che non possono ricostruire, mentre negli Stati Uniti a Joplin oggi ricordavano il tornado che un anno fa ha raso al suolo la loro città, in cui le ricostruzioni sono lì lì per essere ultimate.
In Giappone una settimana dopo il terremoto le strade erano riagibili, all'Aquila la gente vive ancora nei compressi provvisori (e se provano a protestare li menano pure) o non ci vive proprio.
Io questo paese non so proprio come faccia la forza di alzarsi al mattino senza provare una profonda vergogna e disgusto per se stesso. Secondo me se Garibaldi avesse capito a cosa stavamo andando incontro si sarebbe guardato in faccia con il resto dei Mille e si sarebbero detti "Ma chi ce lo fa fare?" e si sarebbero infilati in una taverna a bere.
Noi viviamo in un paese che, nei giorni in cui si sarebbe dovuto immediatamente ricominciare a ricostruire una città distrutta dagli eventi naturali e dalla fenomenale propensione dell'italiano medio a credere che le norme di sicurezza per edifici siano solo un modo per spillargli più quattrini, si è perso in sfilate politiche, grandi dichiarazioni televisive, tanti sorrisi e pacche sulle spalle, transenne e cordoni militari.

Forse è il caso di smetterla di pensarla da latini e cominciare a introdurre qualcosa di meglio dai paesi anglofoni dei telefilm, le mode e la privatizzazione di qualsiasi cosa sia un diritto fondamentale dell'uomo. Cominciamo dal prendere come esempio il modo di reagire alle catastrofi, vedete che l'immagine allo specchio comincerà a sembrare meno disgustosa.

lunedì 21 maggio 2012

Twitter vs Facebook: i diritti degli utenti

Già il fatto che un po' di tempo fa disse a un tribunale di "attaccarsi al tram" per recuperare i tweet di un utente che aveva partecipato a Occupy Wall Strett, mi aveva convinto a propendere sempre di più per l'uso di Twitter e non per Facebook.
Ora che il Pakistan abbia voluto oscurarlo perché stavano facendo un concorso di barzellette satiriche su Maometto (non sia mai!! che poi si offende!!!) è un classico. Più prevedibile di così si muore.
Ma analizziamo il comportamento di Twitter: forse non li ha mandati a quel paese, ma il sottinteso era chiaramente quello. Quando invece successe a Facebook questi tutti premurosi oscurarono pagine e contenuti anti-islamiche in Pakistan, che cavolo! Non siamo online in Pakistan! Orrore e raccapriccio! (poi vorrei sapere il numero di utenti che una regione povera come il Pakistan può avere...).
Ora, è chiaro che Twitter non ha lo stesso numero di utenti che ha Facebook, ma pare che a differenza del concorrente non glie ne importi così tanto da dover farsi amico un paese dittatoriale ed estremista per continuare ad avere anche quel bacino di utenti. Anzi, sembra proprio che gli interessi di più permettere ai suoi utenti di continuare ad esprimersi senza censure. Se poi il governo non è d'accordo, che s'attacchi.
Twitter è anche un social network che a differenza di Facebook permette l'anonimato (che davvero il giorno in cui hanno sdoganato l'idea delle identità reali anche sul web avrei voluto ucciderlo Zuckerberg. E anche adesso in realtà).
Il Pakistan poi ha sbloccato Twitter, probabilmente per le critiche che ha ricevuto in merito, il che dimostra che se Facebook si fosse comportato un po' meglio con i suoi utenti, avrebbero vinto questa battaglia già all'epoca (riuscendo a recuperare parte di quell'aura nefasta che li circonda sempre riguardo ai diritti dei propri utenti).
Bene e bravi Twitter.
Facebook sempre peggio invece.
Mi chiedo poi in base a cosa decidano chi e che oscurare. Quando ci proviamo noi a segnalare le pagine cloni finte femministe che inneggiano alla violenza sulle donne, non ci riusciamo mai. Quando lo fanno loro, stalker virtuali maschilisti nei nostri confronti, funziona sempre.
Sono sempre più per l'abbandono di quel social network. Peccato che mi tocca lavorarci.

domenica 20 maggio 2012

Chi dice che toccato il fondo non si può più scavare?

Come diavolo dovrei giudicarli questi ultimi giorni?

Partiamo con la strage di Brindisi: un istituto di moda viene preso a bersaglio per una strage da un vigliacco bombarolo. Lo scrive bene ilManifesto, un vigliacco, perché sono piuttosto sicura che né l'edificio né le studentesse gli avessero mai fatto nulla nella vita. L'attentato dinamitardo poi è tra i più codardi, perché permette all'attentatore di rimanersene al sicuro, nell'ombra, a godere delle proprie azioni.
Una ragazza è morta, una ha perso un polmone, un'altra ha gravi danni alle gambe, e per cosa?
Ecco il punto, nessuno lo sa. Il vigliacco in questo momento è in silenzio nell'ombra a leggere e guardare i commenti sul suo attentato, masturbandosi all'idea di quanto è stato bravo, quanto è stato figo.
Oh sì, davvero. Bravissimo. Spetta che ti prendiamo però. Spetta. Poi vediamo.

