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lunedì 28 maggio 2012

Ci sono soldi? Allora qualcuno, è sicuramente corrotto

Ovunque girano soldi, gira la corruzione.
E' un dato di fatto. Un assioma. Una legge che regola l'universo quasi.
Era anche uno dei motivi per cui la Chiesa non permetteva ai cattolici di gestire ingenti somme di denaro (occupandosene essa stessa - e qui un paio di domande me le farei - e lasciando per molti anni il potere economico in mano a quelle stesse persone che poi detestava, gli ebrei insomma).

Ora provate a pensarci: dov'è che girano molti soldi?
Ovunque, esatto.
Quindi non fatevi illusioni, non esiste niente, ma proprio niente, che sia immune alla corruzione, che sia uno sport, organizzazione giovanile, senza scopro di lucro, azienda, forze dell'ordine, etc.

Questo ennesimo scandalo sul calcio, va preso come un "ah, è già quel periodo dell'anno?".
L'uomo è nato con il desiderio di potere. Fin dal momento in cui quell'ometto peloso e ricurvo si è accorto che amava essere quello a cui veniva fatto scegliere il pezzo di carne migliore del mammut solo perché era in grado di creare il fuoco o costruire lance più resistenti. Attenzione però, non è nel nostro codice genetico, è solo la nostra cultura, il modo in cui siamo cresciuti e ci hanno insegnato a desiderare (o meglio, cosa desiderare) a fare di noi delle belve assetate di soldi e potere, invece che comuni cristiani che vogliono solo perseguire i propri sogni (e non partite subito con il sogno della velina o del calciatore, c'è chi sogna semplicemente di volersi fare una famiglia o scalare l'Everest senza troppa pubblicità. Anche tra gli ometti pelosi c'era quello che la lancia la costruiva solo per ottenere quello che gli serviva e non per avere più potere sugli altri).

Impariamo ad insegnare ai nostri figli che è meglio desiderare di vivere felici che essere felici perché si possiede qualcosa o qualcosa di più di qualcuno. Magari scandali e corruzione scemeranno un po' e chi ama lo sport potrà finalmente goderselo senza paura che, prima o poi, uno dei suoi idoli finisca giustamente nelle macine della giustizia.

mercoledì 16 maggio 2012

Net Neutrality, qualcuno c'è arrivato

Ma naturalmente non siamo noi.
In Olanda ora per legge non saranno più ammesse restrizioni di nessun tipo come traffico o accesso a determinati indirizzi IP.
Se una cosa del genere avvenisse in Italia le compagnie telefoniche che dovrebbero adeguarsi si farebbe fatica a contarle e non parliamo di quella cosa simpatica avvenuta un paio di anni fa, ovvero l'oscuramento del sito di Pirate Bay su tutto il territorio nazionale e il blocco dei torrent e del p2p.
Mentre qui in Italia tra SIAE e istituzioni varie si sta cercando di andare verso un controllo fascista della rete e dei suoi contenuti (che conoscendo il mezzo e gli utenti è qualcosa a metà tra l'utopia, il paradosso, la scempiaggine e la pietra di Sisifo) l'Olanda a sorpresa dichiara un "liberi tutti".
Certo questo non credo che significhi che i "pirati informatici" saranno liberi di fare quello che vogliono, significa solo che saranno liberi di farlo, poi se li beccano saran chispioli loro.
Continuo a credere che sia incredibile che nel 2012, un'epoca in cui qualche decennio fa si immaginava dovessimo avere addirittura già le auto volanti, stiamo ancora a discutere per il libero accesso alle informazioni (e non parliamo nemmeno dei diritti fondamentali dell'uomo, violati attualmente in tutti i paesi del mondo in una maniera o nell'altra).
Ma che volete, l'essere umano ci ha messo migliaia di anni a imparare a camminare eretto e altrettanti a capire che un'igiene regolare non inficiava la sua virilità (no scusate, a questo tutti non ci sono ancora arrivati), certi concetti chissà quando riusciranno ad arrivare nella mentalità comune.

giovedì 5 aprile 2012

In un mondo di noia

Il mondo mi annoia.
Sarà anche il periodo psico-sentimantale in cui sono ultimamente, ma mi guardo intorno e mi annoio.
Mi annoiano le manifestazioni NoTav, mi annoiano al punto che quando danno dei fascisti ai partigiani non riesco nemmeno ad incazzarmici come si deve.
Mi annoia la lista di discussione di FaS. Non è colpa loro è che veramente, sono sempre le stesse cose e non ho voglia.
Mi annoiano i dibattiti su "Ma Obama si è o no complimentato con Monti?"
Mi annoia la Lega. Davvero. Si è sempre saputo chi era e che erano ladri quanto quegli altri. Benvenuti nella realtà cari.
Mi annoia la disputa sull'articolo 18. Ce lo metteranno nel culo lo stesso e nessuno alzerà un dito.
Mi annoiano le sparate del Giornale e di Libero. 
Mi annoia la Chiesa. Immobile da 2000 anni, con un Papa che sembra uscito dal medioevo. Mai una decisione controcorrente, mai una sorpresa. Che noia.
Mi annoia la crisi. C'è, lo sappiamo tutti e no, non è colpa nostra direttamente, ma sì è colpa nostra che glie l'abbiamo lasciato fare. Di nuovo.

Che noia. Che barba. Che noia.

E facciamola una cosa nuova, no?
Tipo, domani lavoreremo solo di notte e passeremo la giornata a prendere il sole al Parco. Ci vestiremo tutti con costumi in spandex e parleremo come i supereroi dei fumetti. Ci saranno quelli che crederanno di essere i più originali e si vestiranno da RatMan, ma poi si accorgeranno di essere in centinaia e ci rimarranno male. Ci saranno quelli che vorranno fare gli intellettuali vestendosi da Watchmen e Kick-Ass, ma non avranno il coraggio di uscire di casa a far vedere i rotolini di ciccia. Ci saranno quelli che vorranno fare i fighi e si schianteranno sull'asfalto dal quinto piano. Ci saranno quelli che far vedere che anche con la maschera sono sempre loro quelli che comandano scegliendo i cattivi e i supereroi più fighi o più morali o più malvagi, ma nessuno li cagherà di striscio e daranno la colpa ai giovani. Poi ci saranno quelli che faranno veramente la loro porca figura, ma non acchiapperanno niente perché verranno solo molestati da roiti inverosimili o punteranno a chi già nella vita non se li fila manco di pezza.
E poi ci saranno quelli che la prenderanno nello spirito giusto e si divertiranno come scemi facendo la fortuna dei pub.

Ecco, una giornata così, varrebbe davvero la pena di viverla, non trovate?

giovedì 16 febbraio 2012

Il terrorismo buono e quello cattivo

Terrorista, a mio parere, è una parola che va usata con molta, molta cautela, perché è soggettiva.
Questa è la definizione di Wikipedia:

"Il terrorismo è una forma di lotta politica che consiste in una successione di azioni clamorose, violente e premeditate come attentati, omicidi, stragi, sequestri, sabotaggi, ai danni di enti quali istituzioni statali, governi, esponenti politici o pubblici, gruppi politici, etnici o religiosi. Generalmente i gruppi terroristici sono organizzazioni segrete costituite da un numero ridotto di individui: a volte i terroristi si considerano l'avanguardia di un costituendo esercito, dei guerriglieri che combattono per i diritti o i privilegi di un gruppo o pro/contro i predetti enti."

In questa definizione rientrano tanto Al-Qaeda quanto i partigiani.
Ma chi chiama ancora i partigiani "terroristi"? Nemmeno i neo-fascisti lo fanno, ma all'epoca della dittatura erano considerati tali. Gli ex-partigiani però ora indossano con orgoglio berretti, medaglie e gagliardetti a ogni anniversario della liberazione. Sono considerati eroi, esempi da seguire.
Però si davano ai sabotaggi, alle aggressioni ai reparti fascisti, agli attentati dinamitardi, esattamente come fanno tutti i "terroristi" di questo mondo contro coloro che considerano il "nemico".
E il nemico può essere chiunque: un governo, un'etnia, un credo religioso, un intero emisfero.

Terrorismo deriva da "terrore", una tattica utilizzata da qualsiasi dittatura (politica, religiosa, etnica) per mantenere l'ordine, eppure è chi al potere a identificare gli oppositori violenti come "terroristi", dimenticandosi molto opportunamente che anche loro usano la paura.

Anche le democrazie lo fanno.
Come si mantiene l'ordine? Con le forze di polizia, che sono armate e hanno dimostrato più volte di essere violente. Anche la legge fa paura, paura di finire in carcere, paura del processo legale e mediatico, paura della perdita della propria reputazione e stabilità economica, paura insomma. Anche all'interno delle aziende viene utilizzata l'arma del terrore, quello della disoccupazione, quello della recessione in un ruolo minore e peggio pagato. E la famiglia? Quanti genitori pretendono rispetto dai figli con il terrore?

Ma se usiamo tutti la paura come arma, come si distingue tra il terrorismo buono e quello cattivo?
Pragmaticamente parlando la paura è paura, e viene utilizzata per inibire tanto l'aspirazione al crimine quanto le proteste cittadine.

La Russia, la Cina, la Corea del Nord, la Birmania, l'Iran, etc. mantengono il proprio potere sui cittadini e la propria indipendenza con la paura delle proprie forze armate.
Gli Stati Uniti, Israele, la Germania, la Francia, l'Inghilterra, etc. mantengono la propria ingerenza negli affari esteri allo stesso modo.
Perché onestamente, chi vorrebbe far incazzare qualcuno che ha la bomba atomica o i cordoni dell'economia globale?

Tutta questa ipocrisia è dannatamente stancante e quella dannata parola forse andrebbe abolita. Almeno fino a quando non smetteranno di succedere cose del genere in una democrazia.

E noi dovremmo smetterla di considerarci il più alto gradino della scala evolutiva, perché sinceramente, se riusciamo a vivere civilmente solo per la "paura" delle conseguenze, un qualsiasi formicaio, alveare o colonia di scarafaggi merita dieci volte più di noi di sopravvivere all'estinzione.

domenica 12 febbraio 2012

Non fate finta di essere nerd

Non so quanti di voi l'abbiano letto, ma "Storia naturale del nerd" era effettivamente un libro che mancava, sia per noi nerd (che ci dà un paio di perché psicoanalitici) che per il resto del mondo che, fondamentalmente, non ci ha mai capito e ci ha sempre catalogato superficialmente.

Nel mondo si fa sempre un grande parlare di nerd, indicati di solito come gli sfigati, vestiti male, dediti alla scienza, ai fumetti e ai telefilm, molto vicini all'essere dei maniaci psicotici.
L'unica cosa che nessuno dice mai, che poi è l'unica vera, è che sono semplicemente persone disfunzionali nei confronti della società.
La società in genere è formata da gruppi di persone che hanno bene in mente il funzionamento delle regole sociali, delle relazioni con gli altri esseri umani e con l'altro sesso. Il nerd, è una persona che in realtà tutte queste regole non solo non è in grado di estrapolarle dal contesto, ma anche se spiegategli potrebbe non capirle appieno, se le capisce potrebbe non essere in grado di applicarle alla lettera e se può, magari ha deciso che non vuole. Il nerd semplicemente, ragiona per linee rette, compartimenti stagni e raziocinio all'estremo livello. Se una cosa non ha senso, per lui non esiste, e se quella cosa funziona per lui nella vita, allora secondo lui anche le altre persone devono fare per forza così.

Essendo la società quella meraviglia tollerante e inclusivista che è, il povero bambino nerd passa ovviamente la maggior parte della sua infanzia da solo e deriso. Se gli va di culo alle superiori si fa degli amici disfunzionali quanto lui. All'università finalmente può cominciare a prendere in mano il suo destino, capirci qualcosa di questo "pazzo mondo malato" [cit] e se ha sufficientemente coraggio provare a integrarsi di più (non funziona con tutti, ma le ultime generazioni non se la stanno cavando male).