Tipo il giorno dopo che lo Stato annuncia che non ci saranno più rimborsi ai cittadini per danni provocati da calamità, arriva un terremoto di magnitudo 5 e rotti che causa 6 vittime e distrugge parecchia roba.
Bravi. Bene. Ben fatto. In un paese dove la sicurezza sismologica degli edifici è sempre stata trattata come il protocollo di Kyoto dagli americani ci sta che ora ci abbandoniate al nostro destino. Sono sicura però che se per un paio di mesi rinunciate tutti ai vostri lauti stipendi (non so se lo sapete, ma con lo stipendio di uno di voi mia madre ci campa un anno intero e più comodamente) i soldi magicamente riapparirebbero.
Ora dobbiamo fare i conti con un paese a rischio di sisma e alluvioni completamente abbandonato economicamente dallo Stato e dato in pasto alle compagnie assicurative.
Tra Fukushima incredibilmente coincidente con il voto per il ritorno al nucleare e ora questo il mio ateismo ha voglia di cominciare a vacillare.

Intanto il governo tecnico continua ad andare a braccetto con le banche infischiandosene allegramente se noi poveracci non ce la facciamo più ad arrivare a fine mese. Che ne sanno loro figli di papà? Niente, per loro minimo il pane cresce sugli alberi.

L'altro giorno ho visto un manifesto targato PD che pubblicizzava il magnifico fatto che ora "finalmente!" c'è un libro che spiega perché va fatta la TAV, ed è gratis!!! Lo puoi scaricare online. Non è magnifico?
Stronze carogne putride bastarde coprofaghe. Con che coraggio vi sedete ancora nei seggi a sinistra del parlamento? Cazzo, veramente i grillini cominciano a essere il male peggiore tra cui scegliere. Non fosse che io mi sono scocciata di scegliere il male peggiore gradirei non avere qualcuno che ha un comico turpiloquesco come leader.

Il partito che tanto gridava a Roma ladrona finalmente è stato smascherato pubblicamente come il più ladrone di tutti. Complimenti. Bravi. Bis. Era ora. Minchia la tordinaggine dei leghisti è pari solo a quella dei cattolici, davvero. Ah sono entrambi? Ecco che si spiega.

Sapete che c'è? Io ieri ho scoperto un'altra fantastica saga fantasy praticamente già tutta finita. Io mi ci immergo e faccio finta che il resto del mondo per un po' non esiste. Poi, appena cessata la pioggia, uscirò con la scopa a buttare tutto il fango e il letame nel Po'.
Non me ne volere a male, fiume, lo so che ormai tra merde chimiche e quant'altro ti sarai anche stufato di portarne, ma abbi pazienza per un po'. Appena li scarichi nell'Adriatico puoi tornare a ignorarli. Sperano che affoghino.

venerdì 18 maggio 2012

Mladic non verrà processato ancora

La burocrazia è quella cosa che da quando l'abbiamo inventata non sappiamo se maledirla o ringraziarla.
Quando leggo del processo di Mladic sospeso a tempo indeterminato per un errore procedurale so perfettamente cosa pensarne.
E sì so che la legge, le procedure legali e la burocrazia stanno lì a fare da muro tra il caos e la civilizzazione, a far sì che il mondo non sia solo di chi picchia più duro e per primo, che non vincano sempre i bulli e la libertà di esistere, esprimersi e vivere sia alla portata di tutti, ma proprio non mi riesce a non pensare alla scena di Iron Man, quando prende il militante dei Dieci Anelli e lo lancia in mezzo alla folla del villaggio che stava per sterminare, dicendo "E' tutto vostro".
Perché non mi interessa quanti anni ha, se è malato o no, le sue motivazioni ideologiche e sar cazzo, quello stronzo ha ucciso e stuprato barbaramente migliaia di persone e ci ha goduto nel farlo. Si è reso latitante per anni e ancora adesso crede di non aver fatto niente di male, anzi si crede un eroe, un dio.
Io per uno così, la legge normale non la considererei nemmeno. Per uno così serve una punizione che lo umili e lo faccia soffrire fino a quando non ammetterà pubblicamente di non essere altro che una lurida merda strisciante indegna di qualsiasi considerazione, e si scusi per quello che ha fatto.
E secondo me solo tutti i morti che ha causato avranno ottenuto giustizia.

giovedì 17 maggio 2012

Lush - Dimmi di sì

Giusto per rimanere nel tema della giornata internazionale contro l'omofobia, eccovi un'altra fantastica campagna.
Dimmi di sì è un'iniziativa per la quale sabato 19, tutte le coppie che lo desiderano (gay, lesbo e sì anche etero), potranno sposarsi simbolicamente.
Il progetto serve a promuovere l'idea che le coppie di fatto, siano esse etero o omosessuali, debbano essere riconosciute.
Dalla scorsa settimana si è aggiunto anche il Lush di Torino (quello in via Garibaldi).
Direi che finalmente c'è un buon motivo per immergersi nella pazza folla degli shopping maniaci il sabato pomeriggio.