Tutta la menata dei fumetti, dei telefilm e della scienza, è incidentale. Ci piacciono perché sono cose in cui possiamo rispecchiarci, ritrovare le nostre idee (essendo scritti da altri nerd, è facile che creino qualcosa che piaccia al resto dei nerd), entrare in mondi ideali che possiamo modificare a nostro piacimento nella nostra testa, ma soprattutto hanno delle regole. Il nerd è una persona che ha bisogno di regole esplicate, scritte, definite, non delle nebulosità su cui si fondano le relazioni con gli altri. Ecco perché quasi tutti gli scienziati lo sono, avevano semplicemente bisogno di vivere in un  mondo con delle regole. Che poi amino Star Wars è un altro discorso, ma 9 volte su 10, hanno il poster in camera.

Io, da punto di vista della cultura, sarei più una geek, ma ogni volta che riguardo il mio comportamento passato e attuale, è chiaro che sono una nerd. Nessuno che dalle tre alle cinque volte al giorno non si senta scollegato completamente dal resto della società, che non riesca a comunicare con gli altri o comunichi cose completamente sbagliate, può definirsi nerd. Avere una cultura nerd, non farà del leader della compagnia o del don giovanni per vocazione dei nerd. Potranno crederci, ma non è vero.

Nonostante tutto il disgusto per la società negli anni passati verso i nerd, ora inspiegabilmente va di moda esserlo. Sarà colpa di Steve Jobs, di Joss Whedon, non lo so, ma tanti ultimamente hanno cominciato a indossare lo stile nerd e atteggiarsi come tali. Eccerto, come se la gente decidesse veramente di essere nerd.
No cari, non avete capito, vestirsi da nerd e far finta di esserlo, è come far finta e vestirsi da gay.
Noi non abbiamo scelto coscientemente di essere disfunzionali, credetemi, se avessimo avuto libertà di scelta al liceo avremmo tranquillamente fatto parte del gregge. Levatevi gli occhialetti neri spessi, i maglioncini e le scarpe sformate, smettetela di bullarvi solo perché avete visto Lost e tornate a fare i finti intellettuali di sinistra, che di disfunzioni bastiamo noi. Figuriamoci se vogliamo anche i fake.

giovedì 12 gennaio 2012

Quando la polvere da sparo è più importante del pane

Sarà che sono un'idealista, sarà che ormai non riesco più a concepire un solo valido motivo per cui dei paesi che si autodefiniscono "civili" ne abbiano ancora bisogno, ma io tutta questa corsa alle armi a discapito del benessere dei cittadini, la trovo rivoltante.
Tutti i paesi stanno operando tagli con le cesoie devastanti, nella scuola, sanità e servici sociali, ma non nel settore militare.
Ora, sinceramente, dopo due guerre mondiali e una fredda, credevo che ormai ne avessimo abbastanza. Credevo che la lezione fosse imparata: "farsi la guerra è stupido, uccide solo migliaia di persone e alla fine tanto decide tutto l'economia". E invece no. Tutti lì a rimanere belli arroccati sui propri fortini armati fino ai denti, nell'eventualità che qualche coglione decida di fare il porco comodo suo in casa nostra.
Ma davvero?
Dobbiamo temere che la Spagna o la Germania per rimpinguare le casse statali decidano di invaderci? Ma se persino l'Inghilterra è passata a metodi meno sanguinosi (ma non per questo meno crudeli) comprando il debito della Grecia e possedendo di fatto l'intero paese.
Oppure c'è sempre la scusa del nemico esterno? Quale degli stati del medioriente è stato scelto? Tutti quanti? Oppure è la Cina? Sbaglierò ma mi pare che persino loro si stiano dando all'economia, con buona pace della dottrina comunista e dalle altre parti sono troppo impegnati a farsi la guerra a vicenda o (come al solito) a far sì che gli Stati Uniti non si impiccino troppo degli affari loro.
Insomma, io non me la bevo.
Se noi poveri comuni mortali, cittadini di infimo livello, riusciamo a convivere in milioni in metropoli sempre più asfittiche, a stretto contatto con ogni cultura, ideologia e religione, con -tutto sommato- un numero veramente irrisibile di vittime per rissa (che le violenze domestiche continuano a battere ogni record), perché i nostri governi non ci riescono? Perché gli USA vanno ancora in giro a fare guerre preventive come se si fossero fermati all'epoca della rivoluzione contro l'Inghilterra, continuano a invadere altri paesi perché "sia mai che ci diventino comunisti", mentre le nostre "missioni" di pace hanno sempre qualche mitraglietta e carro corazzato dietro?
No, non me la bevo. E sinceramente, al punto in cui siamo, molto meglio qualche cazzo di giocattolo in meno per l'esercito che togliere anche solo a una persona la possibilità di vivere degnamente.

martedì 29 novembre 2011

La colpa non è dell'assassino

Secondo i suoi psichiatri, Breivik non era responsabile delle sue azioni al momento della strage, poiché non capace di intendere e di volere. Infatti secondo loro lui "Vive nel suo delirante universo e i suoi pensieri e le sue azioni sono governati da quell'universo".

Tutte le altre persone però che compiono i suoi stessi gesti proprio perché convinti della stessa cosa, sono terroristi assassini contro cui è legittimo scagliare una guerra preventiva, organizzare un embargo o autorizzare la tortura. Chi invade paesi altrui nella sacra convinzione di dover combattere ogni forma di comunismo perché secondo loro distruggerà il mondo ma fin'ora sono loro quelli che sono quasi riusciti più volte nell'impresa, viene pure dato il permesso di dettare legge. A chi invece vive e si comporta secondo i dettami ideologici scritti in un libro edito più di 2000 anni fa da persone che si pensa fossero sotto l'influenza di un essere mitologico che avrebbe persino messo incinta una donna senza deflorarla e che ogni domenica credono di mangiare la carne e bere il sangue di quel figlio, gli si permette di interferire con l'attività di stato.

No ma sta andando tutto bene. Continuate pure a crederci.

giovedì 6 ottobre 2011

La fine delle ere

Penso a Steve Jobs e al suo impero.
Penso a lui e a tutti quelli che ci stanno lasciando, lentamente e inesorabilmente. Penso a come il mondo sembri sempre più vuoto dopo che le persone che hanno contribuito a renderlo tale se ne vanno.
Jobs non era un mio Guru, ma anch'io ho pianto i miei miti e li vedo andare via con rabbia e dolore.
Dolore, perché anche se non li ho mai conosciuti hanno comunque condizionato in parte la mia vita e sicuramente sarà diverso senza di loro, rabbia perché non c'è nessuno a prendere il loro posto.
Sono nata e cresciuta in un'epoca in cui i Grandi erano già lì, in cui l'era del "pianto un seme e lo faccio crescere" non era già più possibile. Perché ci sono troppi ostacoli, troppi parassiti, troppe distrazioni e soprattutto troppe rovine da abbattere e sterpaglie da bruciare. Perché è difficile costruire in un posto dove è già presente un solido e potente complesso di grattacieli che non si può smuovere. Era sicuramente più facile per chi quel complesso l'ha costruito, perché lui ha trovato un campo incolto.
Ci sono ancora nel mondo pianure su cui costruire? Nuovi spazi da esplorare?
Io ho il terrore di un giorno futuro, in cui ci sveglieremo la mattina e ci renderemo conto che tutti quelli che ci hanno portato dove siamo ora, non ci sono più. Che faremo allora? Ci chiuderemo in casa a guardare i vecchi film snobbando i nuovi, vestiremo solo vintage e guarderemo con nostalgia alla vecchia tecnologia analogica? Che faremo quando ci renderemo conto che il mondo è vuoto? Che non ci sono più persone in grado di tracciare nuove strade ma stiamo vivendo ancora sulle vecchie?
Oggi se ne è andato uno che ha disegnato una cartografia mondiale.
Ci sarà ancora qualcuno visionario quanto lui?

lunedì 26 settembre 2011

Lo stato di polizia

A me fa ridere Berlusconi, che dice di vivere in uno stato di polizia.
Lui una situazione così non l'ha vissuta, l'ha creata. Più di una volta.
Lui non è mai stato in mezzo alla folla, a manifestare pacificamente per le proprie idee, ritrovandosi a terra, malmenato e poi in cella, aspettando per ore di poter andare in bagno o bere o mangiare o venire medicato, in piena violazione dei diritti umani.
Lui non è mai stato prelevato dalla strada una sera morendo pochi giorni dopo per cause mai esplicate del tutto.
Lui non è mai stato preso a bastonate perché stava passando vicino a una manifestazione.
Lo stato di polizia che vive lui, la persecuzione che si sente addosso lui, è quella del bulletto che non capisce perché ce l'hanno tutti gli vogliono male. Che frigna che non è giusto mentre è in castigo per aver rotto apposta il giocattolo del fratellino. Che dà della stronza alla maestra che l'ha mandato dal preside per aver aggredito un compagno di scuola. Che sputa sul buttafuori che lo caccia a pedate fuori dal locale per aver molestato le cubiste.
Noi lo viviamo lo stato di polizia, non lui. Lui, dall'alto delle sue torri d'avorio ad Arcore, circondato da quei poliziotti che tanto disprezza ma di cui non manca mai di attorniarsi, merita di vivere in uno stato di costante terrore del palesarsi della legge.
Noi, che la legge la seguiamo e seguiamo tutte le procedure civili, sociali e legali per far valere i  nostri diritti, quando ci troviamo di fronte dei fascisti rabbiosi armati di manganello, cosa diavolo dovremmo dire?

venerdì 9 settembre 2011

Barbie Girl era geniale

A quanto pare Barbie Girl è stata votata come canzone più brutta degli anni '90, il che la dice lunga su quanto le persone non capiscano una beata minchia.
Io Barbie Girl l'ho adorata. L'ho imparata a memoria, ho registrato il video da Mtv, ho registrato la canzone dalla radio, me la sono tradotta con il dizionario. La amavo. Ho comprato quel disco degli Acqua solo per lei.
Avevo tredici anni, odiavo i Take That e quello credo sia stato il mio primo guizzo femminista.
Perché?
Mistero della fede! Vediamo un po' il testo và.

I'm a barbie girl, in a barbie world 
Life in plastic, it's fantastic! 
you can brush my hair, undress me everywhere 
Imagination, life is your creation 

Questo non è altro che il grido di battaglia della Mattel, ma esplicato.
La Barbie è una bambola e tu puoi effettivamente fargli un po' quel piffero che ti passa per la testa, tanto è una bambola, non si lamenterà mai.

Sono una Barbie, che vive in un mondo Barbie e la vita nella plastica è fantastica.
Sono una ragazza finta, che vive in un mondo finto e la vita nella finzione è fantastica.
Sottotitoli per chi non ci arriva: chi te lo fa fare di vivere nel mondo reale, brutto, sporco e cattivo? Fai finta di niente e vedrai che bella vita!

Ok, magari l'ultima frase a tredici anni non l'ho proprio formulata così, ma ci ero arrivicchiata.
L'ultimo verso potrebbe essere invece il grido di battaglia di The Sims, Second Life e tutti quei fantastici giochi di ruolo in cui si finge di essere un personaggio digitale e ci si crea la vita dei propri sogni. E dire che manco esistevano allora.

I'm a blond bimbo girl, in a fantasy world 
Dress me up, make it tight, I'm your dolly 
You're my doll, rock'n'roll, feel the glamour in pink, 
kiss me here, touch me there, hanky panky... 
You can touch, you can play, if you say: "I'm always yours"

Questa non è altro che la replica della prima strofa: sono una bambola, puoi farmi quello che vuoi, perché tanto sono una bambola e ti appartengo.

Poi il ribaltone, canta Ken:
"Tu sei la mia bambola, rock'n'roll, segui la moda del rosa, baciami qui, toccami lì, hanky panky (che secondo le traduzioni è: facciamo sesso)".
L'uomo che dice alla donna: tu se la mia bambola dai facciamolo. Dichiarato, così, semplice semplice, in una canzone di un gruppo pop per ragazzini.

E poi lei riprende: Puoi toccare, puoi giocare, se dici: "Sono sempre tuo", e qui si entra nel tragico e perverso gioco delle possessioni, che è poi l'unico motivo per cui esistono le relazioni monogame.
Non è che solo gli uomini hanno desiderio di possesso, è un male diffuso tanto da una parte quanto da un'altra (sottile differenza, gli uomini quando vedono la propria "proprietà privata" prendere il volo di solito reagiscono un tantino violentemente... noi almeno ci limitiamo a rompere i coglioni. Tanto, ma solo quello).