Quando ce lo deve venire a dire Ikea

Ed eccola qua, l'iniziativa di Ikea che in barba alle istituzioni italiane, dichiara che per lei le coppie, che siano sposate, di fatto o omosessuali, godranno degli stessi diritti aziendali.
Questo significa permessi lavorativi per emergenze famigliari, copertura sanitaria estesa al partner, sconti dipendenti estesi al partner, etc.
Mi è piaciuto che tutto ciò sia stato fatto su spinta dei dipendenti: pare infatti che l'82% dei lavoratori di Bologna abbia dichiarato che secondo loro l'azienda doveva andare verso l'uguaglianza dei diritti.
Solo il 12% era imbarazzato dal dover lavorare con un omosessuale dichiarato.

Questo mi porta a farmi una domanda semplice semplice: non è che al momento siamo tutti così fermi sulle questioni GLBT proprio a causa di quel 12%? Lo stato non si muove perché tutti quelli che stanno al governo fanno parte di quel 12%?
Seriously?

Perdonate, ma io ricordavo che democrazia significa fare il volere della maggioranza, non delle minoranze. Se quella percentuale fosse veritiera anche solo alla lontana per tutta Italia ci ritroveremmo clamorosamente in uno Stato dove l'unità di misura per calcolare la distanza tra le istituzioni e la società attuale andrebbe calcolata in parsec.

(Comunque, leggendo il penultimo paragrafo dell'articolo, faccio i miei complimenti al genere maschile per essersi confermato il grosso ostacolo alla parità dei diritti di genere e sessualità).

mercoledì 16 maggio 2012

Net Neutrality, qualcuno c'è arrivato

Ma naturalmente non siamo noi.
In Olanda ora per legge non saranno più ammesse restrizioni di nessun tipo come traffico o accesso a determinati indirizzi IP.
Se una cosa del genere avvenisse in Italia le compagnie telefoniche che dovrebbero adeguarsi si farebbe fatica a contarle e non parliamo di quella cosa simpatica avvenuta un paio di anni fa, ovvero l'oscuramento del sito di Pirate Bay su tutto il territorio nazionale e il blocco dei torrent e del p2p.
Mentre qui in Italia tra SIAE e istituzioni varie si sta cercando di andare verso un controllo fascista della rete e dei suoi contenuti (che conoscendo il mezzo e gli utenti è qualcosa a metà tra l'utopia, il paradosso, la scempiaggine e la pietra di Sisifo) l'Olanda a sorpresa dichiara un "liberi tutti".
Certo questo non credo che significhi che i "pirati informatici" saranno liberi di fare quello che vogliono, significa solo che saranno liberi di farlo, poi se li beccano saran chispioli loro.
Continuo a credere che sia incredibile che nel 2012, un'epoca in cui qualche decennio fa si immaginava dovessimo avere addirittura già le auto volanti, stiamo ancora a discutere per il libero accesso alle informazioni (e non parliamo nemmeno dei diritti fondamentali dell'uomo, violati attualmente in tutti i paesi del mondo in una maniera o nell'altra).
Ma che volete, l'essere umano ci ha messo migliaia di anni a imparare a camminare eretto e altrettanti a capire che un'igiene regolare non inficiava la sua virilità (no scusate, a questo tutti non ci sono ancora arrivati), certi concetti chissà quando riusciranno ad arrivare nella mentalità comune.

venerdì 11 maggio 2012

La libertà completa di essere se stessi

Voglio solo far notare che mentre da noi la gente si diverte ancora a dibattere se l'omosessualità sia una malattia o meno, in Argentina puoi autodeterminare il tuo sesso e lo stato ti aiuta anche a cambiarlo.
Tutti quelli che si vantano di vivere in un paese civile dovrebbero rivedere le proprie convinzioni, perché è sempre più chiaro che non è così. Mentre noi occidentali continuiamo a essere costretti a vivere la nostra vita e le nostre scelte in base alle convinzioni personali di alcuni, ci sono paesi che stanno decidendo che ognuno di se stesso può fare quello che vuole. Incredibilmente questo è un paese che nella percezione comune sta tra noi e il terzo mondo.
La riflessione che può partire non ci fa fare bella figura, vero?