Make me walk, make me talk, do whatever you please 
I can act like a star, I can beg on my knees 
Come jump in, bimbo friend, let us do it again, 
hit the town, fool around, let's go party 
You can touch, you can play, if you say: "I'm always yours" 
You can touch, you can play, if you say: "I'm always yours" 

E questa è la continuazione della lezione n° 1 di: Come una donna dovrebbe essere secondo l'immaginario maschilista.
"Fammi qualsiasi cosa per favore"
"Posso implorare sulle mie ginocchia" (che poi non era vero, mica si piegavano le ginocchia alla Barbie!)

La più classica fantasia e desiderio maschile lì, spiattellati tramite la parodia di un giocattolo per bambine.
D'altronde la canzone non nasconde affatto che l'unico desiderio di Ken è farsi Barbie, mentre lei continua a gingillarsi con l'idea di amore (eccerto, è cresciuta come una stupida Barbie!). Che la Mattel si sia incazzata per questo poi è abbastanza ipocrita, credo non ci sia stata nessuna di noi che al sorgere delle prime pulsioni ormonali, non abbia spogliato Barbie e Ken facendoli copulare (che poi, vogliamo parlare del fatto che lei era anatomicamente giusta e lui... castrato?) e penso che loro l'abbiamo sempre sapito.

Il continuo ritornello:
Come on Barbie, let's go party! 
(Ah-ah-ah-yeah) 

e la fine del video non è altro che il corollario al tutto.

Il mondo stava cominciando a riempirsi di ragazzini che dalla vita volevano solo fare festa, avere fidanzati bellissimi e passare la vita nella frivolezza, ovvero gli anni '50 pari pari. Che regresso allucinante, ed era solo il '97.

Barbie Girl all'epoca non è stata molto capita e tutti si divisero tra: ma che stupida! ma che carina, come si balla bene!
Anch'io devo ammettere che buona parte del mio amore arrivò grazie alla Mattel, che gli fece causa. Anche se poi la fecero passare come una semplice parodia, questa è e resta una delle critiche migliori fatta del vero significato della Barbie e della società patriarcale in genere.

La Barbie è esattamente così: finta, frivola, stupida e insegna alle bambine un modello di femminilità deleterio e sbagliato (mentre Big Jim dall'altra parte si impegnava a insegnare ai bambini come essere un vero macho).
Che l'abbiano dovuta scrivere un gruppetto pop che viene preso in giro ancora adesso, la dice lunga su quanto i tempi siano pronti per ammettere che metà della popolazione mondiale viene educata dai giocattoli a un modello di vita repressivo.

E comunque il video è geniale.
W Barbie Girl!

(Testo della canzone preso qui)


mercoledì 24 agosto 2011

Il lato sporco della battaglia

Vengono fuori, pian piano, ma vengono, le magagne di tutta la faccenda libica.
Giuro che per un attimo lo avevo sperato che fosse una ribellione completamente popolare, senza troppe ingerenze straniere, e invece no.
La NATO ci ha messo il suo bel zampone indelicato, il che significa che la colpa si rifletterà anche su di noi.
Colpa? Di cosa? Noi li abbiamo aiutati!
No, non è vero.
O meglio, certo che li abbiamo aiutati. A massacrarsi meglio e più velocemente, a portargli via una buona fetta del merito del successo della ribellione, a terrorizzare i civili inermi e non armati che ora sono rintanati nelle proprie case a sperare che i "droni intelligenti" della NATO non passino di lì.
No, non sto sputando sulla ribellione, più che sacrosanta, sto sputando su di noi.
La Norvegia, unico tra gli stati delle Nazioni Unite, si è tolta dall'impiccio perché aveva capito una cosa fondamentale: non sono cazzi nostri.
Una volta insorto, una volta lanciato all'attacco, l'unico supporto che doveva essere dato ai libici, tutti, era di assistenza medica e di rifornimento, non proiettili. Poi se volevano massacrarsi a vicenda fino a che uno dei due schieramenti non sarebbe stato eliminato alle fondamenta erano affari loro (e magari non l'avrebbero fatto se non avessero avuto un supporto militare così elevato, magari avrebbero cominciato a trattare, magari prima o poi a qualcuno la nausea del sangue sarebbe venuta, ma quando sono i droni ad ammazzare per te ed è qualcun altro a premere il bottone, potrebbe essere un po' difficile capire dove sta la linea di confine tra la ribellione e l'indiscriminato massacro).
E invece no, ci siamo finiti in mezzo, noi e la nostra maledetta spocchia di dover sempre intervenire ovunque, senza renderci conto che ogni volta che lo facciamo peggioriamo solo la situazione. Ci siamo arrogati il diritto di decidere qual'era lo schieramento che aveva ragione, abbiamo fatto da giudice, giuria e boia in casa d'altri. Gheddafi è un dittatore? Sì. Era compito nostro fermarlo? Assolutamente no.
Boicottarlo, sanzionarlo, chiudere i canali diplomatici, ma quel che succede in Libia i libici soli dovevano rimetterlo a posto.
Cos'è, la lezione a noi non è bastata?
Abbiamo accolto gli americani come eroi alla fine della seconda guerra mondiale e qual'è stato il risultato? Che sono ancora qui a rompere i coglioni. Anzi, il rompono ogni giorno di più perché continuano a sentirsi i maledetti salvatori del mondo.
Penserete mica che ci lasceranno rimanere lì ora, senza colpo ferire, a usufruire magari pure dei loro pozzi petroliferi? Illusi.
Ora che la ribellione libica è così insozzata resta solo da vedere come andrà a finire: se gli estremisti islamici alla fine riusciranno a prendere il potere paventando la sicura situazione prossima in cui la NATO comincerà a voler dettare legger per il bene dei libici (uh come ci godranno! e quanto ci godranno gli americani in una nuova repressione preventiva!!) o lo faranno i militari che non vorranno cedere il controllo del paese ad AlQaeda.
Sinceramente, tra questo e una possibile colonizzazione da parte nostra non so cosa augurargli. Se non altro loro non hanno impianti sciistici su cui stupide reclute americane andranno a sbattere, ma una seconda Ustica può sempre accadere.

Naturalmente il mio giudizio può ancora cambiare, dipende dalle informazioni che arriveranno in futuro, ma già ora come ora la vedo male, forse quasi peggio dell'Egitto.

lunedì 22 agosto 2011

Si era partiti così

Sterilizzazione

Sillabazione/Fonetica[ste-ri-liZ-Za-zió-ne] 
1 lo sterilizzare, l'essere sterilizzato
2 processo termico o chimico che ha lo scopo di distruggere ogni forma di vita microbica in una sostanza o in un corpo qualsiasi
3 (med.) procedimento di legatura delle tube nella femmina, dei dotti deferenti nel maschio, che li rende incapaci di procreare

Tornate con la memoria ai banchi di scuola, alla terza media, all'ansia che causava la scelta della scuola superiore, la tesina, etc., e poi focalizzatevi sul periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale del programma di storia.
Vi ricordate qual'era stata una delle prime azioni del nazismo riguardo alle cosiddette "minoranze"?

Zingari, Rom, omosessuali, handicappati, portatori di malattie croniche e psichiatriche, ebrei, tutti finirono sotto le mani di macellai chirurghi incaricati di sterilizzarli per mantenere pura la razza, per impedire che anche solo per sbaglio una goccia di quel sangue malato finisse mischiato al nobile e pulito fluido tedesco. (Ok, lo so, non sono stati i primi, ma sarebbe carino che fossero gli ultimi).

Non è un'invenzione, è successo davvero.
Migliaia di persone sono state sterilizzate perché diverse, perché non normali, perché non rispondenti a canoni estetici socialmente accettati (o a modelli comportamentali socialmente accettati), perché si portavano dietro da generazioni malattie ereditarie di cui non avevano colpa. Dimenticatevi poi la castrazione chimica, le belle sale operatorie pulite e sterilizzate, erano gli anni 30/40 e stavano operando su quella che consideravano feccia, non credo ci fossero andati tanto per il sottile.

Ebbene questi ricordi, uniti alle attuali notizie che vogliono vedere le donne indiane prima, e i Rom poi, fatti sterilizzare perché la popolazione è in sovrannumero, mi dà i brividi.
Primo, non stiamo parlando di sterilizzare una colonia di animali randagi che mettono a repentaglio la salute pubblica (che poi, anche qui, ci sarebbe un bel discorso da fare), ma di essere umani poveri e senza educazione che hanno bisogno di aiuto vero, non punizioni eugenetiche.
Secondo, la vena razzista e ipocrita è tale che non vale nemmeno la pena parlarne.

Naturalmente gli stati in questione pensano che sia meglio passare direttamente alle vie mediche (e magari forzate) invece che cominciare un programma di educazione sessuale (orrore e raccapriccio!!) o anche semplicemente di educazione.
In India, lo stato democratico con più povertà e analfabetismo al mondo, hanno anche promesso ricchi compensi in caso di sterilizzazione volontaria, che se solo si impegnassero per davvero a mandarli tutti a scuola la metà del danno sarebbe riparata (ma poi le figlie non si levano più di torno a 14 anni e magari pretendono pure di poter parlare per sé! E se poi insorgono tutti e vogliono un paese veramente democratico dove non esistono privilegi di casta??)

I Rom invece sono la popolazione europea più bistrattata in assoluto. Sì avete capito bene, EUROPEA. Non immigrati clandestini, europei. Cacciati a destra e manca per secoli, trattati in maniera tale che nemmeno gli ebrei hanno mai avuto così pochi diritti e tanti pregiudizi da combattere quanto loro (ma in effetti credo che sarebbe una bella battaglia) e adesso torna la fissa di sterilizzarli.

Io sinceramente, a vedere sprazzi di nazismo riapparire quà e là, mi sono stufata. Io una seconda Shoà non la voglio vedere e mi piacerebbe tanto che le persone comincino a vedere i propri simili come tali, invece che come scarafaggi da debellare.

domenica 21 agosto 2011

Atei rivelatevi!

Questo mini articolo dell'UAAR mi ha fatto riflettere. Non tanto per il fatto che gli atei sentano la necessità di un social network dedicato, quanto che dichiarare la propria assenza di fede sia un "coming out". In poche parole è paragonato alla stesso tipo di rivelazione che dovrebbe fare un ragazzo o ragazza omosessuale.
Mi piacerebbe vederli a confronto due figli che vanno a colloquio dai genitori: uno gli dichiara di essere ateo, l'altro omosessuale. Mi chiedo quale dei due verrebbe sbattuto fuori a calci.
Sarebbe un esperimento interessante, non trovate?
Se dovessimo dare retta ai sondaggi però, ho credo che sarebbe l'ateo.
Pare infatti che negli States essere atei sia considerata una cosa orrida, davanti alla quale tutto il resto passa in secondo piano.
Ma perché?
Un candidato ateo è un candidato razionale, con meno pregiudizi della maggior parte delle persone e quindi improntato a dialoghi e decisioni di più larghe vedute di uno che va in chiesa ogni domenica, perché il credo, quale esso sia, delle limitazioni te le impone. Cioè, i dieci comandamenti non sono un "traccia" a cui ispirarsi.
Basta partire dal giuramento americano fatto sulla Bibbia.
Io me la sono fatta spesso la domanda: ma un islamico/buddista/ebreo/etc che deve andare a deporre in un tribunale, quando deve giurare, come fa?
Gli fanno una delega speciale? Gli cambiano il libro sacro? Dice il nome del suo dio? O ingoia l'umiliazione (perché è una chiara e lampante violazione dei diritti civili imporre il proprio dio a qualcuno, e far giurare un credente di una fede non cristiana sulla Bibbia è come dichiarare ogni volta, che il suo dio non vale un cazzo) e giura lo stesso perché se no la giuria si farebbe una brutta impressione di lui?
Questa è stata solo un'altra delle conferme che mi ha fatto capire che se mai io avessi veramente trovato il coraggio di andare negli States, prima o poi mi avrebbero linciata.
In Europa è da un po' che non è più un problema dichiarare la propria appartenenza o meno a un qualsiasi credo e dichiararsi omosessuale è ancora il coming out peggiore di un adolescente.
Immaginatevi: sedici anni, corridoi dei licei che se sono anche solo somiglianti a quelli dei telefilm in realtà sono zone di guerra, e sapere che per te la religione è solo un'enorme pagliacciata.
Quand'è che la smetteremo di considerare gli Stati Uniti quel baluardo di democrazia utopistica che non sono, e cominceremo a vederli esattamente come e peggio di tutti gli altri?
No così, solo per sapere.

venerdì 19 agosto 2011

Attentato

In Italia la parola "attentato" richiama molti ricordi, dolorosi, ma lontani nel tempo. Nessuno di noi sa cosa sia voluto dire vivere negli anni di piombo e tutti quelli che non sono nati e cresciuti in zone di grande attività mafiosa, non hanno idea di cosa significhi vivere in un posto dove il mattino dopo devi seppellire metà della tua famiglia.
Che potrei dire quindi di tutto ciò?
Parole banali come "orrore", "schifo", "inumanità"?
Io non ne capisco tantissimo di politica estera se devo essere sincera, non ne capisco tantissimo perché nella mia testa la gente è libera di vivere liberamente la propria vita, nello stato in cui ha scelto di abitare o anche di creare. Libera di credere in quello che vuole, in un nome del proprio dio, sotto la bandiera politica che ha scelto, con le proprie idee libere di essere espressa ad alta voce ovunque.
Però si chiama utopia e la politica estera ha un peso soprattutto in nome del capitalismo e di quei pochi maledetti che hanno preso il posto dei vecchi signorotti feudali quando la monarchia è stata scalzata dalla democrazia (che è un'altra bella utopia).
In pratica quello che è successo in Israele è che un gruppo di nemmeno 30 persone abbiano deciso di arrogarsi il diritto di decidere chi vive e chi muore. Dopo che hanno esercitato quello che loro credevano un diritto, altre persone che si credevano in diritto di vendicarsi come e su chi volevano, si sono date da fare provocando altre morti. La cosa peggiore però è che progettano di andare oltre, in un'operazione che provocherà centinaia di vittime la maggior parte delle quali voleva solo vivere la propria vita, crescere i propri figli, sopravvivere abbastanza da vederli figliare a loro volta e morire magari lasciandogli anche qualcosina.
Tanto per chiarire non sono antisionista, per quel che mi riguarda le vittime in campo sono due: il popolo palestinese e quello israeliano. I primi sono ostaggi politici di chiunque, i secondi di se stessi ed entrambi delle proprie religioni. Sono piuttosto sicura che una buona parte del popolo israeliano vorrebbe andare a dormire la notte sapendo che il giorno dopo il proprio figlio sotto le armi non rischierà di tornare a casa avvolto in una bandiera, così come credo che a una buona parte del popolo palestinese interessi solo farsi la propria vita invece che la guerra.
Però quei pochi a cui la guerra interessa continuano ad armarsi e arrogarsi il diritto di prendere delle vite da una parte e dall'altra, infischiandosene di chi voglia veramente giocare al loro stesso gioco, mentre e tutti continuano a credere fermamente nel vecchio dettame "occhio per occhio, dente per dente".
Come dicono i vecchi, e rimasero tutti ciechi e sdentati.
Persino qui in Italia i leghisti, i più fondamentalisti politicamente, stanno a mandando a fanculo il proprio leader, perché una volta messo il culo sulla poltrona del potere ha dimenticato tutte le belle parole e si è fatto i cazzi suoi. Credetemi la mia opinione dei leghisti è talmente bassa che mi ha fatto quasi gridare: "Miracolo! Anche i leghisti hanno un cervello!", per questo sono sicura che prima o poi anche da quelle parti qualcuno alzerà una mano per dire "Basta".
Aspetto fiduciosa. Nel frattempo armatevi di dentiere e occhi di vetro.

sabato 9 luglio 2011

Nessuna notizia dall'Islanda?

Guardate un po' su cosa sono capitata:
http://www.vocidallastrada.com/2011/07/nessuna-notizia-dallislanda.html

Un post veramente interessante che andrebbe diffuso tantissimo, a gran voce addirittura. Il popolo islandese ha tutta la mia stima e rispetto.
In effetti io, di quella nazione che aveva dichiarato di infischiarsene allegramente di quel debito contratto a loro nome ma senza chiedergli l'autorizzazione, mi ricordo bene. E ricordo di aver sorriso.
Che avrebbero fatto le banche creditrici? Avrebbero mandato dei bulli grandi e grossi a riscuotere come si faceva una volta? Avrebbero pignorato i vulcani e i geyser?
Anche qui in Italia ci stanno appioppando diversi debiti che in futuro dovremo pagare, come quello del ponte sullo stretto tanto per dirne uno.
Sicuri sicuri che vogliamo fare noi le spese di una cattiva gestione delle finanze da parte di chi invece avrebbe dovuto fare il buon economo di casa?
Quegli economi poi che, tra l'altro, non mancano mai una votazione per alzarsi lo stipendio.
Comodo così.

Ehi, facciamo una cosa, la prossima volta che dovrete deliberare sui vostri milionari stipendi, fate un referendum e chiedete a NOI quanto dovreste essere pagati.
Secondo me vi converrebbe andare a vendere pomodori al mercato.

La rivoluzione d'Egitto

Qualcuno sta seguendo twitter? O meglio, i twitter egiziani?
No perché da ieri ci sono migliaia di persone in in piazza Tahrir, attendati. Sono arrivati fin dalla notte per piantare le tende ed essere pronti a continuare la rivoluzione.
Ma perché continuarla? Mubarack si è dimesso, verrà processato. Cos'altro vogliono.
Giustizia forse?
Giustizia da parte di un governo militare che si sta comportando come se la rivoluzione non ci fosse stata, come se tutte le persone uccise durante le rivolte non stiano ancora pesando nella memoria della gente, come se li avessero presi tutti per stupidi.
Ma gli egiziani non sono stupidi. Sono attenti e vigili, vedono tutte le porcate che il "nuovo" governo sta portando avanti e non sono per niente contenti. Quindi da ieri mattina sono accampati in piazza, davanti all'ospedale dov'è ricoverato Mubarack, a Suez, ovunque per chiedere che l'Egitto, la maledetta svolta democratica, la prenda definitivamente.
Gli egiziani hanno dovuto tastare con mano l'amara verità: quando metti un paese in mano ai militari può solo andare male. E' un dato storico di fatto qui in occidente (e pure in oriente... e in Africa, Sud America, etc...), ora lo è ulteriormente in Egitto.
Gli egiziani però sono intelligenti, vedono, capiscono e agiscono.
E parlano.
Parlano tanto.
Seguite i loro Twitter, questi sono alcuni di quelli che seguo io:
http://twitter.com/#!/SherineT
http://twitter.com/#!/msheshtawy
http://twitter.com/#!/tarekshalaby
http://twitter.com/#!/RashaAbdulla
http://twitter.com/#!/Egyptocracy
http://twitter.com/#!/LeilZahra
http://twitter.com/#!/Dima_Khatib

Invece potete googlare o leggere qui e qui per avere un'idea complessiva della cosa.

martedì 5 luglio 2011

Non così anonimi

E così sembra che siano stati identificati gli Anonymous.
5 sarebbero minorenni.
Nessuna sorpresa, in realtà mi sorprende che il range di età arrivi fino ai 28 anni.

Naturalmente verranno trattati come terroristi, nonostante l'unica cosa che abbiano fatto è stato oscurare qualche sito per un po'. Nessun danno reale, nessuna perdita o modifica di dati. Nessuna appropriazione di dati.
Però sono criminali.

Mi chiedo come ci si senta a sapere che dei ragazzini abbiano messo in scacco e spaventato per diverso tempo le grandi istituzioni di potere.
Io mi sento benissimo. Mi fa ben sperare per il futuro.

mercoledì 29 giugno 2011

La difesa della privacy

Ho letto questo e ho riflettuto velocemente.
Nel network femminista che frequento leggo torna spesso fuori il tema della privacy e i consigli di abbandonare i client di posta popolare (google, yahoo, etc) in favore di quelli nemmeno sotto tortura rivelerebbe i tuoi dati agli stati (noblogs tipo).
Forse per l'account di posta sono abbastanza d'accordo, ma non lo farò perché uso quella posta da 6 anni, ci sono un po' affezionata e poi mi piace. Inoltre mi avverte quando qualcuno accede al mio account da un ip completamente sconosciuto e mi pare cosa buona e giusta.
Però il tizio qua va un po' sopra i generi.
Tanto per cominciare la metà dei criminali non sarebbe in cella senza i dispositivi di rintracciamento che lui evita così accuratamente, tipo i cellulari.
Secondo credo che lui viva in un mondo fatto di caramelle e unicorni perché è vero, la tessera del tifoso è un'imposizione estrema e sì, non ne so un gran ché, ma se certi personaggi gentili e docili avessero evitato di andarci esclusivamente per menare la curva avversaria forse si sarebbe evitata. Non che sta famosa tessera stia riuscendo a fare chissà che poi mi pare (quando mai un pezzo di carta ha evitato incidenti del genere, ma la scusa fornita era ottima, ammettetelo).

Le università non leveranno mai le password ai network per un solo motivo: non diventare un internet point per chiunque e la legge antiterrorismo. Inoltre trovo molto ipocrita che lui usi connessioni altrui: entra, si fa i cavoli suoi se ha commesso un reato paga un altro. Comodo. L'avesse fatto a me un lavoro del genere come quello del suo vicino di casa si sarebbe ritrovato un pugno in un occhio e una denuncia immediata. non è una questione di possesso: vuoi un po' di rete? Me la chiedi, ci mettiamo d'accordo, tu non fai stronzate e ce la dividiamo. Se non mi va te ne vai, è un mio diritto visto che la pago io. A che serve un'azione come quella se non a inimicarti la gente?

Il mio punto è che non serve a niente eliminare dalla nostra vita le cose che ci piacciono per la paura del fantomatico Grande Fratello, combattere invece per fare in modo che le istituzioni statali si defascistizzino del tutto invece sì. Non è che poi chiunque voglia possa accedere alle tue informazioni personali, servono mandati e autorizzazioni dai tribunali e mica basta presentarsi con una bottiglia di quello buono.

In definitiva se avete intenzione di fare una guerrilla di qualche tipo, ok, questi descritti (molto frettolosamente e superficialmente) sono alcuni dei metodi da seguire. Se volete semplicemente vivere la vostra vita l'unica cosa che dovete fare è avere una password decente per i vostri account che non sia il nome del vostro gatto, non diffondere informazioni molto personali a gente che non conoscete, non aggiungere mezzo mondo su FB e lasciare che i loro amici vi vedano, e potrete vivere sereni senza la paura che qualcuno vi fotta l'identità. Se poi commettete un crimine e latitate, abbandonate tutto e scappate a Cuba.

Per il resto non imparanoiamoci più di tanto: gli organi statali a momenti sanno a malapena la differenza tra un Mac e un Pc, secondo me il cittadino medio può stare abbastanza tranquillo.
Delle grandi aziende e dei loro uffici marketing invece di paura ne dobbiamo avere molta, ma questo è un altro discorso (sebbene abbastanza complementare).

domenica 26 giugno 2011

I grandi

Ieri ho comprato il dvd dell'ultimo concerto di De Andrè e ho appena finito di ascoltarlo tutto. Non mi vergogno ad ammettere che ogni tanto mi sono venute le lacrime agli occhi.
Sono tempi questi in cui ci si sente un po' persi, dove tutto ciò che è passato ci sembra troppo grande per essere replicato o sostituito, tempi in cui aleggia quel sentore di vuoto interiore e superficialità. Io non so veramente se quelli fossero veramente grandi tempi, ma ci hanno dato De Andrè. Sicuramente piccoli non erano.
L'altro ieri poi se ne è andato anche Peter Falk e nonostante io non collezioni cofanetti del Tenente Colombo e non abbia visto nemmeno la stragrande maggioranza dei suoi film, la notizia mi sta tutt'ora intristendo.
Un mondo senza Peter Falk è un mondo molto più triste.
La lista dei grandi che se ne vanno è sempre più lunga ed è maledettamente inevitabile, ma se provo a guardarmi intorno per vedere se qualcuno è stato in grado di prendere il loro posto, non vedo niente ed è questo che mi spaventa e mi fa piangere durante le canzoni di De Andrè.
Non lo so, forse tra vent'anni ci renderemo conto che alcuni 20-30enni di adesso in realtà erano dei geni, ma secondo me uno come De Andrè ci viene concesso solo ogni secolo e chissà quand'è che apparirà quello nuovo.